lunedì 22 febbraio 2010

Cina: la fragile superpotenza

Il creditore d'America di fronte alla crisi finanziaria

Il diario di bordo di Paolo Do - Singapore

La svendita del debito americano da parte della Cina era nell`aria, da mesi. Chi, infatti, non si aspettava l`annunciato taglio di Beijing dei titoli di stato Usa ad inizio anno? Da fine gennaio e` ufficialmente il Giappone il maggior creditore degli Stati Uniti. A questo annuncio si accompagna quello dell`aumento del salario minimo di quasi il 12% in molte delle regioni Cinesi. Tale gesto non e` solo la risposta alla mancanza di forza lavoro, come nella regione del Pearl river Delta; anche la regione di Jiangsu, ovvero la terza maggiore regione esportatrice della Cina, ha infatti imposto un aumento del salario minimo. Lo stesso vale per Shanghai, la seconda provincia per importanza nell'export, seguiti da Beijing, Zhejiang e il Guangdong tra le altre.
Ci troviamo forse di fronte al tentativo, da parte della Cina, di riequilibrare il proprio surplus attraverso spesa sociale (soprattutto nel settore della formazione ed università) e aumento dei salari? In un certo qual modo Beijing e` costretta, da una instabilità interna, a perseguire questa via: il livello delle disuguaglianze sociali ha infatti pericolosamente sorpassato il livello di guardia, con il coefficiente di Gini attestato sullo 0.47% lo scorso anno. Si aggiunga a questo l'ultimo allarmato rapporto della accademia delle scienze sociali di Pechino che registra una vera e propria impennata di disordini degenerati in violenza su questioni riguardanti soprattutto contrattazioni sul lavoro e salario.
(Tra le altre, mentre  Steve Job presentava lo scorso mese gli utili record della Apple e l`iPad a S. Francisco, gli operai di una fabbrica di componenti proprio dell`iPhone, nella provincia di Shouzhou, hanno bloccato e gravemente danneggiato gli impianti chiedendo i bonus di produttività promessi dalla casa di Cupertino e mai visti, oltre che migliori condizioni di lavoro).

Il gigante cinese si trova cosi molto più vulnerabile di quanto si possa pensare, tanto sul fronte interno, che su quello esterno laddove il forte investimento in dollari americani rischia di essere ripagato con carta straccia.
Ed a Hong Kong non hanno molti dubbi a riguardo: e` il mercato delle valute il nuovo caldo settore della finanza dei prossimi anni. La crisi del debito degli stati nazione e la seguente sfida tra euro e dollaro come nuove monete di riserva, la crescita delle nuove economie come Cina, Brasile e India, sembrano rafforzare la sfida tra differenti divise nazionali e quella per le riserve mondiali.


Londra, capitale globale di questo tipo di commercio ha visto aumentare, solo negli ultimi mesi, il proprio volume di trading giornaliero del 13%.  Forse la Germania costringerà, alla fine, paesi come Grecia e Portogallo a lasciare l`euro?  I cinesi decideranno di fare dello yuan la valuta dominante del mondo? Situazioni forse remote, ma che creerebbero ulteriori e profonde onde d`urto nella geografia di questa nuova globalizzazione ancora tutta da definire.