martedì 4 maggio 2010

Il diritto alla solidarietà

 Articolo di Hermann Bellinghausen
  su La Jornada – Lunedì 3 maggio 2010

Oltre a rivelare all’opinione pubblica, anche se in maniera sfocata, la situazione di violenza politico-criminale prevalente nelle terre triquis della Mixteca oaxaqueña, e la responsabilità diretta in ciò del governo statale, l’attacco armato contro la carovana umanitaria che si dirigeva a San Juan Copala il 27 aprile segna una pietra miliare preoccupante, in particolare nelle terre indigene, su scala nazionale. Nel fragore della “guerra” governativa contro il “crimine organizzato”, i popoli sono ampiamente perseguiti. In pochi giorni abbiamo nuovi carcerati mazahuas nello stato del Messico e nelle terre maya dello Yucatan, rappresentanti comunali prelevati e desaparecidos a La Morena (Guerrero) e Ostula (Michoacán), e un altro villaggio distrutto, ora a Santiago Sochiapan (Veracruz).

Quanto successo a La Sabana, Oaxaca, è stato visto come un messaggio. La Rete per la Pace Chiapas, condannando l’attacco alla carovana umanitaria, ha dichiarato che questa aggressione “conferma il rischio che corrono i difensori dei diritti umani, così come i giornalisti in Messico”. Formata da una decina di organizzazioni indipendenti in Chiapas, la Rete esprime preoccupazione per la “situazione di vulnerabilità” in cui lavorano questi difensori “di fronte alla sempre di più ricorrente violenza politica, alla criminalizzazione del loro lavoro e all’indifferenza statale per la protezione della loro vita e integrità fisica”. La citata carovana, composta da rappresentanti di organizzazioni dei diritti umani, giornalisti ed osservatori internazionali, “è stata imboscata ed aggredita con armi da fuoco da un presunto gruppo della Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui, legata al Partito Rivoluzionario Istituzionale e segnalata come paramilitare”.
La rete deplora la perdita dell’attivista messicana Beatriz Cariño, “ed ugualmente ci sembra di particolare gravità che di fronte alla morte di Jyri Antero Jaakkola, di nazionalità finlandese, il governo di Oaxaca metta in discussione l’osservazione internazionale, meccanismo di intervento civile di pace che è risultato chiave per fermare la violenza in molti luoghi e contesti”.
Il governo di Oaxaca, segnalano le organizzazioni, “si dissocia da ogni responsabilità in questi fatti di violenza”, sebbene “l’impunità nei numerosi omicidi e fatti di violenza registrati nella zona triqui hanno contribuito, almeno per omissione, a creare la situazione di violenza nella regione”. Infine, manifestano il sospetto che “come avviene normalmente in Chiapas, la risposta a questo attacco sia un’attenzione limitata a ristabilire un minimo di ordine pubblico, senza affrontare le cause di fondo che stanno dietro la violenza che prevale nella zona triqui”.
In questo contesto, le “ingenue” e trogloditi dichiarazioni del governatore Ulises Ruiz Ortiz contro “gli stranieri” con l’ammissione che nella zona Triqui comandano i suoi alleati paramilitari, mirano non solo all’impunità su cui conteranno nuovamente, ma ad una delegittimazione verbale, che potrebbe diventare legale, contro gli osservatori dei diritti umani, sia messicani che di altre nazioni.
La questione era già nell’aria. Nei giorni precedenti l’imboscata a Oaxaca, persone ed organizzazioni indipendenti che accompagnano le comunità indigene del Chiapas – tra questi il Centro di Investigazioni Economiche e Politiche di Azione Comunitaria (CIEPAC) ed il Comitato di Soutien aux Peuples du Chiapas in Lutte, di Parigi – hanno emesso il pronunciamento La Solidarietà è Nostro Diritto (11 aprile), sottoscritto da oltre 400 persone di 24 paesi: “Denunciamo una campagna in Messico e in America Latina contro il diritto legittimo di ogni persona di solidarizzare con i movimenti ed i processi sociali che ci sembrano pertinenti. Questa campagna vuole stigmatizzare, delegittimare e criminalizzare il fatto di essere solidali con i movimenti sociali”.
In risposta ad una serie di presunte “rivelazioni” diffuse su certi media on-line e stampati alla fine di marzo, su persone e gruppi solidali con i popoli zapatisti, il pronunciamento internazionale segnala la “distorsione totale di relazioni solidali della società civile con i popoli”, ignorando che il movimento zapatista, “per la sua giusta causa, per saper ascoltare la società civile, per la sua etica e per la dignità dei suoi popoli, dal 1994 ha destato la simpatia e la solidarietà di centinaia di migliaia di persone in Messico e nel mondo”.
L’imboscata a Copala e la rinnovata ostilità dei governi di Oaxaca, Chiapas e Guerrero verso la solidarietà civile, segnano una retrocessione nelle nostre garanzie civiche. La solidarietà è sempre stata, più che un diritto, un bel attributo dei messicani ed uno spazio degno di intendimento con l’umanità. Una tradizione che ci onora. Una finestra aperta. In tempi come quelli attuali, il Messico ha bisogno che le finestre siano il più possibile aperte, non che si chiudano.