giovedì 3 giugno 2010

Occupata a Trieste sede della Compagnia Israeliana ZIM

Time to stop! L'assedio di Gaza deve cessare!

"il mondo cominci a presentare il conto a Israele per i suoi crimini", questo l'appello della Coalizione delle Donne Per la Pace a Tel Aviv, manifestando di fronte ad una base militare. "Israele può fare quello che fa con impunità grazie al sostegno diplomatico ed economico di moltissimi paesi. It's time to stop this support!"

Oggi a Trieste una ventina di attivisti hanno occupato simbolicamente la sede del sub-agent locale della ZIM International, compagnia di bandiera di Israele che ha intense attività commerciali con l'Italia, con sedi a Trieste, Venezia e Genova.
Dopo aver bloccato le attività dell'agenzia per una mezz'ora esponendo uno striscione dalla sede e ricoprendo le vetrine con dei volantini, gli attivisti hanno anche incassato la solidarietà dei lavoratori, che hanno inviato alla sede centrale di Venezia il volantino dell'iniziativa e inviato a ZIM International una mail che esprime preoccupazione per il fatto che i rapporti dell'agenzia – che è solo sub-agente – con la compagnia possano in futuro determinare danni e incompatibilità con le normali attività della stessa.
Durante l'occupazione è stata fornita alla stampa una lista di prodotti e marchi di origine o partecipazione Israeliana, indicandoli come oggetto di boicotaggio.

