venerdì 16 ottobre 2009

Intrighi afghani

Gli italiani pagano i talebani in cambio di protezione, lo afferma il Times



Dal Times di Londra arriva la notizia che i servizi segreti italiani e il governo Berlusconi avrebbero pagato mazzette ai capi talebani per non aver problemi alla base di Surobi, 65 chilometri a est di Kabul.

Dalla Repubblica di oggi si legge:
"L'accusa del Times."
Secondo il Times, i pagamenti clandestini degli 007 italiani contribuirono alla morte di 10 soldati francesi coinvolti in un attentato il 18 agosto 2008 alla base di Surobi, dove erano subentrati agli italiani un mese prima. Il giornale londinese afferma che gli italiani tennero nascosta la storia dei pagamenti ai francesi, i quali però, vedendo che i colleghi italiani si muovevano con una certa tranquillità, non presero particolari precauzioni. La mancata conoscenza dei pagamenti li avrebbe indotti in errore, portandoli "ad una valutazione errata dei possibili pericoli e quindi alla catastrofe che ne è seguita".

Il quotidiano britannico sostiene di aver appreso queste informazioni da "fonti militari occidentali". Le somme, si legge nell'articolo, ammontavano a "decine di migliaia di dollari", che gli italiani "versavano regolarmente ai singoli comandanti nella zona di operazione delle loro truppe".

Secondo il Times, gli americani "sapevano" e avevano manifestato il loro dissenso al governo italiano. In particolare, l'ambasciatore statunitense a Roma, Donald Spogli, avrebbe esposto le proprie lamentele al governo Berlusconi proprio poche settimane prima dell'attacco al contingente francese. "

La ovvia risposta di Palazzo Chigi è stata una secca smentita con l'accusa al giornale inglese di falsità.
Mentre gli altri alleati tacciano all'Agenzia di stampa francese AFP un funzionario afghano, anonimo, ha dichiarato: "Molti Paesi della Nato impegnati in Afghanistan pagano gli insorti per fare in modo che i loro soldati non vengano attaccati; tra questi c'è anche l'Italia". "Accordi simili - ha aggiunto l'intervistato - esistono anche nella provincia di Herat, secondo le nostre informazioni, da parte delle forze italiane lì schierate". E conclude: "Si tratta di una pratica comune tra i soldati che operano nelle zone rurali dell'Afghanistan, salvo che tra i britannici e gli americani".

Articolo di The Times