giovedì 17 settembre 2009

Il racconto dell'aggressione ad Aldo Canestrari

Sono stato aggredito e picchiato a Diyarbakir, il 12 IX 2009, dai nemici della democrazia, della pace e del popolo kurdo.



Resoconto dei fatti e degli antefatti

Italiano, vivo sovente in Turchia dalla primavera 2002; sono stato molto sovente a Istanbul, strinegendo amicizie fraterne con molti Turchi, e circa un anno nella meravigliosa costa sud occidentale della Licia (Olympos, Cirali, Antalya), collaborando con qualche hotel e pensione, ed ammirando gli incanti di questa regione dove la natura splendida delle coste, dei monti, delle valli rocciose si incastona con i resti sparsi qua e la’(tombe, teatri...) di una civilta’ antica e suggestiva.Ma e’ soprattutto con il popolo kurdo, con il suo senso di identita’ cosi’ profondo e al tempo stesso cosi’ privo di orgoglio e cosi’ aperto al dialogo che ho intessuto la mia amicizia: ho abitato a Diyarbakir dal 2002 per circa due anni e mezzo, poi ci sono sovente tornato. In particolare quest’anno, mentre ero a Istanbul, ho saputo, da amici, del Social Forum della Mesopotamia (MSF)(http://international-amed-camp.org) programmato a Diyarbakir dal 25 al 30 settembre, ed ho immediatamente deciso di collaborare.
Verso fine giugno mi sono trasferito a Diyarbakir, ho cominciato a tradurre in italiano i programmi del MSF,ho preso in affitto un alloggio per me e per i miei due amici italiani di Istanbul (Miguel ed Elio),ma poco dopo, verso meta’ luglio,avendo per caso nuovamente incontrato un vecchissimo amico di Derik, Şahabettin, scultore e pittore, ho accolto il suo invito e mi sono trasferito per due mesi in questa deliziosa localita’ agropastorale a un’ora e mezzo da Diyarbakir, tra colline rocciose, uliveti, frutteti e ricordi storici delle epoche piu’ diverse e piu’ antiche.
A Derik la mia vita si e’ subito immersain un tessuto di relazioni di amicizia e familiarita’,e anche di interessi culturali: vi abitano diversi pittori,
scultori, scrittori, di cui ho curato i Siti Web,ed in particolare Eyyüp Güven, che ha scritto una informatissima “Storia di Derik” (che voglio tradurre in italiano),ed ha fondato una piccola associazione, Uma-Der,per combattere la tossicodipendenza, che cerca di risvegliare gli interessi culturali, sociali, sportivi etc. dei giovani.
Il mio interessamento al MSF ha contagiato Eyyüp,che ha deciso di parteciparvi, e mi ha proposto, il 12 IX, di andare insieme in auto a Diyarbakir dal mattino alla sera,per parlare di persona con gli organizzatori del MSF.
Ho accettato al volo. Siamo partiti da Derik il 12 IX verso le 12,30, con Ahmet, di Derik, autista e proprietario di un taxi,siamo andati a Kiziltepe, dove Eyyüp ha parlato a lungo con un suo conoscente, poi a Mardin, poi a Diyarbakir, dove siamo arrivati verso le 16.
Siamo andati al mio alloggio poi ad un ufficio (una mia pratica da sbrigare), poi al MSF (Sümer Park) Dove Eyyüp si e’ positivamente accordato per aprire uno Stand della sua associazione UMA-DER durante il MSF. Poi tre incontri, prima al Caffe’ Portakal, poi ad una locanda all’aperto; poi al Caffe’ Frida (tutti nell’area centrale di Sanat Sokak) con tre amici: il mio amico italiano Miguel, anche lui venuto per il MSF, Mehmet, giovane ed intraprendente traduttore,e Rüken, la collaboratrice di Diyarbakir di Uma-Der.
