venerdì 5 novembre 2010

Stati Uniti - Michael Hardt commenta le elezioni

Con Michael Hardt, filosofo americano, commentiamo le elezioni di Mid Term.


Una tua valutazione generale della tappa elettorale nel percorso di Obama. A cosa si deve il capovolgimento” che è avvenuto?
Non posso essere certo della causa precisa di quello che è successo.
E' chiaro che i democratici e Obama non hanno avuto risultati chiari in questi anni.
La cosa interessante di questa vittoria repubblicana è che solo una componente della destra americana è risalita. Possiamo dire che fin dal tempo della coalizione di Reagan fino alla stessa Palin oggi, ci sono almeno tre componenti nella destra americana: c'è quella per la guerra, quella dei conservatori sociali contro l'aborto, gli omosessuali etc e c'è quella liberale contro le tasse. La vittoria ampia spetta a quest'ultima componente e dunque quello che è successo è una espressione liberale di destra, contro le tasse per i ricchi e contro lo stato del welfare.
Sembra che la sconfitta dei democratici sia data sopratutto dal fallimento di un programma economico capace di affrontare la crisi. Certamente questo risultato elettorale è triste perchè nei prossimi anni la diseguaglianza negli Stati Uniti crescerà senz'altro, triste perchè la nostra situazione economica andrà di male in peggio.
Bisogna aggiungere che si parla pochissimo della guerra in Iraq, in Afghanistan e altrove così come si parla pochissimo dei grandi temi sociali dei conservatori come l'aborto, l'omosessualità, la famiglia. Dunque credo che nei prossimi anni non ci sarà un ritorno agli Stati Uniti dei militari tipo Bush, per andare in tutto il mondo a fare guerra; penso che piuttosto ciò che noi dobbiamo temere, noi americani più degli altri, è un periodo di politica economica reazionario e dunque un attacco ai poveri all'interno del paese. Un periodo triste per noi all'interno più che per l'esterno. 

Un risultato elettorale dunque che affonda le radici nel fatto che la politica di Obama non ha dato risposte concrete alla crisi economica di vasti settori che sono quelli che avevano avuto più speranze nel votarlo e che invece si sono visti trascinati ancora di più in una dimensione di precarietà della loro esistenza.
Questo senz'altro.
Quelli di Obama rispondono che è troppo presto per avere un risultato, per avere una nuova economia sociale, capace di affrontare la crisi. Ed aggiungono che la crisi è troppo profonda per essere risolta in poco tempo. Ma questa non è una risposta.
E' chiaro che il risultato elettorale è dovuto a questa incapacità di affrontare la crisi ed anche alla continua incertezza nella scelta di una linea chiara, diversa da quella neoliberale. Hanno seguito una linea incerta tra politiche neoliberali e politiche di solidarietà sociale. Dunque una politica priva di chiarezza. Secondo me, e certo questo non si può affermare in assoluto, se fossero stati capaci di fare una politica più chiara e a sinistra sarebbe stato molto meglio per affrontare questo contesto elettorale. 

Una politica di non scelte o di scelte moderate, quella fatta da Obama, sia dal punto di vista economico che dal punto dello spirito stesso di guardare ad una società solidale, di redistribuzione della ricchezza, che ha portato all'allontanamento di tanti giovani e donne che lo avevano votato e che non hanno votato repubblicano ma che non sono andati a votare.
Questo quello che dicono tutti i giornali, i sondaggi quando commentano l'astensionismo e confermano che a votare sono andati soprattutto i maschi, bianchi e vecchi. Sono andati a votare quelli che hanno qualcosa da guadagnare con una politica fiscale neoliberale. 

Che peso ha avuto in queste elezioni l'utilizzo della comunicazione nei social network, oltre ad un certo modo di comunicare fatto di grandi spot più che di approfondimenti. Ci chiedevano ad esempio quanto l'ascesa del Tea Party, oltre ad essere dovuta ai finanziamenti che hanno avuto da parte dei grandi capitali, sia anche lo specchio di un certo modo di comunicare attraverso messaggi urlati e non discussi.
Questo è interessante. E' difficile capire chi ha più potere, se le grandi, vecchie organizzazioni repubblicane con tantissimi soldi dei grandi capitali oppure il movimento in rete, dal basso che fa parte di questo Tea Party. Faccio un'altro esempio per capire quanto la destra abbia fatto propri modi di comunicare della sinistra: sull'aborto gli antiabortisti hanno utilizzato le stesse tattiche dei movimenti studenteschi. Una specie di riproduzione al rovescio, un cattivo specchio al rovescio. Le stesse tattiche del 2008, dell'elezione di Obama, quelle dei social network, dei movimenti in rete etc. sono state riprese, in parte, come in un cattivo specchio dal Tea Party.
Un'altro esempio del recupero a destra delle innovazioni di sinistra.

In questo periodo hanno avuto poca centralità i temi della guerra o della green economy. Grandi temi che avevano portato all'elezione di Obama che sono come spariti.
Questi temi in parte spariscono. Questo è dovuto alla predominanza dei temi della politica economica interna.
Per quanto riguarda l'ecologia, si dice che la questione non può essere affrontata adesso – questo dicono le grandi voci dei grandi media – perchè bisogna prima affrontare l'economia interna.
Per quanto riguarda la guerra, in particolare, penso che Obama non è stato molto diverso dai repubblicani Ha proseguito la guerra in Afganistan ed in Iraq non ha veramente ridotto le truppe . Dunque tutto questo è sparito dalla discussione perchè alla fine sono quasi d'accordo e per questo, penso, questo tema non è stato centrale. Va aggiunto che nella destra, che è vincente adesso, si preoccupano molto poco della dimensione geopolitica: ad esempio nel Tea Party c'è una grande componente contro le guerre ovviamente per una visione conservatrice interna sulle tasse.
E' una destra diversa quella vincente adesso da quella di Bush e degli ultimi anni.