martedì 1 giugno 2010

Il crepuscolo violento del Golfo

  • Nel link la diretta horror della falla attraverso il sito della BP.


    Qualcuno ha detto che Bill Clinton davanti alla crisi del Golfo sarebbe da tempo stato fotografato sulle spiagge della Louisiana con indosso una muta; l’istinto politico mediatico del 41mo presidente daltronde era leggendario  e non si può dire che Obama abbia lo stesso talento. La performance di Obama nell conferenza stampa sul disastro Deepwater  è stata probabilmente  il meglio che ci si potesse attendere date le circostanze catatstrofiche. Assunzione della responsabilità, empatia e comprensione per la gente della Lousiana (“io vengo dalla Hawaii dove l’oceano è sacro”) e una stoccata  sarcastica allo slogan (“drill, baby drill”) della massaia populista dell’Alaska. Sarah Palin naturalmente è stata fra le più entusiaste fautrici del teorema “il Golfo è la Katrina di Obama”; contro la demagogia della destra il presidente ha impiegato i suoi punti forti: razionalità e autorevolezza. Purtroppo non infallibili come strumenti politici specie se uniti ad una dose di realismo. Nuovamente investito di ambasciate infauste, Obama ha dipinto l’incidente BP come frutto dei rischi sempre maggiori richiesti nell’estrazione di una risorsa sempre più rara, dichiarando in un senso ufficilmente aperta dell’era del "tough oil", il “petrolio difficile”, come l’ha definita Michael Klare oppure  Peter Maass che ha chiamato i nostri tempi  “il crepuscolo violento” degli idrocarburi da cui dipendono le economie mondiali. Oggi (29 maggio) il presidente è andato  sulle coste imbrattate del Delta per tentare di gestire ulteriormente davanti alle telecamere una crisi che molti (come Robert Redford qui) chiedono diventi lo spunto politico per riforme energetiche la cui necessità è tragicamente ormai sotto gli occhi di tutti.
    Tratto da Losangelista