martedì 16 novembre 2010

Brasile - Le Farc si appellano a Dilma Rousseff

di Stella Spinelli
Il gruppo guerrigliero colombiano ha scritto al presidente brasiliano per invitarla a mediare per la pace, adducendo il dialogo quale unica uscita al conflitto armato

"Dalle montagne della Colombia [...] ci permettiamo di partecipare alla giustificata allegria del grande popolo di Luis Carlos Prestes, difronte al fatto rilevante di avere per la prima volta nella storia del Brasile un presidente donna. Una donna da sempre legata alla lotta per la giustizia. Presidente Dilma, a voi va il nostro plauso e il nostro riconoscimento". Con queste parole le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno inviato la loro missiva alla nuova inquilina del Planalto, Dilma Rousseff, facendo riferimento al suo passato di combattente contro la dittatura militare. È a lei che la guerriglia colombiana, invischiata in una guerra civile da oltre 40 anni, si rivolge chiamandola a mediare, a farsi portavoce di "un’uscita politica al conflitto interno della Colombia".

Legando l’identità del popolo brasiliano alla storia del combattente comunista brasiliano Prestes, comandande di una delle colonne più combattive della guerriglia locale e una delle figure più perseguitate dalle dittature latinoamericane, le Farc ammettono che l’elezione della delfina di Lula "ha centuplicato le nostre speranze nella possibilità di arrivare alla pace con il dialogo e la giustizia sociale. Siamo sicuri - aggiunge la guerriglia - che la nuova presidente del Brasile giocherà un ruolo determinante nel raggiungimento della pace regionale e della fratellanza dei popoli ". A firmare la missiva, il Secretario de Estado Mayor Central de las Farc a nome di tutti i combattenti.
A far ben sperare le Farc è la posizione da sempre espressa da Dilma Rousseff sulla necessità di un tavolo della pace, una trattativa di dialogo, unica strada per venir fuori da una situazione incancrenita da decenni. Stessa identica posizione del suo predecessore nonché mentore, Luiz Inacio Lula da Silva, che mai si è tirato indietro quando c’era da esporsi per salavare qualche ostaggio e favorire la distensione. Una posizione talmente chiara che ha spinto il capo dell’opposizione e rivale nel ballottagio presidenziale, José Serra, ad accusare la coppia vincente del Partido de los Trabajadores (PT) di essere amica di "un gruppo terroristico legato al narcotraffico", come vengono definite le Farc dal libro nero degli Usa. Un’uscita che ha convinto la neo-presidente a precisare che ogni eventuale trattativa sarà sempre e solo concordata con il legittimo governo di Bogotà.
Pur non avendo direttamente ancora risposto alla missiva fariana datata primo novembre, ma resa pubblica dal sito Anncol solo il 13 novembre, capire a che gioco giochi Rousseff sul conflitto colombiano è assai semplice. Lo ribadì anche a settembre, in piena campagna elettorale, in occasione della proposta delle Farc di avviare un dialogo con l’Unione dei paesi dell’America del Sud (Unasur) quale primo passo per una negoziazione di pace. Proposta subito rigettata da Bogotà come inaccettabile e quindi non seguita da nessuno dei paesi del blocco. "Noi abbiamo una posizione molto chiara contro il traffico di droga - disse l’allora canidata alla presidenza della Repubblica brasiliana - e comunque non c’è ragionedi avviare la benché minima attività di dialogo con le Farc, , a meno che non sia la Colombia a chiedercelo. Le Farc non sono un problema del Brasile".
Tratto da: PeaceReporter