lunedì 6 dicembre 2010

Cancun - Da Haiti le voci della protesta


Mentre il colera si aggiunge alla devastazione ambientale, non si fermano le mobilitazioni nell'isola

Haiti.Nell'accampamento de La Via Campesina abbiamo incontrato la delegazione che giunge dalla martoriata isola di Haiti dove al terremoto si è aggiunta queste settimane un epidemia di colera, confermata nella sua estensione dall' OMS.
Nell'isola sono presenti truppe dell' Onu, comandate dal Brasile, che vengono percepite dalla popolazione come truppe d' occupazione.
Le recenti elezioni, come molte altre situazioni di emergenza complessiva, più che essere un reale momento di democrazia hanno confermato la distanza tra chi detiene formalmente il potere e la stragrande maggioranza della popolazione.
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La popolazione di Haiti vive sulla propria pelle, oltre ad una situazione di miseria imposta negli ultimi decenni, anche le conseguenze di quella “shock economy” che dopo le catastrofi vuole imporre il mantenimento dello status quo di sfruttamento e di mancanza di diritti.
La richiesta di accesso alla terra per costruire una dimensone reale di sovranità alimentare, come ci racconta la delegazione haitiana, è al centro delle mobilitazioni anche contro tentativi squallidi e impresentabili di multinazionali come la Monsanto per introdurre in questa caotica situazione sementi Ogm.
La lotta per un' “altra Haiti” cerca di dare una speranza ad un isola che ne avrebbe tutto il diritto.

La situazione di Haiti è catastrofica, anche perchè ai disastri del terremoto e dell'occupazione militare si è aggiunto ora il colera. La malattia pare essere arrivata proprio con alcuni appartenenti delle truppe dell' Onu, provenienti dal sud est asiatico. In questo contesto ci sono state le elezioni. E come sempre accade nei paesi sotto occupazione si vorrebbe mettere al potere qualcuno di “fidato”.
Noi haitiani vogliamo un cambio del sistema sociale, ma quello che succede è che c'è un gruppo che “ruba il potere” e non difende gli interessi dei contadini, dei poveri.
C'è un problema reale di sovranità alimentare tanto più che in questo momento con la malattia tutto questo diventa più drammatico.
Haiti è un paese dove i contadini non hanno accesso alla terra, che è nelle mani della chiesa, della borghesia, del governo statale.
La devastazione ambientale della terra è molto forte anche perchè i contadini hanno pochi stimoli a coltivare qualcosa che non è loro e continuano a vivere in una situazione di miseria
Per questo lottiamo per la sovranità alimentare e la riforma agraria , proprio nel nostro paese dove i contadini sono più poveri dei poveri.
Per noi la lotta per la terra e la sovranità alimentare è quasi qualcosa di etico, di fondante tanto più che prima degli ultimi decenni di capitalismo selvaggio, la miseria non c' era.
Quarant'anni fa eravamo autosufficienti dal punto di vista alimentare ma poi ci siamo trovati ad essere super-sfruttati.
Quello che sta succedendo in particolare in queste ultime settimane sono le proteste contro le forze di occupazione di cui chiediamo l' allontanamento e per questo facciamo appello alle popolazioni dei paesi che hanno inviato truppe ad Haiti perchè si faccia pressione per allontanarle.
Negli ultimi mesi ci siamo mobilitati anche contro la Monsanto, che voleva inviare le sue sementi Ogm nel paese così come abbiamo manifestato contro la proposta degli agrocombustibili che devastano l'agricoltura locale.
Continueremo a lottare per un'”altra Haiti” così per un nuovo mondo.
A cura Associazione Ya Basta