sabato 30 ottobre 2010

Cile - L’invasione idroelettrica

Enel spa attraverso l’Endesa ha concessioni sull’80% dell’acqua del paese e controlla il 92% dell’energia

L’ideale di sviluppo capitalista che ci è stato imposto dal potere e introdotto con la dialettica del consumismo e della superproduzione ha come prerogativa riempire le tasche di coloro che hanno tutto e non si accontentano mai, in una convulsa ricerca di accumulare sempre di più.
I padroni del mondo guadagnano con tutto, allo sfruttamento del genere umano e alla distruzione dell’ambiente in tutto il mondo si somma la violazione sistematica dei diritti umani e ambientali. Questa logica del consumismo e della superproduzione è la base che alimenta la fame di capitale dei potenti e il saccheggio del pianeta. Nell’invadere immensi territori con i loro ambiziosi megaprogetti produttivi impongono alla gente un ecosistema con conseguenze semplicemente devastanti.
In tutto questo l’energia è il motore che fa funzionare il 
macchinario capitalista ed è per questo che il settore energetico si è trasformato in un vantaggioso affare rivolto
fondamentalmente ad alimentare le necessità energetiche delle  grandi multinazionali che si sono istallate nel terzo mondo, dove la legislazione ambientale e sul lavoro sono solo un’operazione estetica e dove godono della protezione di governi servili al potere economico mondiale.

mercoledì 27 ottobre 2010

Stati Uniti - Il Tè lo offrono i Koch

di Marco D'Eramo

Macché movimento «spontaneo». Dietro al Tea Party si scorgono strategie attente e soprattutto i generosi finanziamenti delle grandi famiglie del capitalismo Usa. Primi i fratelli Koch, che hanno messo know-how politico e 100 milioni nella battaglia contro Obama e contro i liberal.
Le pubblicità politiche ti perseguitano. La sera t'insalsicciano i programmi tv, di giorno ti spezzettano le trasmissioni radio in auto. «Non ne avete abbastanza del senatore Harry Reid e dei suoi 24 anni di Senato?» chiedono gli spot della candidata repubblicana del Tea Party.

Usa - A Las Vegas il piatto piange


Las Vegasdi Marco D'Eramo

La città del gioco d'azzardo, che ha fatto del turismo un'industria, è la più sindacalizzata degli Usa. Ma la crisi colpisce duro, il tasso di disoccupazione è il più alto d'America. Qui si vede bene che il voto di metà mandato si gioca sul lavoro: gli iscritti al sindacato, i neri, i latinos che votarono per Obama sono frustrati. L'astensione incombe. Così una candidata «Tea party» che sull'economia balbetta tiene testa al democratico Harry Reid, presidente del Senato.Un mistero aleggia sulla campagna elettorale in Nevada. È inspiegabile infatti come la candidata repubblicana al Senato, l'esponente del movimento Tea Party Sharron Angle, non sia distaccata nei sondaggi di almeno trenta punti dal suo avversario, il senatore uscente e presidente del Senato, il democratico mormone Harry Reid (vedi il post precedente).

Usa - La mite ferocia del Tea party

di Marco D'Eramo

Nel Nevada la candidata ultraconservatrice Sharron Angle sfida il presidente del Senato Harry Reid con una campagna elettorale al grido di: basta tasse, meno stato e che muoia pure chi non ha l'assicurazione sanitaria. Così il «terzo partito» sogna di restaurare l'eccezionalismo americano e cacciare Obama.
La guardia armata mi controlla l'invito prima di lasciar passare la mia auto nel Red Rock Country Club, questa città privata (o gated comunity, comunità fortificata, come si dice qui) che, all'estrema periferia occidentale di Las Vegas, si adagia alle pendici delle lunari Spring Mountains che culminano a 3.600 metri.

lunedì 25 ottobre 2010

Argentina - Ronde armate a difesa dei profitti delle imprese e della burocrazia sindacale.

Manifestazioni nelle piazze di varie città il giorno dopo l’assassinio di Mariano Ferreyra

Quanto successo recentemente durante le mobilitazioni dei lavoratori precari e licenziati della Ferrocarril Roca, società privata di trasporto su rotaia, dove è stato assassinato un dimostrante di 23 anni e feriti altri a colpi di pistola ad opera della ronda sindacale, spalleggiata dalle forze di polizia, è solamente l’ultima evidenza dell’attività di questi gruppi di controllo delle rivendicazioni della classe lavoratrice a garanzia dei guadagni delle imprese e della burocrazia sindacale.
Le imprese del settore del trasporto pubblico negli ultimi anni hanno effettuato drastici tagli del personale in pianta stabile preferendo affidare le stesse mansioni a lavoratori di imprese esterne, spesso gestite da burocrati sindacali, con contratti tali da generare una differenza di retribuzione da 4.700 a 2500 pesos. Per molti anni i sindacati autoferrotranvieri hanno fatto grandi affari fungendo da veri e propri uffici di collocamento della manodopera nel settore e facendo fermare nelle loro tasche buona parte della differenza di retribuzione sia gestendo le loro imprese che accettando ’commissioni’ per il collocamento dei lavoratori precari.

