venerdì 30 luglio 2010

UNISUR - Universidad intercultural de los pueblos del sur -

Visita dell'Associazione Ya Basta Italia in Guerrero, Messico 
Sapere libero e comunitario

Nell’ambito dell’affermazione dell’autonomia dei popoli indigeni, fenomeno che sta acquistando sempre maggior rilevanza nello stato del Guerrero, è peculiare l’esperienza dell’Universidad intercultural de los pueblos del sur (UNISUR).
Gli studenti indigeni hanno ricevuto la prima carovana di Ya Basta nel Guerrero con calore, interessati a conoscere le nostre esperienze quanto noi alle loro.
L’Unisur nasce per iniziativa delle comunità indigene della zona di Santa Crùz en el Rincòn in collaborazione con due università di città del Messico. Accoglie oltre ottanta studenti provenienti dai villaggi della zona ed è completamente gratuita ed autonoma.
Gli studenti vengono spesso eletti nelle proprie comunità e dunque sono investiti di una responsabilità molto forte. Seguono i corsi per circa una settimana al mese e, se ne hanno bisogno, vengono alloggiati nelle strutture delle università.

Gli studenti accedendo all’università scelgono uno dei tre corsi di studi presenti:
-governo e amministrazione delle comunità e del territorio
- sviluppo comunitario sostenibile
- storia, lingua e cultura dei popoli indigeni.
Non sono presenti vere e proprie materie, né lezioni frontali: ogni studente al suo ingresso sceglie di concentrare la sua carriera universitaria intorno ad un problema inerente alla sua comunità o al territorio in cui vive. I problemi vanno dall’emigrazione giovanile che colpisce moltissime comunità indigene, allo spreco degli aiuti economici che in qualche caso arrivano dal governo o da ONG,passando per lo sfruttamento irrazionale della Terra e senza trascurare la perdita del sapere tradizionale. Il termine del corso di studi coincide con l’applicazione pratica della soluzione trovata al problema analizzato.
In questo percorso importanza primaria è conferita all’acquisizione di esperienza, non da fonti di sapere già precostituite, come libri, internet o pareri d’esperti (o perlomeno non solo), ma soprattutto dallo studio sul campo e dalla condivisione delle conoscenze, con particolare attenzione alla sapienza tradizionale che la società postcoloniale ancora cerca di cancellare.
La prima parte del corso comprende un periodo comune ai diversi indirizzi in cui gli studenti leggono alcuni testi consigliati dagli insegnanti e ne discutono criticamente insieme. In questa fase, importante per l’acquisizione degli strumenti da applicare poi nella ricerca, si leggono scritti di filosofia, letteratura, politica.
Certo poiché la conoscenza deriva dalla condivisione e dalla contaminazione dei saperi, il rischio di un’esperienza di questo tipo è la chiusura in se stessa, atteggiamento del tutto comprensibile vista la particolare condizione sociopolitica e geografica: in uno stato ad altissima conflittività, in cui l’identità indigena non si è mai piegata alla dominazione coloniale e postcoloniale ed in cui lo stato cerca continuamente di sopprimere qualsiasi tentativo di autonomia, l’esistenza stessa di un’università indigena è costantemente messa a repentaglio.
Proprio al contrario il tentativo dell’Unisur è quello dell’apertura: alle realtà sociali della regione, come la Polizia Comunitaria, e alle esperienze che vengono da più lontano. Gli studenti ci hanno raccontato come, nell’ambito dell’interculturalità (“materia” a cui attribuiscono grande importanza), abbiano discusso, ad esempio, con studenti canadesi temi quali la perdita dell’identità nelle città dei paesi sviluppati. Inoltre l’invito che hanno rivolto a noi partecipanti della carovana di Ya Basta è stato quelli di collaborare con loro anche in futuro, in uno scambio di conoscenze e di esperienze senz’altro ricco per entrambi.
Tra poco l’università conferirà i primi diplomi di laurea ed è in corso il tentativo di un riconoscimento ufficiale del titolo di studio, cosa che sarebbe un traguardo ed un precedente importante nella lotta per l’autonomia indigena. Anche se gli studenti affermano che la cosa più importante è che il riconoscimento gli giunge dalle proprie comunità.
Nel frattempo manifestiamo la nostra solidarietà all’UNISUR perché è ancora molta la strada da fare.