Era sera tardi, ci siamo salutati, ed Eyyüp, l’autista Ahmet ed io ci siamo avviati sulla strada del ritorno che da Diyarbakir riconduce a Derik. Saranno state le 22 circa. Dopo neanche mezz’ora siamo stati fermati da un’auto che stazionava in mezzo alla strada e fermava chi passava; ho pensato ad un abituale controllo di polizia, cosa tutt’altro che rara da queste parti.
Ero seduto al sedile anteriore, avavo posato di fronte a me, al suolo, lo zainetto in cui tenevo il mio computer portatile (piccolissimo ma potente: un Asus) e i molti soldi che Miguel mi aveva rimborsato per l’alloggio affittato collettivamente a Diyarbakir.
Ci hanno fatto scendere, io sono stato separato dagli altri due amici e fatto salire su un’altra auto, mentre la mia borsa veniva asportata, e sono stato portato un po’ oltre; poi sono stato trasferito una una specie di piccolo furgoncino.
Mi hanno chiesto la Carta d’Identita’ (“Kimlik”), ho risposto che non l’avevo, ma gli ho dato la fotocopia del mio passaporto.
L’uomo accanto a me mi ha bruscamente tenuto il capo inclinatocon la sua mano, e mi ha intimato di togliermi camicia e pantaloni, ma non ha atteso: in modo non meno brusco me li ha strappati via, lasciandomi nudo.
Poi mi ha messo sulla testa un lungo sacco biancastro di tela. Non vedevo piu’ nulla, non so quante pesone fossero presenti durante quanto e’ seguito: forse una, forse due, forse tre... Hanno cominciato a picchiarmi con estrema violenza, soprattutto sul volto, che e’ diventato una maschera di sangue, gonfio e tumefatto, e sul torace, lasciandomi quasi senza respiro.
Con cosa? Solo con i pugni? Con un bastone? Non so... Ho gridato: “Neden? Neden?”, cioe’: “Perche’? Perche’?”
Ma loro non hanno mai proferito nessun’altra parola.
Ero del tutto certo che mi avrebbero ucciso. Invece hanno aperto la porta e mi hanno abbandonato lungo una stradina di campagna.
Sono rimasto una decina di minuti a riprendere un po’ di fiato, poi si avvicinavano due cani, ho deciso di chiedere soccorso,in poche decine di metri ho raggiunto lo stradone principale e subito dopo un distributore di carburante, dove hanno chiamato ambulanza e polizia, entrambi arrivati in una decina di minuti.
Sono stato portato all’ospedale dell’Universita’ di Dicle, dove mi hanno fatto le prime cure, i raggi X etc.(e’ risultato che di rotto avevo solo un osso),poi al vicino posto di polizia di Şehitlik, dove sono stato trattenuto tutto il giorno seguente, il 13 IX,ed interrogato con estrema cura e dettaglio,e dove sono venuti, lo stesso giorno, Eyyüp, Ahmet, Miguel e Rüken; e inoltre due miei avvocati: conformemente alle mie richieste, i collaboratori di Muharrem Erbey, l’avvocato che assistette Dino Frisullo durante la sua prigionia dopo il Newroz del 1998; e che divenne suo amico fraterno, ed ora sta scrivendo un librosulla vicenda processuale e carceraria di Dino.
La polizia si e’ comportata con molto spirito di collaborazione e molta solerzia, promettendo che gli autori del misfatto sarebbero stati presi.

Non ho che da aggiungere una breve osservazione:

HANNO FALLITO !
Volevano creare spavento, disorientamento,volevano mettermi in fuga, ma i giorni successivi hanno testimoniato come invece quello che hanno fatto e’ servito solo a far crescere il clima di fraterna amicizia, solidarieta’, perseveranza, ed a rendere pubblici (caso mai ce ne fosse ancora bisogno!) i metodi adottati dai nemici della democrazia, della pace e del dialogo tra i popoli.
Io di qui non me ne vado di sicuro !

Diyarbakir, 16 settembre 2009

Aldo Canestrari