lunedì 8 febbraio 2010

Dance with the Dragon

I dollari cinesi e la Moldavia

Diario di bordo di Paolo Do - Singapore

L`ultimo discorso di Obama alla Nazione non poteva essere piu' chiaro: la cura per  aumentare i posti di lavoro nella recovery americana parla la lingua di nuovi accordi commerciali e delle esportazioni Made in USA, che Obama vuole duplicare in cinque anni. La promessa di far diminuire il tasso di disoccupazione americana non e' altro che un programma di ulteriori liberalizzazioni: solo portando a termine gli accordi di Doha sulla liberalizzazione dei servizi commerciali l'America potra' garantirsi un incremento dell'export. Le politiche sul lavoro USA passano quindi per il Doha Round del WTO. Siamo forse di fronte ad un radicale cambio di priorita` nella agenda di Obama per il 2010, dopo le scottanti sconfitte tanto sul clima che sulla riforma sanitaria?
Ma le condizioni con cui cercare di concludere tali negoziati sono decisamente cambiate rispetto a solo un paio di anni fa. Secondo uno studio della HSBC di Hong Kong entro il 2016 l`Asia potrebbe dare il maggior contributo alla crescita del PIL mondiale, sorpassando UE ed USA. L`EMI (Emerging Market Index) della HSBC e` aumentato del 56.1% nell`ultimo quadrimestre del 2009; un segno questo non solo della espansione di questi mercati, perche' non solo di crescita si tratta: essi stanno anche aumentando la loro autonoma interdipendenza. Nelle precedenti crisi economiche era il 'resto del mondo' ad essere dipendete dal West. Oggi la ripresa del West e` debolissima, e a rischio di nuovi shock o ricadute veraci. Cosa significa allora riaprire i giochi di Doha? Quale la posta in palio?

E chi di export se ne intende, e` di certo la Cina. Essa ha da poco stipulato, tra le altre cose, un patto di intesa ai 'confini' dell'Europa con la Moldavia. Un paese geopoliticamente debole, poverissimo di materie prime tra le altre cose. Ma un bilione di dollari americani di prestito da parte di Pechino fanno della Moldavia, di fatto, quasi una sua nuova provincia. Perche` questo investimento? Per diversificare le proprie riserve di 2.4 trilioni di dollari americani? Non solo.


Alle porte di una nuova e selvaggia liberalizzazione dei mercati, siamo forse di fronte alla prima delocalizzazione produttiva della Cina. In Moldavia si stanno trasferendo non solo molti degli stabilimenti del tessile europeo in fuga dalla Romania, dove i salari stanno aumentando. Questo confine dell'Unione Europea potrebbe di fatto diventare, per il Made in China, il paese da cui esportare direttamente in Eurlandia, tagliando cosi' pesantemente i costi legati alla logistica. Ed e` proprio dalla Moldavia, futuro centro tessile europeo e forse high tech, che la Cina prova a giocare una partita dove un inedito potere da super potenza emergente intreccia nuove forme di nazionalismo e produzione globale.