venerdì 16 luglio 2010

La Cina declassa gli Usa

La prima agenzia di rating cinese spezza il monopolio delle 'tre sorelle' e toglie agli Stati Uniti la 'tripla A'
di Enrico Piovesana
Molto si è scritto e discusso negli ultimi tempi sullo strapotere, l'affidabilità e la neutralità delle agenzie di rating statunitensi. Standard&Poors, Moody's e Fitch, detengono il monopolio del giudizio sullo stato di salute economica degli Stati. Sono loro a decidere quali economie sono forti e quali sono deboli, determinando di fatto i destini delle nazioni. Una 'A' in più o in meno nelle loro valutazioni (tutt'altro che oggettive e disinteressate) può significare la salvezza o la bancarotta di un Paese.
Ma ora le cose potrebbero cambiare. Nei giorni scorsi ha debuttato la prima agenzia di rating cinese, la Dagong, creata da Pechino proprio per rompere il monopolio Usa in questo settore e fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello delle 'tre sorelle' americane.
Il primo rapporto Dagong, pubblicato il 10 luglio, ha suscitato molto scalpore e interesse. Per valutare la solvenza degli Stati, l'agenzia cinese si basa su criteri diversi da quelli tradizionali, tenendo maggiormente da conto l'effettiva capacità di creare ricchezza e l'ammontare delle riserve. Il risultato è stato che gli Stati Uniti perdono la mitica 'tripla A' e vengono declassati a livello 'AA', Gran Bretagna e Francia scendono ad 'AA-' e Italia, Spagna e Belgio addirittura ad 'A-'. E' andata meglio a Canada, Germania e Olanda, giudicate 'AA+': la stessa classe di valutazione a cui sale la Cina.
A parte le scontate critiche sull'autorivalutazione della Cina, la classifica di Dagong è stata giudicata da molti esperti occidentali molto più ''realistica'' di quelle di Standard&Poors, Moody's e Fitch, soprattutto per quanto riguarda il declassamento degli Stati Uniti. Da tempo gli economisti, anche americani, ritengono che la 'tripla A' agli Usa mascheri una realtà molto più negativa. Un numero crescente di esperti ritiene che gli Stati Uniti siano addirittura sull'orlo dell'insolvenza e della bancarotta, visto il debito pubblico ormai fuori controllo (13 mila miliardi di dollari, pari al prodotto interno lordo nazionale) e il rischio di una nuova crisi dei mutui immobiliari (un recente rapporto del Tesoro Usa parla di una nuova enorme bolla pronta a scoppiare) che rischia di produrre nuovi fallimenti bancari a catena.
A rafforzare i dubbi sul reale stato di salute dell'economia statunitense (e quindi mondiale) giunge anche la clamorosa notizia delle Nazioni Unite che, per la prima volta, propongono ufficialmente di abbandonare il dollaro come valuta di riserva globale poiché ''a rischio di instabilità''. Il rapporto Onu 2010 sullo stato economico e sociale del mondo, pubblicato a fine giugno, evidenzia la necessità di creare una un nuovo sistema di riserva globale non più basato sul dollaro, bensì su una moneta unica mondiale sviluppabile sulla base dei già esistenti Diritti speciali di prelievo (Sdr) del Fondo monetario internazionale. Primo passo verso un nuovo ordine economico e politico mondiale (un governo globale federale non necessariamente democratico) che, secondo un recente articolo dell'Economist, molti economisti vedono come unica amara medicina per far fronte in maniera efficace a un futuro economico di stagnazione o, peggio, di recessione.
Tratto da Peacereporter