lunedì 8 novembre 2010

Messico - Torturati due zapatisti

Dopo l’aggressione li hanno consegnati alla polizia, denunciano gli aderenti all’Altra Campagna
Paramilitari sequestrano e torturano due zapatisti a San Cristóbal de las Casas

da La Jornada – Domenica 7 novembre 2010  
di Hermann Bellinghausen
Circa 50 elementi del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato, torturato e “consegnato” alla polizia due ejidatarios dell’Altra Campagna, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, nell’ejido Mitzitón, municipio San Cristóbal de las Casas, Chiapas.
Hanno inoltre aggredito i loro famigliari e minacciato di violentare le donne. Due giorni dopo, i contadini tzotziles sono stati obbligati a pagare una cauzione senza alcuna spiegazione. I torturatori non hanno ricevuto nessuna sanzione, piuttosto sembravano “lavorare” insieme alla polizia dello stato del Chiapas.

L’aggressione è avvenuta la notte del 2 novembre scorso, quando persone identificate come appartenenti all’Ejército de Dios hanno aggredito Pedro Díaz Gómez mentre stava rincasando. I paramilitari “l’hanno colpito” e Luis Rey Pérez Heredia “l’ha afferrato per il collo e voleva ucciderlo”. Díaz Gómez riusciva a scappare. I suoi aggressori l’hanno raggiunto a casa sua ed hanno sfondato, l’hanno trascinato fuori ed hanno continuato a picchiarlo, così come hanno fatto con sua moglie María de Lourdes Jiménez ed un’altra donna. Hanno portato Díaz Gómez nella casa del “dirigente paramilitare Gregorio Gómez Jiménez, dove lo hanno legato e torturato”.
Salvador Hernández Jiménez, vedendo cosa stava succedendo al suo compagno, è accorso a difenderlo. “Hanno picchiato che lui e lo hanno portato nella casa del dirigente paramilitare. Lì hanno continuato a picchiare i compagni e rovesciato addosso secchiate d’acqua. A Pedro hanno maciullato le dita con un bastone”.
Verso le 22 si è presentata Mitzitón la Polizia Statale Preventiva. “Senza rispettare le autorità della comunità, si sono recati direttamente nella casa di Gómez Jiménez e di Francisco Gómez Díaz, dove erano sequestrati i due compagni e se li sono portati via. Sappiamo che la polizia settoriale è complice dei paramilitari e per questo hanno portato via solo i nostri compagni”, denunciano.
Chiesta la cauzione
L’autorità ejidale si è rivolta alla procura indigena che li ha informati che i contadini erano stati trasferiti a Tuxtla Gutiérrez, senza spiegarne la ragione. L’agente della comunità ha potuto contattare telefonicamente i detenuti all’alba del giorno 3: “Pedro mi ha detto di essere ferito, di avere una costola rotta e le dita tagliate. Mi ha raccontato che gli hanno fatto mettere le mani su una superficie e gli hanno garrotato le mani, che aveva le ossa fratturate”.
Alle 13:30 dello stesso giorno una commissione di ejidatarios e l’agente municipale si sono recati presso la Procura Generale dello Stato. Il giorno 4 i due “detenuti” sono stati rilasciati dopo il pagamento di 12.357 pesos di cauzione.
Nella sua testimonianza la moglie di Pedro riferisce: “Quelli dell’Ejército de Dios sono arrivati sparando in aria Mi hanno spintonato per farsi largo ed hanno preso a calci mio figlio Ramón. Hanno sbattuto mio marito su un furgone e sono andati via. Erano a viso scoperto, per questo sappiamo chi sono. Io gridavo e domandava ‘perché ci fate questo se siamo vicini’, e mi dicevano ‘tu taci donna zapatista, voi siete amici degli zapatisti’. Poi siamo andati tutti nella casa ejidale. Sono arrivati i poliziotti che hanno detto che  andavano a riprendere Pedro”.
Secondo gli altri famigliari della vittima, quelli dell’Ejército de Dios hanno scavalcato lo steccato della casa, “sparato due colpi” e minacciato di violentare le donne. Tra gli aggressori sono stati riconosciuti: Celestino Pérez Hernández, David Hernández Hernández, Miguel Jiménez Jiménez, Carmen Gómez Gómez, Julio Gómez Hernández, Ciro Hernández Díaz, Agustín Pérez Díaz, Agustín Gómez Gómez, Julio Hernández Hernández, Juan Pérez Gómez, Pedro Hernández Hernández, Andrés Jiménez Hernández (secondo), Domingo Jiménez Gómez e Jesús Jiménez Heredia. Viaggiavano su tre auto e dicevano: “Vogliamo il sangue”.

traduzione Maribel - Bergamo