A Cancun nessuna falsa soluzione

DICHIARAZIONE DEL V CONGRESSO DELLA CLOC  SULLA  REDD -Quito 8-16 ottobre 2010-
Il Cordinamento Latinoamericano delle  Organizzazioni del Campo – Vía Campesina (CLOC-VC) esprime il suo rifiuto assoluto delle false soluzioni al cambiamento climatico e particolarmente del meccanismo chiamato REDD, REDD+, REDD++, che si pretende imporre nella Conferenza di Cancun, perchè esso rappresenta un ulteriore passo sulla privatizzazione della natura e l'esproprio dei nostri popoli.

Come è stato detto nell'Incontro dei Popoli di fronte al Cambiamento Climatico realizzato in Cochabamba, dove la CLOC-VC ha partecipato attivamente “Condanniamo i meccanismi di mercato, compreso il meccanismo REDD (Riduzione delle emissioni contro la deforestazione e il degrado dei boschi) e le sue versioni + e ++, che violano la  sovranità dei Popoli e il loro Diritto al consenso libero, previo e informato, così come la sovranità degli Stati nazionali, e viola i diritti, gli usi e le abitudini dei Popoli e i Diritti della Natura”.

Perù - CONACAMI in difesa della Madre Terra

Terza mobilitazione globale in difesa della Madre Terra
Noi comunità indigene della Confederazione Nazionale Comunità del Perù vittime dei processi di estrazioni minerarie (CONCAMI PERÙ), riunite a Lima nel quadro del Forum Nazionale “Diritti dei Popoli Indigeni” , facciamo un appello al mondo affinché termini la distruzione della Madre Terra da parte di coloro che antepongono i propri interessi economici a scapito della vita e dell'umanità.
In merito a questo segnaliamo che :
- Siamo contro ai processi di colonizzazione e delle dottrine mercantilistiche riflesse a loro volta nelle politiche economiche , educative, ideologiche, religiose, a noi imposte da 518 anni, e che stanno ora portando alla distruzione del pianeta .
- Per mille anni abbiamo protetto la Madre Terra consapevoli che è l'unica speranza di vita per l'umanità intera, ed è per questo che siamo determinati a difenderla e a difendere tutte le risorse naturali che essa ci offre.
Ciò nonostante noi Popoli Indigeni, difensori della vita, siamo criminalizzati, perseguitati, assassinati, torturati e incarcerati.
Per questo chiediamo:
-Che si ponga fine alle attività estrattive, come quella mineraria, lo sfruttamento petrolifero e altri tipi di sfruttamento delle risorse ambientali che minacciano la vita e sono la causa principale dell'inquinamento in numerose zone del nostro pianeta.
- Che vengano dettate le misure necessarie per la protezione di tutte le fonti di vita: boschi, bacini idrografici, e ogni tipo di biodiversità.
- Che la Banca Interamericana dello Svilupppo, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale smettano di appoggiare progetti che minacciano l'esistenza della vita, come ad esempio progetti minerari e di idrocarburi situati nei bacini idrografici e nell'Amazzonia Peruviana.
- Il rispetto e il compimento dei trattati internazionali firmati dallo Stato Peruviano, come la Dichiarazione ONU sui Diritti dei Popoli Indigeni, il Convegno 169 della OIT (Organizzazione Internazionale del Lavoro), la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di Discriminazione Razziali.
-Dichiariamo inoltre la nostra solidarietà e il supporto ai fratelli Mapuche e alle altre Nazioni originarie del Abya Yala, perseguitate e criminalizzate per il solo fatto di rivendicare il rispetto dei propri diritti.
Noi Popoli Indigeni continuiamo e continueremo ad essere i custodi della nostra Madre Terra per garantire l'esistenza dell'umanità, per questo puntiamo alla costruzione di una proposta politica sulla base degli Stati Plurinazionali, che promuova un modo di vivere sostenibile come alternativa alla crisi climatica che minaccia il nostro pianeta.
Tratto da: Minkandina

venerdì 22 ottobre 2010

“VIVA PALESTINA” E’ A GAZA

"E’ bello essere qui con il popolo palestinese dopo i tanti ostacoli posti dagli egiziani al nostro arrivo", ha detto l’attivista Paolo Papapietro. La delegazione italiana è guidata da Alfredo Tradardi. Alla popolazione sotto embargo andranno aiuti per 5 milioni di dollari.  

 Per fortuna non ci sono stati ulteriori impedimenti egiziani e il convoglio «VivaPalestina 5», giunto mercoledi’ notte al porto di El Arish (Sinai settentrionale) a bordo di un cargo greco, ieri pomeriggio ha finalmente fatto il suo ingresso nella Striscia di Gaza.


Namibia - L’acqua sacra degli Himba

di Riccardo Bottazzo

Epupa Falls, Namibia -
Nelle regioni settentrionali della Namibia, nell’arida regione del Kaokoland, tra la vasta e polverosa piana dell’Etosha a sud, e le sconfinate foreste pluviali dell’Angola a nord, vive il popolo degli himba. Gli herero, con i quali condividono la lingua ma non certo i costumi, antepongono al nome “himba”, il popolo, l’aggettivo “ova”, medicanti, che dà il termine “ovahimba”, ovverosia popolo di mendicati, con il quale sono denominati in Namibia. Ancora oggi gli herero occidentalizzati rinfacciano agli himba di aver abbandonato circa un secolo e mezzo fa, per paura delle aggressioni delle tribù dei nama, la terra degli avi e aver attraversato il sacro fiume Kunene per chiedere ospitalità alle tribù boscimani delle quali successivamente adottarono e rielaborarono gli stili di vita. 

Corea - Appello alle mobilitazioni contro il Summit G20

APPELLO AI MOVIMENTI ED ALLE ORGANIZZAZIONI DI TUTTO IL MONDO PER LE MOBILITAZIONI CONTRO IL SUMMIT DEL G20 DI SEOUL
20 SINGOLE NAZIONI NON POSSONO DETERMINARE IL DESTINO DEL MONDO INTERO
PER IL CAMBIAMENTO DEL SISTEMA, COSTRUIAMO UN NUOVO MONDO!
NON CONTINUEREMO A PAGARE LA CRISI.

Unisciti alla Settimana di Azioni Collettive a Seoul, dal 6 al 12 Novembre 2010

Il terremoto finanziario iniziato alla fine del 2008 – la più recente espressione della grave crisi sistemica del modello capitalista neo-liberista (la quale si manifesta anche attraverso la crisi climatica, l'aumento dei prezzi del cibo e dell'energia, la crisi occupazionale e la crescente povertà) – continua a diffondersi a livello globale, mostrando il suo tragico volto alla popolazione mondiale, sia ai paesi più ricchi che ai paesi più poveri.

mercoledì 20 ottobre 2010

Mongolia - Gli ecoguerrieri dell'acqua

Escalation dei conflitti minerari, nel Paese in cui problemi ecologici e sociali non si possono scindere

di Gabriele Battaglia

Hanno sparato ai macchinari con un fucile da caccia, pur non sapendo nulla di luddismo o di ecoterrorismo alla Earth First.I responsabili della miniera non volevano andarsene e quello era l'unico modo per farli sloggiare.Erano in quattro, membri del United Movement of Mongolian Rivers and Lakes, un'organizzazione che federa sette gruppi ambientalisti mongoli.Chimgee Ganbold, la portavoce del movimento spiega: "Noi ci battiamo contro le miniere illegali. Vogliamo che il governo si interessi al problema, ma non lo fa. Vogliamo continuare a chiedere che lo faccia, esercitare pressioni"."La caratteristica di quel movimento è che non è composto da intellettuali di città, ma da gente del posto - spiega Boum-Yalagch Olzod, coordinatore della Mongolian Green Coalition (Nogoon Evsel) - nomadi fieri di esserlo e che protesteranno ancora così se il governo non si apre alla trasparenza e al rispetto dei diritti umani. Come potrebbero fare altrimenti?"L'"incidente degli spari", avvenuto a inizio settembre, si è chiuso con qualche ammaccatura ai cingoli di un bulldozer, un radiatore distrutto, una semplice schedatura e qualche rimbrotto da parte della polizia. Ma la storia non finisce qui.

Brasile - Elezioni 2010 - I movimenti sociali si schierano a favore di Dilma

In un comunicato ufficiale, i movimenti sociali brasiliani e la Via Campesina Brasile si sono schierati a favore dell’elezione di Dilma Rousseff per il secondo turno elettorale previsto a fine mese.
"All’inizio del processo elettorale di quest’anno, i movimenti sociali e Via Campesina Brasile hanno preso la decisione politica di concentrare i propri sforzi per eleggere il maggior numero possibile di parlamentari e governatori che si identificassero con le bandiere popolari della classe popolare, con l’attenzione alla democrazia e alla sovranità brasiliana, con politiche che combattano la concentrazione della proprietà e del reddito nel nostro paese.
Per quanto riguarda le elezioni presidenziali, le organizzazioni popolari che compongono la Via Campesina hanno deciso di combattere in modo che non vi fosse la vittoria elettorale di una proposta neoliberista, che è rappresentata dalla candidatura di José Serra.
Passato il primo turno di questa campagna elettorale, tenutasi il 3 ottobre, vogliamo con questa dichiarazione al popolo brasiliano, esprimere la nostra decisione politica nei confronti delle elezioni di quest’anno."

martedì 19 ottobre 2010

Israele- Palestina, via libera alla scarcerazione di Barghouti per scambio con Shalit

La scarcerazione del leader di al-Fatah rientrerebbe nella trattativa per la liberazione di Gilad Shalit, prigioniero di Hamas da oltre tre anni
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe acconsentito allo scambio di prigionieri che prevede la liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit, in mano ad Hamas da più di 3 anni, in cambio di alcuni detenuti palestinesi tra cui il leader di al-Fatah, Marwan Barghouti. Lo riferisce l'agenzia stampa Ma'an. Secondo quanto riportato dal sito di informazione, il mediatore tedesco impegnato nella trattativa avrebbe fatto sapere ad Hamas che Israele sarebbe disponibile a liberare Barghouti ma, allo stesso tempo, avrebbe rifiutato la scarcerazione di altri detenuti palestinesi presenti nell'elenco predisposto da Hamas.

Cecenia - Attacco al Parlamento, uccisi i ribelli


Cecenia - Attacco al Parlamento

Le agenzie di stampa battono le notizie che arrivano dalla Cecinia confermando l'attacco al Parlamento ceceno, l'irruzione delle forze di sicurezza e la morte degli attentatori.
Da Repubblica
GROZNY - Le forze speciali e i servizi di sicurezza russi hanno ucciso tutti i ribelli che si erano barricati con degli ostaggi dentro il Parlamento ceceno a Grozny. Gli insorti erano entrati nel palazzo del Parlamento mentre un altro gruppo attaccava la sede del ministero dell'Agricoltura. Il tutto mentre nella capitale cecena è in visita il ministro dell'Interno russo Rashid Nuerliyev. Immediata la reazione delle forze di polizia che hanno assaltato il palazzo occupato e, dopo una sparatoria, hanno ucciso tutti i ribelli.

Secondo la prima ricostruzione, i terroristi sono arrivati sul posto a bordo di un veicolo,  confondendosi con le auto che portano i deputati in Parlamento. Uno di loro si è fatto esplodere all'ingresso dell'edificio, e nell'esplosione sono rimaste uccise quattro guardie di sicurezza. Almeno altri due ribelli, cinque secondo il ministro dell'Interno ceceno, hanno successivamente fatto irruzione nel palazzo, prendendo anche alcune persone in ostaggio. A questo punto, ha riferito l'agenzia RIA Novosti, è partita una operazione delle forze di sicurezza, condotta personalmente dal presidente del Parlamento Ramzan Kadyrov. "Tutti i militanti che hanno attaccato il Parlamento ceceno sono stati uccisi", ha annunciato un portavoce.

Da Peace Reporter
Ore convulse nella capitale cecena Gozny: il parlamento è sotto attacco. Secondo quanto riporta l'agenzia russa Interfax, citando fonti delle forze di sicurezza della repubblica caucasica russa, vi sarebbe stata una sparatoria che ha provocato almeno due vittime.attacco suicida. Altre fonti parlano di militanti che hanno attaccato il parlamento e hanno preso ostaggi. E' stato il portavoce del ministro dell'interno a confermare la "presa del parlamento" e il sequestro di diversi ostaggi, mentre alcuni uomini delle forze di sicurezza sarebbero rimasti uccisi. L'area intorno al parlamento è stata evacuata e le forze speciali, intorno all'edificio, sono pronte a intervenire.

L'agenzia Ria Novosti parla, invece, di un ore 8:45 Le forze speciali irrompono nel parlamento uccidendo tutti i ribelli all'interno dell'edificio. La notizia è stata diffusa da Radio Eco di Mosca. Al momento non è dato conoscere il numero preciso delle vittime.

lunedì 18 ottobre 2010

Assemblea "Uniti contro la crisi"

Un'assemblea partecipatissima, con decine di interventi. A seguire la mozione finale, approvata per acclamazione alla fine dell'assemblea

Oggi 17 ottobre, nella facoltà di Scienze politiche della sapienza si è svolta una grande assemblea, alla quale hanno preso parte da tutta italia, moltissimi studenti medi e universitari e delle accademie in mobilitazione, ricercatori precari e strutturati, precari della scuola e degli enti di ricerca, centri sociali, movimenti in difesa dei beni comuni e per il diritto all'abitare. Sono intervenuti anche molti esponenti del sindacato tra cui, il segretario della Fiom - Cgil Maurizio Landini ed il segretario della Flc - Cgil Domenico Pantaleo.

venerdì 15 ottobre 2010

Chiapas - Denuncia da Oventik

GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO – SNAIL TZOBOMBAIL YU’UN LEKIL J’AMTELETIK TA O’LOL YO’ON ZAPATISTA TA STUK’IL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

ALL’OPINIONE PUBBLICA
ALLA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLE ORGANIZZAZIONI DEI I DIRITTI UMANI
AI MEDIA ALTERNATIVI
AGLI ADERENTI DELL’ALTRA CAMPAGNA
AGLI ADERENTI DELLA SESTA INTERNAZIONALI
FRATELLI E SORELLE
Noi, Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, zona Altos del Chiapas, Messico, vogliamo portare a conoscenza di tutti che il 12 ottobre del presente anno, sono tornati nella comunità di origine i nostri compagni e compagne che erano stati sfollati il 9 settembre scorso per le minacce e le aggressioni delle persone dei partiti politici dell’Ejido San Marcos Aviles, municipio ufficiale di Chilon.
Il ritorno è stato accompagnato da una commissione di compagni e compagne di alcuni municipi vicini a San Marcos Aviles.
Ora i nostri compagni sono nella loro comunità, perché non è giusto che bambini, donne, anziani e malati soffrano ogni tipo di necessità e privazione lontano dal loro villaggio di origine, mentre gli aggressori godono della libertà e ricevano il supporto e gli aiuti dei governi municipali, Statali e federali.

martedì 12 ottobre 2010

Attacchi al Frayba

di Gloria Muñoz Ramírez

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che dal 1989 svolge il difficile lavoro sul campo in difesa degli abitanti delle regioni più povere e violentate del Chiapas, principalmente nelle comunità indigene, in questi giorni deve affrontare una nuova campagna di diffamazione, minacce e criminalizzazione del suo lavoro.
Con sede a San Cristóbal de las Casas, il Frayba è attaccato dall’autodenominato Ejército de Dios, organizzazione evangelica di stampo paramilitare le cui azioni offensive hanno come principale centro di operazioni la comunità di Mitzitón che si oppone alla costruzione dell’autostrada San Cristóbal-Palenque, a causa della quale spariranno le sue case, campi e coltivazioni. La strada è caldeggiata da gruppi evangelici vicini al governo di Juan José Sabines. Ma non si tratta di un conflitto religioso né intercomunitario bensì, come ha documentato il Frayba, dell’intenzione di spogliare questa comunità tsotsil del suo territorio per un progetto turistico di grande portata.

Minga Global - Mobilitazione Globale per la Madre Terra


Mobilitazione Globale in Difesa della Madre Terra e dei Popoli, contro la mercificazione della vita (alimenti, acqua, biodiversità, beni naturali); contro la contaminazione e il saccheggio ( con le miniere, gli idrocarburi, le centrali idroelettriche, il disboscamento, l'allevamento intensivo, gli agrocombustibili, gli OGM); il consumismo e la criminalizzazione delle lotte sociali; per il riconoscimento del debito ecologico e la costruzione del Tribunale Internazionale della Giustizia Climatica.
Crisi climatica: un fenomeno che avanza
In difesa della Vita e dei Diritti dei Popoli
Per il riconoscimento del Debito Ecologico e della Giustizia Climatica
Per la ricostruzione del Buen Vivir.

Convocazione
Siamo i figli della Madre Terra perchè apparteniamo ad essa. Ma il neoliberalismo brutale la tratta come un deposito di risorse, depredandola, saccheggiandola e aggravando sempre più la peggior crisi climatica della storia, che sta portando al limite dell'estinzione di ogni forma di vita. In nome dello sviluppo, i paesi ricchi e le loro multinazionali, responsabili della crisi climatica, si abbarbicano al capitalismo, nato dall'invasione del nostro continente, la cui crisi colpisce tutti e mette in pericolo la vita. Per fare questo attaccano i diritti umani e collettivi, riconosciuti dagli organismi internazionali, gli Stati nazionali criminalizzano i movimenti sociali e militarizzano i territori per rendere più facile il saccheggio dei beni naturali.

domenica 10 ottobre 2010

Cina - Il Nobel a Liu Xiaobou: una benvenuta «oscenità»

di Angela Pascucci

Quel che i governanti cinesi hanno cercato fino all'ultimo di evitare è infine accaduto: il Nobel per la pace 2010 è stato assegnato a Liu Xiaobo, il dissidente condannato a 11 anni per «incitamento alla sovversione dei poteri dello stato». Sua massima colpa, oltre a una vita da spina nel fianco del regime, l'aver partecipato all'estensione di Charta 08, un lungo documento stilato nel dicembre del 2008 in occasione del 60esimo anniversario delle Dichiarazione dei diritti dell'uomo, considerato ormai il manifesto ufficiale del riformismo liberale cinese. A nulla sono valsi gli argomenti di Pechino che definisce la decisione di Oslo «un'oscenità» e sostiene che premiarlo è contrario ai principi del fondatore del Nobel, essendo Liu un criminale che non coltiva la pace, l'amicizia fra i popoli e il disarmo.

Cile - Terminato lo sciopero della fame dei prigionieri mapuche


ppmhuelgamalleco-88170.jpgPer ragioni umanitarie e per i progressi nella trattativa con il Governo cileno rispetto le sue precedenti proposte, i prigionieri mapuche hanno deciso di terminare con lo sciopero della fame ormai alla soglia dei 90 giorni. Tuttavia le negoziazioni continueranno.

Dopo che la settimana scorsa una parte dei Prigionieri Politici Mapuche avevano terminato lo sciopero della fame a fronte degli accordi con il governo, ancora ne permanevano in mobilitazione 14 non soddisfatti delle garanzie date date dal governo per il rispetto dell’accordo. A seguito di intense riunioni tra i prigionieri, i loro portavoce ed il ministro Larroulet, tanto nell’Ospedale di Victoria come nella prigione di Angol sono arrivati ad un punto di accordo per deporre la misura, benché i negoziati dovranno continuare in quanto le istanze non sono state ancora adeguatamente affrontate dal governo cileno. Le considerazioni di carattere umanitario e qualche passo in avanti del governo (come la liberazione di alcuni comuneros) rispetto a quanto proposto in un primo momento , hanno prevalso sull’irremovibilità dei 14 prigionieri ancora in sciopero della fame, ormai allo stremo delle forze dopo quasi novanta giorni. Tre in gravi condizioni al carcere di Angol, sette all’ospedale di Victoria, un minore al carcere di Chochol e tre nel carcere di Temuco.

sabato 9 ottobre 2010

Afghanistan - Uccisi quattro militari italiani


Erano impegnati in una operazione nel distretto del Gulistan, nella provincia di Farah
L'attentato che ha causato la morte dei 4 militari italiani in Afghanistan si è verificato nel distretto del Gulistan, nell'area di competenza italiana del Prt (Provincial Reconstruction Team) di Herat. Un'area, quella del Gulistan che nel settembre del 2005 era stata conquistata dai combattenti talebani e successivamente riconquistata dall'esercito afgano.
Sarebbe stato uno 'Ied', un ordigno esplosivo improvvisato, a provocare la morte dei quattro militari italiani. L'ordigno, rudimentale ma potentissimo, avrebbe investito in pieno un blindato Lince che non ha retto all'urto. Il mezzo, sul quale sembra viaggiassero tutti e quattro i militari uccisi e il ferito, è andato distrutto. All'esplosione sarebbe seguita una imboscata compiuta dai combattenti talebani che secondo le prime ricostruzioni sarebbero stati respinti dagli altri militari della colonna coinvolta nello scontro a fuoco.
Sarebbero gravi le condizioni del quinto militare italiano ferito. Il militare avrebbe riportato numerosi traumi di vario genere.

venerdì 8 ottobre 2010

16 Ottobre Tutti a Roma Uniti contro la Crisi



La crisi che il mondo sta attraversando è “strutturale”, riguarda cioè l’intero sistema capitalistico ed è il prodotto di tante “crisi”: da quella dei dispositivi economici che hanno nella finanza il loro epicentro, alla precarizzazione di massa e alla redistribuzione della ricchezza dal lavoro alla rendita e al profitto, quella ecologica, che pone sempre più drammaticamente il problema degli effetti sulla nostra vita della devastazione ambientale irreversibile, alla crisi alimentare per tanta parte del pianeta, fino alla crisi energetica e di accesso ai beni comuni come l’acqua.
Dall'appello Uniti contro la crisi
TUTTI A ROMA
16 ottobre MANIFESTAZIONE
17 ottobre ASSEMBLEA alla SAPIENZA

A Roma per essere insieme alla Fiom e a tutt@ quelli che hanno scelto di manifestare “Uniti contro la crisi”, convinti che le nostre voci anche diverse possono trovare uno spartito comune per rompere l'isolamento di ogni singola lotta e mobilitazione perchè solo insieme possiamo trasformare il tempo della crisi nel tempo dell'alternativa.
Siamo convinti che difenderci dalla precarietà che vogliono imporre nel lavoro, nella vita e sull'intero pianeta  è pensare e progettare nuovi paradigmi di relazioni sociali, basate su scelte ambientali e di relazione con i beni comuni fuori dalle logiche dello sfruttamento.

Stiamo preparandoci come molti nel mondo a mobilitarci in occasione del vertice ONU sui cambiamenti climatici a Cancun in Messico ai primi di dicembre per affermare che il tempo della giustizia sociale e ambientale è oggi, è adesso.
In preparazione delle mobilitazioni a Cancun proprio dal 12 al 16 ottobre ci si mobiliterà dentro la MINGA GLOBAL lanciata dai popoli indigeni in difesa della terra e dell'umanità.
La manifestazione del 16 ottobre è l'occasione per far sentire anche dall'Italia la nostra voce e affermare che non possiamo accettare false soluzioni che evocando la  “ripresa” dalla crisi continuano a materializzare disastri ambientali, a perseverare nel saccheggio delle risorse, a privatizzare i beni comuni, a brevettare il vivente e trasformarlo in merce, a devastare territori e vite umane.

Questa consapevolezza e la scelta di unirci alle mobilitazioni globali per la giustizia ambientale e sociale ci hanno portato insieme a tant@ a dar vita alla Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale per costruire un ponte che dalle lotte italiane in difesa dell'ambiente, dei diritti e della democrazia ci porti fino alle giornate di Cancun.

Essere a Roma il 16 ottobre per manifestare Uniti contro la crisi può essere l'inizio, da ampliare e costruire con l'assemblea del 17 ottobre alla Sapienza, per far vivere insieme nella relazione tra tanti e diversi “lo spirito delle giornate di Genova” del 2001 che ha permesso di costruire una strada comune per dire che un altro mondo è possibile ed oggi per aggiungere, di nuovo in tanti, che non solo è possibile ma è necessario.

I mille percorsi che stanno raggiungendo Roma per il 16 ottobre ci dicono che, nella ricerca di una pratica del comune condiviso, stiamo riconoscendoci l'uno con l'altro perchè “uniti contro la crisi, essendo la crisi che viviamo frutto delle scelte di chi comanda ed anche allo stesso tempo la condizione comune da cui tutti partiamo per costruire qualcosa di diverso, migliore.”

Brasile - Elezioni 2010 - Movimenti sociali si organizzano contro Josè Serra

La Central Unica dos Trabalhadores (CUT), l’organizzazione Consulta Popular e Via Campesina Brasil, assieme ad altri gruppi, sono convinti che, per il secondo turno, è necessario realizzare una campagna per ostacolare la vittoria di Josè Serra, candidato alla carica presidenziale con il partito socialdemocratico. Un’eventuale vittoria del PSDB rappresenterebbe infatti un arretramento per i lavoratori. “Sarebbe il ritrorno di coloro che hanno distrutto lo Stato brasiliano” ha dichiarato Artur Henrique, presidente della CUT.

mercoledì 6 ottobre 2010

Brasile - La valutazione del MST sulle elezioni svolte il 3 Ottobre

RISULTATI DELLE ELEZIONI 2010 E LORO INFLUENZA SUI RAPPORTI TRA LE FORZE POLITICHE
(in basso un elenco dei partiti citati)

I-   Elezioni presidenziali
1. I media hanno svolto il ruolo di destra ideologico/programmatica nei confronti del governo Lula. Hanno tirato la corda verso destra e hanno aperto spazi per candidature contrarie al governo Lula, forzando il timone, manipolando, così da arrivare al secondo turno. E ci sono riusciti. La stampa ha costruito progressivamente un clima negativo per Dilma, creando una serie di "scandali" per screditare la campagna (come la rottura del sigillo di parenti e correligionari di Serra all'Ufficio delle Entrate, o  favori alle imprese del figlio dell'allora ministra della Casa Civile, che è stata destituita). Contemporaneamente indagini di opinione hanno cominciato a segnalare il declino di Dilma creando un clima favorevole al 2° turno.,

Palestina - Inquinamento a Gaza: la crisi dell'acqua

Quasi il 95% dell'acqua pompata nella Striscia non e' potabile. E Israele continua a impedire l'ingresso dei materiali per riparare i depuratori.

REPORTAGE di CARLO SORDO OLIVE’*, Gaza City, 4 ottobre 2010  – La Striscia di Gaza e’ la prigione a cielo aperto piu’ grande al mondo.  I suoi confini segnano 41 km di frontiera che la separano dai suoi vicini, Israele e Egitto. All’interno del carcere di Gaza sono rinchiusi un milione e mezzo di palestinesi, per lo piu’ rifugiati, precedentemente cacciati dalla loro terra natia in Haifa o nelle aree dove oggi sorge Tel Aviv, durante la Nakba del 1948. Spogliati delle loro case e della loro terra, e oggi confinati all’interno di un carcere progettato da diversi carnefici e complici, tra cui Israele, l’Egitto e la nostra cara comunità internazionale.

Honduras - Manifesto per la vita in difesa dell'acqua e dei fiumi

Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras - COPINH
Noi donne e uomini, originari di varie comunità indigene lencas minacciate da progetti di dighe idroelettriche, mediante i quali si vogliono incrementare i guadagni degli imprenditori oligarchici honduregni e delle multinazionali, riuniti presso il Centro d’Incontri ed Amicizia “Utopia” nella città di Intibucà, dipartimento di Intibucà, promulghiamo il seguente manifesto:
1) In quest’incontro abbiamo approfondito le nostre conoscenze riguardo ai progetti idroelettrici e all’ambito in cui si sviluppano, individuandoli chiaramente come parte della strategia capitalistica e del Piano Puebla Panama, mirati alla privatizzazione dell’acqua e alla produzione di energia per le loro industrie e commerci.
2) Abbiamo deciso di consolidare la nostra organizzazione per la Vita in Difesa dei Fiumi e dell’Acqua, formando una rete regionale indigena contro i progetti delle dighe di sbarramento.
3) Denunciamo il Parlamento nazionale ed i molti sindaci dei municipi di Intibucà, Lempira e La Paz, che lavorano per gli interessi oligarchici che minacciano di privarci dell’acqua e dei fiumi.

martedì 5 ottobre 2010

Cile - Un accordo per le istituzioni, fra minacce e pressioni ai prigionieri

Comunicato Pubblico dei Prigionieri Politici Mapuche in sciopero della fame

Siamo stati testimoni in queste ultime ore di un continuo di informazioni che mostravano il governo di Sebastian Piñera bendisposto a mantenere le promesse contenute nei cinque punti dell’accordo con i rappresentanti dei ’comuneros’ in sciopero della fame, con l’intermediazione dell’arcivescovo di Concepción, che ha portato 23 di loro a prendere la decisione di terminare lo sciopero e lasciando i prigionieri del carcere di Angol, insoddisfatti e titubanti, a continuare.
Sommariamente i punti dell’accordo (vedi testo integrale) consistevano:
1.impegno del governo a rivedere la legge antiterrorismo in maniera di rispettare i principi democratici di Carta Costituzionale, norme del diritto internazionale e diritti umani, Accordo 169 della OIL, così come raccomandato dagli organismi internazionali
2.desistere nel procedere a giudicare l’operato dei ’comuneros mapuche’ come atti, definiti dal precedente governo Bachelet, di terrorismo
3.impulso alla modifica del codice di giustizia militare per evitare il doppio processo ed adeguarlo alla Costituzione
4.programmare altri incontri con l’intermediazione dell’autorità ecclesiastica al fine di rimuovere azioni atte alla ricerca di soluzioni per la ’causa mapuche’
5.dare assistenza sanitaria immediata ai comuneros che avessero deciso di desistere nello sciopero.

Con il passare delle ore si è constatata subito l’intenzione da parte di Piñera di non voler rispettare questo accordo, dichiarando che la sospensione delle querele per atti di terrorismo fosse un processo lungo e complesso al quale avrebbero pensato i tribunali risolvere.

lunedì 4 ottobre 2010

Brasile, elezioni: vittoria a metà per Dilma Roussef, erede di Lula: va al ballottaggio con Serra

La vera sorpresa, la Verde Marina Silva, che con il suo 19,4 percento diventa l'ago della bilancia del ballottaggio
Dilma Roussef, la candidata del Partido de los Trabajadores (Pt), non ce l'ha fatta. Nonostante i sondaggi la dessero vincitrice al primo turno, la delfina di Lula ha strappato solo una vittoria a metà nelle presidenziali di ieri, 3 ottobre, ottenendo il 46,7 percento dei voti. Il suo diretto rivale, José Serra, del Partido de la Social Democracia Brasileña (PSDB), si è invece piazzato al 32,6. Vera sorpresa di queste elezioni, la pasionaria del Partido Verde (PV), Marina Silva, con il 19,4 percento dei suffragi.

domenica 3 ottobre 2010

Ecuador - Video- interviste dopo il tentativo di "golpe"

Il commento di Alejandro Sarez e Boris Siebert
E' tornata la calma dopo i fatti dei giorni scorsi: il tentativo di colpo di stato per far cadere il Governo Correa.
Nessuno formalmente nell'area dell'opposizione si è assunto la responsabilità di quanto è avvenuto:
L'accaduto non può certo essere ridotto alla "semplice" protesta di parte della polizia per i cambiamenti connessi alla legge sul loro "status".
Per comprendere meglio la situazione in Ecuador abbiamo videointervistato Alejandro Suarez del Colectivo Surgente e Boris Siebert della Redazione Indymedia Ecuador.
Con loro approfondiamo la situazione nel paese e le tensioni che sottendono ai fatti di questi ultimi giorni.

Ecuador - Conferenza stampa CONAIE del 30 settembre 2010

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Un proceso de cambio, por más débil que sea, corre el riesgo de ser derrotado o juntarse a la derecha, nueva o vieja, sino establece alianzas con los sectores sociales populares organizados y se profundiza progresivamente.

venerdì 1 ottobre 2010

16 Ottobre Tutti a Roma Uniti contro la Crisi nelle giornate della Minga Global

Dal 12 al 17 ottobre “Minga Globale” per la giustizia ambientale e sociale - “Azioni in comune”, come dicono i popoli originari, per la difesa dei beni comuni, della Democrazia e della Madre Terra. La Rigas - rete italiana per la giustizia ambientale e sociale, dal 12 al 17 ottobre promuove in Italia iniziative, conferenze, mobilitazioni e incontri.
Facendo proprio l’appello lanciato a Cochabamba, in Bolivia, durante la conferenza mondiale sulla giustizia climatica ed i diritti della Terra, Rigas porta avanti in tutto il territorio nazionale attività per la difesa dei beni comuni, del territorio, dei diritti sociali e della Democrazia.
L’obiettivo è quello di continuare a rafforzare la costruzione di un Movimento Mondiale per la giustizia ambientale e sociale, per affrontare la difficile sfida posta dalle crisi, climatica, economica, energetica, alimentare, finanziaria e migratoria, che colpiscono ormai miliardi di esseri umani e l’intero ecosistema Terra. Impegnarsi in tutto il paese per impedire le privatizzazioni dei beni comuni, a partire dalla battaglia per l’acqua pubblica, denunciare ed evitare lo scempio di molti territori, avvelenati o vittime di opere faraoniche inutili per gli italiani e le italiane, come il ponte sullo stretto, il treno ad alta velocità in val di Susa o la base militare statunitense in centro città di Vicenza, solo per citarne qualcuna.
Rigas sarà impegnata anche per chiedere la costituzione di un Tribunale sulla Giustizia Climatica e soprattutto porta avanti le campagne e le attività in vista di Cancun, Messico, dove il prossimo fine novembre la COP 16 e tutti i Governi della Terra si riuniranno per affrontare la più grave minaccia planetaria: i cambiamenti climatici.
Il fallimento del COP 15 lo scorso dicembre a Copenaghen, rappresenta un monito ed un invito all’azione per tutti gli abitanti del pianeta Terra affinché si mobilitino per impedire l’ennesimo fallimento della governance globale, ormai incapace dentro questa cornice di affrontare e risolvere la crisi ecologica. Solo i popoli della Terra possono mettere in moto la spinta per costringere i governi a cambiare, prima che sia troppo tardi.
Per gli stessi motivi legati alla giustizia ambientale e sociale, Rigas il 16 ottobre sarà al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici per la manifestazione convocata da FIOM CGIL. A Roma in piazza per difendere non solo il diritto al lavoro ma alla Democrazia, minacciato in Italia da un governo e da un modello che pensano di far pagare la crisi ed i loro errori agli italiani ed alle italiane.
Il 17 per chiudere il ciclo di incontri e iniziative, si terrà una assemblea all’Università la Sapienza insieme agli studenti. Orario e aula saranno comunicati nei prossimi giorni.

Ecuador, Correa: 'Il golpe è fallito, ma lascerà profonde cicatrici'

Correa, sequestrato per dodici ore, è stato liberato da un blitz dell'esercito

Ore convulse a Quito, capitale dell'Ecuador,  dove un gruppo di militari e poliziotti ha messo in scena un tentativo di colpo di stato.
"Il tentativo di cospirazione è fallito, ma lascerà cicatrici che ci impiegheranno molto tempo per guarire". Queste le parole del presidente Rafael Correa nella tarda serata di ieri, pronunciate in diretta radio e televisione, dopo la fine del sequestro di cui è stato vittima. A bloccarlo per dodici ore nell'ospedale dove si era recato per medicarsi dalle ferite procuratesi da una bomba carta lanciatagli dai rivoltosi, alcuni agenti di polizia. A liberarlo è arrivato un blitz dell'esercito. "E' stato un tentativo di golpe dietro al quale c'è Lucio Gutierrez", ex presidente e ora capo dell'opposizione. "C'erano degli infiltrati nella polizia - ha agigunto il presidente nella sua lunga ricostruzione dei fatti e per questo procederemo a rinnovare completamente questa fondamentale forza dello Stato". Intanto si registrano due morti fra le fila della polizia e 88 feriti, fra cui anche molti civili scesi in strada per sostenere il presidente.

Cile – Cresce la solidarietà internazionale con i comuneros mapuche.

80 giorni di sciopero della fame

huelga80Intervista al portavoce Mapuche Mauro Millan

Dopo 80 giorni di sciopero della fame le vite dei 35 prigionieri politici Mapuche rinchiusi in varie carceri del Cile, sono in serio pericolo e il governo cileno è sotto pressione per le proteste della comunità internazionale. (scarica il bollettino informativo).

 Gli aggiornamenti
A fronte di una dichiarazione di intenti da parte del Senato cileno a favore di una rivisitazione della legge antiterrorismo, da effettuare in tempi brevi e con un amplio dibattito, ma che nulla cambierebbe per i processi  a cui saranno sottoposti gli scioperanti, i difensori dei prigionieri Mapuche propongono la promulgazione di una legge breve, un articolo unico, transitorio, vigente fino alla promulgazione successiva di un pacchetto legale che riformi l’attuale legislazione antiterrorista, al fine di uscire dall’agonia dello sciopero della fame.