giovedì 11 febbraio 2010

Ucraina, zitti zitti privatizzano l’acqua

di Astrit Dakli

Senza troppo rumore, mentre tutta l’attenzione nazionale e internazionale era rivolta al complicato esito delle elezioni presidenziali, il parlamento ucraino ha votato una legge che autorizza la privatizzazione dei servizi idrici. Come riporta la Ukrainskaya Pravda, la proposta di legge, presentata da due deputati del Partito delle Regioni del neopresidente Viktor Yanukovich, ha ricevuto i voti dei deputati del partito rivale, quello della premier Yulija Timoshenko, e di alcuni altri. Presenti in aula soltanto i due terzi dei deputati, quasi nessuno si è opposto. La legge rende privatizzabili tutti i servizi connessi all’acqua, sia per quanto riguarda la raccolta alla fonte sia per quanto attiene al trasporto e all’erogazione; a decidere comunque saranno le autorità locali (municipi).

Sul versante politico, la novità odierna è duplice: da un lato Yanukovich ha formalmente chiesto alla premier di dimettersi e consentire la formazione di una nuova maggioranza parlamentare con un nuovo esecutivo (richiesta subito respinta dal portavoce della Timoshenko); dall’altro il partito della premier ha annunciato di avere le prove di numerose falsificazioni nel conteggio dei voti in almeno tre regioni-chiave per il successo di Yanukovich, quelle di Donetsk, di Lugansk e della Crimea. Su questa base, il partito impugnerà l’esito del turno elettorale rivolgendosi al tribunale per far annullare il risultato in “almeno 900 seggi”, cioè quanto basta per invalidare l’intero processo elettorale.
Molto rumore, ma non è detto che la minaccia venga effettivamente messa in pratica: potrebbe invece essere soltanto un’arma per negoziare da posizioni più forti il futuro dei rapporti politici nel paese. Si moltiplicano comunque le voci di dissenso all’interno del partito della Timoshenko (la quale, di suo, non si è più mostrata direttamente in pubblico da domenica sera), con diversi esponenti di spicco che premono per un’accettazione del risultato elettorale (e, discretamente, per un accordo con il nuovo presidente che garantisca loro un posto al sole).