giovedì 16 aprile 2009

TURCHIA: ARRESTI DI MASSA E REPRESSIONE DOPO LA VITTORIA ELETTORALE DEL DTP (Partito della Società Democratica) NEL KURDISTAN TURCO.

Continua la repressione turca in Kurdistan! Il 14 aprile la polizia ha avviato simultaneamente in 13 province del sud est della Turchia una massiccia operazione contro il DTP (Partito della Società democratica). Nell’ambito di una vasta operazione di polizia, ancora in corso e per la quale non si riesce a prevedere la conclusione, più di 70 esponenti, dirigenti e attivisti, compresi i tre vice-presidenti del DTP sono in stato di detenzione. Anche un canale televisivo, Gun TV, e la sede dell’Unione delle Municipalità del sud-est sono stati bersaglio della polizia e perquisite. L’operazione, condotta dalle forze di sicurezza turche contro il DTP all’indomani della sua clamorosa vittoria elettorale affermandosi come primo partito nelle 10 province del sud-est della Turchia, rappresenta un duro colpo alle aspirazioni di pace e di democrazia della popolazione kurda e non solo. Come ha sottolineato Il parlamentare del DTP Selahattin Demirtas “…gli arresti sono una reazione al successo del DTP alle elezioni locali, ed è chiaro che non è una coincidenza che l’operazione arrivi a cosi breve distanza dal voto”. Gli arresti e le intimidazioni contro gli esponenti del DTP e di molti attivisti seguono di pochi giorni l’uccisione di due giovani studenti ad Amara (Omerli) nel corso di una pacifica manifestazione per il presidente Ocalan, e la feroce repressione, ancora in atto, ad Agri, teatro di brogli elettorali a discapito del DTP, come testimoniato anche dai numerosi osservatori internazionali presenti in Kurdistan, lo scorso mese di marzo - compresi quelli appartenenti alla delegazione italiana promossa dalla Rete di solidarietà con il popolo kurdo.

Azadya te azadya me ye - La tua libertà è la nostra libertà - è lo slogan del popolo kurdo gridato nei Newroz e durante le manifestazioni pacifiche di cui siamo stati testimoni.

Il simbolo della lotta e dell’unità kurda, Abdullah Ocalan, è rinchiuso nel carcere di Imrali – la Guantanamo europea – in uno stato di totale isolamento dal febbraio del 1999 nell’indifferenza di tutti. Il popolo kurdo, che ne chiede la liberazione, cerca il dialogo e si batte in ogni luogo per una soluzione pacifica del conflitto, ma la Turchia continua a rispondere solo con l’uso di violenza e spietatezza. Solo due giorni fa, in segno di buona volontà e a favore della soluzione pacifica della questione kurda, con un comunicato circolato anche in Europa, il movimento kurdo ha dichiarato il prolungamento del cessate il fuoco unilaterale fino al 1 giugno 2009. Gli stessi esponenti politici del DTP all’indomani delle elezioni hanno fissato tra i punti da rivolgere al governo centrale di rivedere le leggi antiterrorismo e le procedure per la chiusura dei partiti, ma anche di riconoscere il PKK e il suo leader Ocalan come interlocutori legittimi per affrontare e risolvere la questione kurda. Nella sua dichiarazione ad Ankara il DTP ha sottolineato anche che “le elezioni amministrative (del 29 marzo scorso, ndr) hanno mostrato con forza che questa situazione non può essere risolta senza prendere in considerazione il DTP, il PKK e Ocalan” e che “adesso ci sono grosse aspettative per una soluzione del problema kurdo con politiche nuove”. Noi tutti europei, che conosciamo ed amiamo il popolo kurdo, speravamo che con i negoziati per l’entrata nell’Unione europea la Turchia attuasse le leggi per il rispetto dei diritti umani delle minoranze, ed abolisse il famigerato articolo 301 del Codice penale, che tiene in carcere migliaia di persone, violando ogni forma di libertà di espressione ed associazione vigente in Europa. A distanza di anni non è cambiato nulla! Il Governo italiano e l’UE continuano a dimostrare disinteresse per il popolo kurdo e per il leader Abdullah Ocalan, al quale l’Italia ha riconosciuto l’asilo politico nell’ottobre del 1999; continuano ad avallare la repressione turca con la vendita di armi e con il finanziamento di megadighe che porteranno solo distruzione e povertà in Kurdistan. Le incursioni militari continuano quotidiane così come le uccisioni e gli arresti anche di minori. Ne siamo stati testimoni quest’anno, come negli anni scorsi, durante le nostre visite alle organizzazioni politiche e associative kurde nel sud-est della Turchia, che si battono senza sosta per la democrazia e l’affermazione dello stato di diritto.La Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo si appella affinché:le Commissioni Esteri di Camera e Senato chiedano al Governo di riferire immediatamente sugli arresti che in Turchia hanno subito politici, avvocati e militanti del DTP; e la società civile italiana ed europea prenda posizione contro questo ennesimo attacco antidemocratico nei confronti del DTP, riconosciuto come suo rappresentante politico dal popolo kurdo, e a tutte le istituzione democratiche della Turchia.

Azadya te azadya me ye - La tua libertà è la nostra libertà

Questo è lo slogan che facciamo nostro, sosteniamo e rilanciamo! Esprimiamo solidarietà al popolo kurdo, sottolineando come la violazione sistematica dei diritti umani allontani la Turchia dall’Europa e chiediamo di ricercare una soluzione politica del conflitto sin da ora, per fermare la guerra strisciante che da più di vent’anni insanguina il destino dei popoli kurdo e turco. La pace e la democrazia in Medio Oriente rappresentano l’affermazione dei diritti universali per tutti!

Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo