venerdì 22 ottobre 2010

Corea - Appello alle mobilitazioni contro il Summit G20

APPELLO AI MOVIMENTI ED ALLE ORGANIZZAZIONI DI TUTTO IL MONDO PER LE MOBILITAZIONI CONTRO IL SUMMIT DEL G20 DI SEOUL
20 SINGOLE NAZIONI NON POSSONO DETERMINARE IL DESTINO DEL MONDO INTERO
PER IL CAMBIAMENTO DEL SISTEMA, COSTRUIAMO UN NUOVO MONDO!
NON CONTINUEREMO A PAGARE LA CRISI.

Unisciti alla Settimana di Azioni Collettive a Seoul, dal 6 al 12 Novembre 2010

Il terremoto finanziario iniziato alla fine del 2008 – la più recente espressione della grave crisi sistemica del modello capitalista neo-liberista (la quale si manifesta anche attraverso la crisi climatica, l'aumento dei prezzi del cibo e dell'energia, la crisi occupazionale e la crescente povertà) – continua a diffondersi a livello globale, mostrando il suo tragico volto alla popolazione mondiale, sia ai paesi più ricchi che ai paesi più poveri.
Le principali potenze mondiali hanno immediatamente reagito coordinando i loro sforzi al fine di salvare tale sistema, che come la crisi dimostra, è responsabile della crescente disugualianza e della povertà nel mondo. I leader dei paesi più potenti, riuniti nel G8, hanno così deciso di dare una nuova configurazione al G20, invitando i Capi di Stato ed i Ministri delle Finanze delle “economie emergenti” ad unirsi al suddetto Summit. Sostenendo di essere il principale forum per la governance economica mondiale, questo modello rinnovato e potenziato del G20, cerca di affermarsi come fulcro del potere mondiale, volgendo le spalle agli altri 172 paesi delle Nazioni Unite i quali, casualmente, paiono essere in larga parte i più poveri del mondo.
L'inclusione dei Paesi "emergenti" del Sud del mondo non è un indice di un G8 altruistico e disposto alla cooperazione con i paesi in via di sviluppo, ma piuttosto un cambiamento nella sua tattica. Il G8 ha deciso di
comprendere questi paesi nel suo club esclusivo, al fine di 1) prevenire alleanze tra paesi del Sud del mondo, soffocando così ogni possibile critica al modello neo-liberale, 2) tentare di rinforzare la sempre calante legittimità del G8, 3) avere libero accesso alle riserve valutarie accumulate dalle “economie emergenti”. Proprio grazie all'accesso alle riserve di valuta estera di questi paesi, le “vecchie” potenze del G8 sono state in grado di salvare temporaneamente il sistema finanziario dal collasso e ridare slancio all'agonizzante Fondo Monetario Internazionale, così come ad altre istituzioni finanziarie internazionali. A loro volta, le istituzioni finanziarie in questione non hanno mancato di passare all'offensiva con nuovi programmi di aggiustamento strutturale. E questa volta non solo nel Sud del mondo, ma anche nel Nord.
“Inclusione”, tuttavia, non implica un'equa partecipazione. Come si può vedere, il vero potere decisionale resta nelle mani dei componenti del G8 e delle loro corporazioni. Inoltre, “espansione” non si traduce necessariamente in legittimità. Il G20 è ugualmente illegittimo e non democratico come il G8. Si tratta di un corpo di non-eletti, di un corpo non-rappresentativo, che non deve rappresentare né decidere sulla situazione economica e sugli orientamenti politici globali.
E proprio come per il G8, il vero obiettivo del G20 non è quello di risolvere la crisi, ma piuttosto di dare nuovo vigore al regime neo liberale. Il presumibile intento del G20 di salvare le economie mondiali rivela il suo vero obiettivo ed i suoi reali interessi.
Le proposte inizialmente introdotte (ed in particolare la proposta di controllare le transazioni finanziare con i paradisi fiscali) sono state sostituite da politiche di austerità fiscale, di liberalizzazione di scambi ed investimenti, e la promozione di false soluzioni di mercato per contrastare la crisi climatica, come, ad esempio, il commercio di carbonio. Anche le sue riforme finanziarie non impongono alcun controllo democratico sulla responsabilità di banche e multinazionali.
A dispetto di ogni prova del fallimento del modello economico, che non solo ha spinto milioni di persone in tutto il mondo alla povertà (incluse le popolazioni dei paesi appartenenti al G20), ma che, in più, contribuisce quotidianamente alla distruzione della vita sul pianeta, i governi del G20 continuano a promuovere i loro soliti affari.
A peggiorare le cose, il G20 – originariamente fondato per contenere la crisi – ora si propone come uno spazio politico con il potere di definire la governance mondiale, continuamente ampliando la sua agenda, includendo così questioni come il cambiamento climatico, le sovvenzioni all'utilizzo di combustibili fossili ed incentivi allo sviluppo, mentre nel concreto si fa poco in questi settori. E vista l'empasse dei negoziati del World Trade Organization, è evidente che i paesi stanno concentrando sempre più i loro sforzi sul G20, ponendolo al centro delle questioni dell'economia globale.
Le nostre richieste
Noi, movimenti sociali e organizzazioni, dobbiamo fermare l'agenda del G20 e del suo processo antidemocratico, costruendo dal basso alternative socialmente ed ecologicamente sostenibili.
Chiediamo:
  • un cambiamento del modello economico, che implica la fine del modello neo-liberista e la promozione di un nuovo modello basato sul cambiamento sistemico, finalizzato al benessere delle popolazioni di tutto il mondo (anziché ai profitti aziendali), nonché l'adozione di strategie economie in grado di creare posti di lavoro dignitosi, così come una nuova architettura finanziaria;
  • di fermare le “soluzioni” per il cambiamento climatico basate sulle logiche di mercato e sul processo antidemocratico dell'Accordo di Copenhagen (un chiaro passo indietro rispetto agli aspetti positivi del Protocollo di Kyoto), e l'immediato cambiamento del sistema produttivo, di consumo e di distribuzione;
  • la fine del sistema agroalimentare basato sulla speculazione dei prezzi e sui profitti delle corporation, e la sua sostituzione con un sistema che supporti i piccoli agricoltori e promuova la loro sovranità;
  • la sospensione delle negoziazioni del WTO e degli accordi bilaterali di libero scambio e regimi d'investimento, fino a quando non sarà approvato un nuovo accordo realmente basato sullo sviluppo sostenibile.
Mobilitiamoci ora!
Unisciti alla Settimana di Azioni Collettive a Seoul, dal 6 al 12 Novembre 2010
Korean People's G20 Response Action - una vasta coalizione di unioni laburiste koreane, movimenti sociali, e ONG creatasi per rispondere al summit del G20 di Seoul, lancia l'appello ai movimenti internazionali ad aderire alla Settimana di Azioni Collettive a Seoul, dal 6 al 12 Novembre 2010.
Le principali iniziative di questa settimana saranno:
  • incontri di apertura e chiusura (6 e 12 Novembre)
  • manifestazione dei lavoratori nazionali (7 Novembre)
  • conferenza internazionale a Seoul (dal 7 al 10 Novembre)
  • conferenza stampa per annunciare la Dichiarazione di protesta di Seoul contro il G20
  • manifestazione e corteo (11 novembre)
Chiamiamo i movimenti e le organizzazioni di tutto il mondo ad unirsi solidalmente ai compagni koreani durante la settimana di azioni collettive.
Per questo, vi invitiamo a:
. inviare rappresentanti per partecipare alle iniziative durante il summit del G20;
. organizzare azioni di solidarietà nei vostri paesi per mettere in luce ciò che avverrà a Seoul;
TUTTI A SEOUL PER IL CAMBIAMENTO DEL SISTEMA!!