giovedì 17 giugno 2010

Kirghizistan, il conflitto degenera in crisi umanitaria: 191 morti, 200mila sfollati e 75mila esuli

Le Nazioni Unite hanno inviato tende, medicinali e generi alimentari, ma continua l'ondata di violenza nei quartieri di Osh

La Croce rossa ha annunciato che il conflitto inter-etnico kirghiso è degenerato in una crisi umanitaria. Severine Chappaz, vice presidente dell'organizzazione, ha spiegato che la situazione è drammatica. I morti sono già 191, ma le statistiche ufficiali non tengono conto di tutte le persone che le famiglie decidono di seppellire senza avvisare le autorità e dei dispersi. Le vittime potrebbero essere centinaia. Secondo alcune stime, i rifugiati interni sono 200mila, mentre 75mila persone sono fuggite in Uzbekistan. Anna Neistat, portavoce di Human Rights Watch, ha riferito che nei quartieri di Osh la tensione tra i kirghisi e i cittadini d'origine uzbeka (il 14 per cento della popolazione) è ancora molto alta.
Si riportano diversi casi di abusi sessuali contro le donne, violenza indiscriminata anche verso i bambini e sparatorie. Alcuni camion hanno iniziato a vendere generi alimentari per le strade, ma i viveri iniziano a scarseggiare. Mercoledì scorso, le Nazioni Unite hanno inviato in Uzbekistan due elicotteri carichi di tende per i rifugiati. La prossima settimana è previsto l'invio di altri quattro mezzi contenenti tende. L'Onu ha inviato anche altri carichi con medicine e generi alimentari.
Lungo il confine con l'Uzbekistan, che continua a rimanere serrato, si sono accampate centinaia di persone con la speranza di poter fuggire dall'ondata di violenza che tiene ostaggio il Kirghizistan meridionale da venerdì scorso. Gli Stati Uniti hanno promesso un contributo di 800mila dollari e sul posto è accorso l'inviato speciale Robert Blake. Il governo ad interim del Kirghizistan, guidato da Rosa Otunbayeva, non è in grado di affrontare la crisi umanitaria e porre fine alle tensioni. Il governo ha accusato il deposto presidente Bakyiev di aver fomentato lo scoppio di violenza e la comunità internazionale di non prestare sufficienti soccorsi.

Tratto da PeaceReporter