giovedì 1 ottobre 2009

Sudafrica - Attacco alla democrazia nelle baraccopoli

L'apartheid non è finita

Nell'insediamento di Kennedy Road la milizia armata dell'Anc attacca il movimento Abahlali base Mjondolo

Comunicato stampa

Ormai da tre giorni Abahlali base Mjondolo (“quelli che vivono nelle baracche” in lingua zulu) è sotto violento attacco da parte della milizia armata dall’African National Congress. Il teatro principale delle violenze è l’insediamento di Kennedy Road, una delle principali baraccopoli di Durban. L’insediamento informale di Kennedy Road (dove vivono circa 7000 persone) è il luogo dove, alla fine del 2005, è nato il movimento Abahlali baseMjondolo. Il movimento lotta per i diritti alla casa e all’accesso ai servizi pubblici, e si oppone agli sgomberi indiscriminati delle baraccopoli. La battaglia di Abahlali è anche diventata una battaglia di democrazia: secondo il movimento, le autorità devono consultare i residenti degli insediamenti (shack dwellers) prima di prendere decisioni che riguardano gli insediamenti e il loro futuro, ascoltando le esigenze degli shack dwellers. La lotta del movimento si è concretizzata anche in un rifiuto della politica istituzionale, che non fornisce adeguate risposte ai problemi degli shack dwellers, e nel rifiuto di votare alle elezioni.

Abahlali base Mjondolo conta migliaia di membri e simpatizzanti in vari insediamenti nel KwaZulu-Natal e nell’area di Città del Capo. Il movimento elegge annualmente la sua leadership e prende ogni decisione attraverso assemblee di gestione aperte a tutti, in ogni insediamento in cui è presente.

Nell’insediamento di Kennedy Road a Durban, Abahlali lavora da anni insieme al Kennedy Road Development Committee.

Nella notte di sabato 26 settembre, i membri del Kennedy Road Development Committee sono stati vittima di un improvviso attacco da parte di un gruppo di 40 uomini armati. Ci sono sicuramente dei morti, alcuni dicono 3 altri 5. La polizia, per quanto avvertita, non è arrivata a Kennedy Road. Nella stessa notte, tutti i leader principali del movimento Abahlali sono stati presi di mira. Le loro case e i loro negozi sono stati distrutti. Dalle prime ricostruzioni pare evidente che il gruppo di criminali che ha sferrato l’attacco abbia legami diretti con la leadership locale
dell’African National Congress (ANC), che aveva promesso, due settimane fa, che avrebbe “reso la sede di Abahlali base Mjondolo una sede dell’ANC”.

La polizia è giunta la mattina di domenica e ha arrestato circa 8 persone.
Paradossalmente, però, le persone arrestate sono membri del Kennedy Road Development Committee, cioè quelli che hanno subito le aggressioni. Fra gli arrestati ci sono anche alcune persone che stavano partecipante ad una festa popolare a chilometri di distanza quando è avvenuto l’attacco.

La polizia presidia l’insediamento da domenica mattina, ma non sta facendo nulla per evitare che gruppi di criminali armati si aggirino per Kennedy Road, minacciando e aggredendo gli abitanti. Ogni richiesta di aiuto da parte di membri del movimento è stata ignorata.

Migliaia di persone hanno abbandonato la baraccopoli di Kennedy Road nelle ultime ore. Oltre alle donne e ai bambini, anche gli attivisti di Abahlali hanno lasciato l’insediamento a causa delle minacce di morte che hanno ricevuto.

Lunedì mattina il presidente della circoscrizione e l’assessore provinciale alla sicurezza sono giunti all’insediamento con una massiccia presenza di polizia. Le autorità hanno tenuto una conferenza stampa nella sala della comunità, dimostrando implicitamente il loro appoggio alle aggressioni che sono avvenute nel fine settimana. Hanno anche lanciato accuse al Kennedy Road Development Committee, sostenendo che i membri del comitato sono stati i primi ad iniziare le violenze.
Questa dichiarazione, però, risulta essere falsa. Ci sono vari testimoni, alcuni anche estranei alle vicende locali, che possono affermare il contrario.

Poco dopo, la polizia ha lasciato l’insediamento insieme alle autorità.
L’insediamento è stato lasciato nelle mani di gruppi di uomini armati al soldo dell’African National Congress che hanno distrutto l’ufficio di Abahlali baseMjondolo e minacciato di morte gli attivisti del movimento. Anche simpatizzanti e sostenitori del movimento, nonché vari giornalisti, sono stati minacciati ed è stato loro intimato di non avvicinarsi all’insediamento.

Dalle dichiarazioni delle autorità e dalle notizie che giungono, pare che il Kennedy Road Development Commitee e Abahlali siano stati allontanati dell’insediamento e sembra che tutt’ora l’insediamento sia sotto il controllo armato di membri della milizia. Tutti i membri del movimento hanno dovuto rifugiarsi altrove per la loro sicurezza.

La realtà, purtroppo, è che nei suoi 4 anni di attività il movimento è stato continuamente bersaglio della polizia. I suoi membri sono stati arrestati innumerevoli volte, accusati di crimini mai commessi, picchiati, perseguitati, minacciati. Le manifestazioni del movimento sono state vietate e represse, e le autorità hanno cercato di rappresentare il movimento come manovrato da forze esterne e antidemocratiche. Diverse organizzazioni che si battono per la libertà di espressione e per i diritti umani hanno denunciato questi atteggiamenti deprecabili da parte delle autorità pubbliche sudafricane.

In queste ore i comunicati dell’African National Congress locale cercano di addossare la responsabilità di quanto accaduto ai membri del movimento e che “è inaccettabile che un’associazione decida orari di chiusura ad esercizi commerciali nelle baraccopoli e che imponga alle persone un coprifuoco durante la notte”.
Paradossalmente, diventa una mancanza di democrazia una norma di autoregolazione che una comunità (attraverso un comitato regolarmente eletto) si era data, e non tanto un attacco da parte di uomini armati che ha ucciso, ferito e lasciato persone senza casa.

Il movimento continua a fare paura soprattutto all’ex partito “rivoluzionario”. Il fatto che i poveri abbiano deciso di parlare, di fare sentire la propria voce denunciando i tradimenti dell’elite politica è avvertito come una grande minaccia.
L’ANC vuole riconquistare, con ogni mezzo, i territori controllati democraticamente dal movimento. Nessuno è ostaggio del movimento! Ogni persona che vive negli insediamenti è libera di partecipare e di eleggere i propri leader. L’ANC ora vuole invece fare credere che il movimento sia un gruppo di criminali che terrorizza la propria gente.

Il movimento sta dando fastidio con la sua lotta alla corte costituzionale, dove si sta cercando di dichiarare incostituzionale una legge che garantirebbe alle varie municipalità di radere al suolo gli insediamenti e ricacciare gli abitanti verso il “deserto” delle periferie. Sta dando fastidio con il suo rifiuto di partecipare alla “politica” gestita dai partiti, dagli esperti delle sofferenze altrui. Sta dando fastidio perché è una realtà che sta crescendo in tutto il Sudafrica e si sta opponendo agli sgomberi forzati che il governo sta attuando per garantire un’immagine patinata in occasione del 2010.

L’apartheid non è finita, a quanto pare.

Francesco Gastaldon (Durban)

Filippo Mondini (Castelvolturno, di ritorno dal Sudafrica)

Per aggiornamenti si può consultare il sito del movimento
Abahlali

E' stata lanciata una petizione di solidarietà su:
www.thepetitionsite.com