Pochi giorni fa, all'alba del 31 maggio, l'esercito Israeliano ha compiuto un atto di pirateria, abbordando una nave della Freedoma Flottilla, un convoglio che trasportava viveri e medicinali destinati ai palestinesi della striscia di Gaza. Sotto assedio illegale dal 2007.
Nell'abbordaggio immotivato, l'esercio israeliano ha ucciso nove persone e ne ha ferito alcune decine, sequestrando tutti gli attivisti per i diritti umani che sono stati espulsi solo poco fa, dopo essere stati oggetto di violenze e violazioni.
Ancora nulla in confronto a ciò che succede nella striscia di Gaza – dove un milione e mezzo di persone vedono negati i loro diritti più fondamentali: quello alla vita, innanzitutto, con 1096 morti  documentati nel 2009, di cui 305 bambini e 101 donne, ma anche la libertà di muoversi, di vivere dignitosamente e in condizioni che preservino la salute. Il 95% dell'acqua nella striscia è al di sotto degli sandard accettati dall'OMS, e migliaia di bambini sono esposti a infezioni. 1/3 delle scuole sono state distrutte durante l'operazione “piombo fuso” e mai più ricostruire, se e da dove arriverà del cibo è un'incognita ogni giorno per 2/3 della popolazione.
Molte organizzazioni per i diritti umani, Amnesty in testa, hanno documentato, oltre a uccisioni e aggressioni continue, decine di casi di mancato soccorso a feriti gravi, tipicamente civili, blocchi di medicinali ai varchi e il blocco di approvvigionamento energetico. Una situazione di totale e continuata violazione dei diritti umani più fondamentali. Solo menti ottenebrate potrebbero pensare che tutto questo possa aiutare Israele a convincere i palestinesi che Hamas non ha ragione.
Ci è impossibile restare inerti di fronte a quanto stanno subendo un milione e mezzo di persone nella Striscia, rinchiuse in ciò che è di fatto un enorme campo di prigionia. Gli equilibrismi diplomatici, che finora hanno solo garantito a Israele la più totale impunità, non permettono a nessuno, nella turbolenza della crisi del comando, di dipingersi come soggetto istituzionale incisivo (perché) degno di dare lezioni di diritti umani e di decenza.
Quello che succede fa orrore, come ha sostenuto la coalizione delle donne israeliane per la pace a Tel Aviv, la sera del 31 maggio, manifestando insieme a migliaia di Israeliani di fronte alla più grande base dell'esercito (Haaretz scrive "Every Israeli should be ashamed").
Fa orrore anche la risposta "automatica” delle diplomazie Europee. A sostegno, come USA (che affida indegnamente alle gole profonde il messaggio per il New York Times: "There is no question that we need a new approach to Gaza"), Italia e Olanda, o pilatesca, come le ormai evanescenti diplomazie Europee che non hanno nemmeno avuto la decenza di firmare la richiesta di una inchiesta indipendente. Risposte automatiche come i fucili degli eserciti, ai quali è affidata la normazione delle frontiere, delle migrazioni, delle dialettiche internazionali.
La posizione dell'Italia è indegna. Frattini sostiene che Israele è uno stato indpendente e saprà ben fare un'inchiesta interna. Peccato che l'assedio di Gaza continui da parte dell'esercito nonostante le sentenze contrarie dell'Alta Corte di Israele. Peccato che l'abbordaggio sia avvenuto in acqua internazionali e non nelle acque dello “stato sovrano”.
Certo è comprensibile che l'Europa e gli USA sostengano una politica estera della “laissez-faire la barbarie”, da una parte perché evidentemente non trattengono più i fili del comando, dall'altra perché hanno la necessità applicare lo stesso supposto diritto in Iraq e in Afghanistan.
Come non aspettarsi che il Governo Italiano abbia in simpatia la pulsione militare di quello Israeliano e lo sostenga, visto che si accinge a tagliare le risorse a Scuola e Università per riversarle nella guerra in Afghanistan?
Sarebbe possibile aspettarsi che il Governo Italiano che non rimuove Ganzer, capo dei ROS e accusato di traffico internazionale di stupefacenti, falso, peculato e traffico d’armi, e conferma “piena fiducia” a Gratteri, Luperi & C. nonostante (o proprio per) la “macelleria messicana” della Diaz – possa ritenere che l'esercito Israeliano abbia compiuto un massacro degno della più pronta e decisa condanna, e di conseguenti misure diplomatiche ed economiche (da perte della EU)?
La Coalizione delle Donne per Pace, davanti a quella base, “inorridite per viò che ha fatto il governo”, ha chiamato “il mondo perché cominci a presentare il conto a Israele per questi crimini. Israele può fare quello che fa con impunità grazie al sostegno diplomatico ed economico di moltissimi paesi. It's time to stop this support”.
In un'epoca in cui le diplomazie sembrano in grado solo di assentire agli Stati Maggiori, in cui i maggiori garanti dei diritti umani sono i movimenti, gli attivisti e i giornalisti, ci è impossibile non ascoltare ovunque le grida dalla Striscia di Gaza e dalla “meglio civiltà” di Israele stesso, oppressa e repressa dai tempi dell'assassinio di Rabin.
Con le manifestazioni che ovunque si stanno preparando in Italia e in Europa, chiediamo che il Governo Italiano e l'Europa prendano immediatamente misure diplomatiche radicali verso israele, pretendano la fine dell'assedio illegale della Strisca e il ripristino dei diritti umani. Il massacro deve finire, Un milione e mezzo di palestinesi devono tornare ad essere liberi!
Chiediamo che cessi ogni rapporto economico basato su un'economia di guerra con lo stato di Israele – e chiediamo di sapere esattamente quante armi l'Italia esporti in medio Oriente – e riportiamo all'attenzione di tutti la necessità di ogni spinta dal basso possibile. Ad esempio esercitando un legittimo e determinato boicottaggio di ogni attività economica che coinvolga Israele.
Questa è l'unica condizione per mantenere aperto lo spazio politico per evitare che lo scivolamento di Hamas nella cecità della provocazione bellica riporga ad Israele e alla ignavia della diplomazia internazionale il fumo per confondere ogni cosa ed imbarcarsi in un nuovo assalto alla striscia. Al prezzo della sofferenza e della morte di milioni di donne, bambini e uomini che hanno diritto a vita e dignità.
Casa delle Culture, Trieste