martedì 2 febbraio 2010

Tre giorni in Terra Santa


Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Israele con sei ministri per un incontro al vertice con l'establishment di Tel Aviv.

Per molti è la più importante visita ufficiale dell'Italia in Israele dal dopoguerra ad oggi. Sicuramente la tre giorni che vede impegnato Silvio Berlusconi in Terra Santa può essere considerata una delle missioni diplomatiche più importanti della sua carriera politica. Tant'è vero che il presidente del Consiglio è arrivato all'aeroporto di Tel Aviv accompagnato da sei dei suoi ministri: degli Esteri, Franco Frattini; della Difesa, Ignazio La Russa; degli Interni, Roberto Maroni; della Salute, Ferruccio Fazio; dei Trasporti, Altero Matteoli e dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Ad attendere la delegazione italiana c'era il premier israeliano Benjamin Netanyahu che, alla vigilia dell'incontro, aveva dichiarato ai giornalisti: "Israele non ha un amico più grande di Berlusconi nella comunità internazionale". Le parole del lider di Likud non hanno stupito nonostante l'intervista, ovvia, rilasciata dal Cavaliere al quotidiano Haaretz due giorni prima della sua partenza: «La politica della colonizzazione - ha chiosato il premier - è errata. Israele deve ritirarsi dal Golan». Esternazioni chiare di condanna nei confronti delle misure di allargamento israeliano nei territori palestinesi che ricalcano la linea critica dell'Unione Europea ma che non sembrano, per il momento, aver intaccato i buoni auspici del pre-summit.
L'Italia è amica d'Israele, "la migliore che si possa trovare in Europa", e con questi buoni propositi si andrà avanti nel dialogo. Sul tavolo delle trattative, oltre nuovi negoziati di pace con i palestinesi - che Berlusconi vorrebbe trasferire nella cittadina siciliana di Erice e guidare come mediatore storico - ci sono anche le relazioni economiche tra Roma e Tel Aviv. Negli ultimi anni il partenariato bilatelale ha fatto registrare un giro d'affari di 2 miliardi di euro, ben al di sotto dei 7 miliardi che circolano fra Italia e Iran (terzo nostro partner commerciale). Un dato, questo, che gli "amici" vorrebbero modificare a loro vantaggio, e farlo al più presto, tanto per ottenere un oggettivo vantaggio monetario quanto per scongiurare un potenziamento smisurato della Repubblica Islamica che attualmente rappresenta lo Stato "anti-ebraico" per antonomasia. Su questo punto il presidente del Consiglio è stato perentorio e ha auspicato un rafforzamento delle sanzioni Onu se l'Iran non dovesse desistere dai suoi propositi in materia di energia nucleare.
Dopo aver sceso le scalette dell'aereo che l'ha portato in Terra Santa il premier ha tenuto un breve discorso nel quale ha ribadito: "il nostro amore verso Israele. Abbiamo l'orgoglio di essere noi con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea". Poi il presidente si è lanciato a favor di fotografi in un caloroso abbraccio con Netanyahu: "caro Silvio - ha detto il premier israeliano- siamo molto felici di averti a Gerusalemme". Il cavaliere, per tutta risposta, ha sfoderato una delle boutade che l'hanno reso famoso a tutta la stampa internazionale: "Ho un sogno - ha affermato davanti a flash e microfoni - che è quello vedere Israele fra i paesi dell'Unione Europea".
L'invenzione mediatica, riportata dai giornali di tutto il mondo, non impedirà comunque al primo ministro italiano di glissare sui delicati dialoghi con la controparte mediorientale. Al già citato consolidamento economico con Israele nella sua agenda degli incontri Berlusconi dovrà affrontare la spinosa questione della collaborazione tra l'agenzia spaziale iraniana e la compagnia italiana 'Carlo Gavazzi' per la costruzione del satellite Mesbah 2. Un punto, questo, che il governo di Tel Aviv non è intenzionato a tralasciare. Il Mossad, sicuro che il il congegno spaziale che Teheran manderà in orbita servirà a spiare Israele, sta infatti esercitando pressioni su Netanyahu affinchè si faccia chiarezza sulla natura della collaborazione fra gli ingegneri dell'intelligence del presidente Mahmud Ahmadinejad e la ditta Gavazzi. "Fingendo di ignorare il lato oscuro delle relazioni estere di Berlusconi - ha scritto il giornale specializzato Debka file - il premier israeliano non fa favori alla sua credibilità e a quella di Israele in patria o all'estero".

Antonio Marafioti
Fonte: PeaceReporter.it