lunedì 3 maggio 2010

Istambul - Primo Maggio a piazza Taksim anche per la pace

Trentadue anni e finalmente i lavoratori della Turchia sono tornati a celebrare il 1 maggio nella piazza Taksim, a Istanbul. Oltre duecentomila persone si sono riversate nella piazza per eccellenza della vecchia Costantinopoli. Una grande festa di popolo, dove le parole d’ordine e gli slogan sono stati strettamente ‘operai’ (no alla disoccupazione, lavoro per tutti) ma anche direttamente collegati al mondo operaio. Grande infatti la richiesta di pace. Al governo dell’AKP i lavoratori kurdi e turchi, armeni, laz, circassi, hanno chiesto pace e dialogo. 
Il governo islamico dell’AKP l’anno scorso aveva ripristinato la festa nazionale chiamata dal padre della patria, Mustafa Kemal Ataturk, festa di primavera. Ma ancora l’anno scorso la piazza Taksim è stata vietata ai lavoratori. Quest’anno invece, dopo estenuanti trattative condotte dai sindacati, la celebre Taksim è ritornata in mano ai sindacati e alla gente. “Inadatta a concentrazioni di massa”, così era stata dichiarata Taksim fino a quest’anno. Nel 1977 in occasione del 1 maggio, migliaia di lavoratori vennero attaccati vigliaccamente da uomini armati. I morti furono almeno trentaquattro. Gli assalitori non furono mai presi, ma la piazza venne vietata ai lavoratori.
Le celebrazioni del 1 maggio in Turchia sono associate, purtroppo, con le immagini della violenza della polizia. In genere si comincia una settimana prima con arresti preventivi: centinaia di persone vengono poste in stato di ferme, dopo raid mirati, a associazioni, gruppi politici, sindacati. La giornata del 1 maggio negli ultimi anni si è conclusa con oltre mille arresti e con pesanti cariche della polizia.
Aver ottenuto la riapertura di Taksim per i sindacati e per i lavoratori è una grande vittoria. Anche considerato il prezzo pagato, in termini di repressione. Per Suleyman Celebi, presidente della confederazione Disk (il sindacato rivoluzionario) ci sono soprattutto “due ragioni che hanno portato all’apertura di Taksim. Da una parte la lotta dinamica del sindacato, sia a livello nazionale che internazionale. L’altro fattore – aggiunge – è legato alla congiuntura interna del paese, visto che la decisione di aprire Taksim rientra nelle iniziative di democratizzazione e riforma messe in atto dal governo dell’AKP che già guarda alle prossime elezioni generali”. Per Sami Evren, presidente del sindacato del pubblico impiego, Kesk, lotte come quella recentissima dei lavoratori della Tekel, “hanno giocato un ruolo importante anche nella decisione di restituire Taksim ai lavoratori”. Anche per Evren il governo guidato da Recep Tayyip Erdogan ha gli occhi fissi sulle prossime elezioni. Perché non si può nascondere che la crisi economica, la conseguente disoccupazione crescente e le lotte, hanno contribuito a una minor popolarità dell’AKP. La lotta della Tekel è stata per molti versi più che un campanello d’allarme e non solo per il governo. Il paese si è come risvegliato davanti alle immagini quotidiane dei lavoratori della ex fabbrica statale di alcool e tabacco che per due mesi hanno lottato per contrastare i cambiamenti (in peggio, ovviamente) previsti nelle loro condizioni di lavoro.
Sul legame tra 1 maggio e elezioni punta anche Mustafa Öztaşkın, presidente di Petrol-İş. “In questi otto anni di governo – dice – l’AKP ha cercato di creare questa immagine di partito e governo impegnato a lavorare per la democratizzazione del paese. Ma la maschera – aggiunge – cadeva ogni 1 maggio”.
di Orsola Casagrande
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