venerdì 19 febbraio 2010

Honduras - Piano di normalizzazione privilegia gli affari in mezzo alla violenza

Affari e violenza

Ritornano gli ambasciatori europei. Nessuno vuole parlare della costante violazione dei diritti umani

di Giorgio Trucchi

Nonostante manchi ancora un riconoscimento formale del governo di Porfirio Lobo Sosa, i paesi europei hanno iniziato a normalizzare le relazioni diplomatiche con l'Honduras, inviando nuovamente i propri ambasciatori che erano stati richiamati per "una consultazione" durata più di sei mesi. Hanno iniziato Spagna e Francia, seguiti a ruota da Italia e Germania e nei prossimi giorni la maggior parte dei paesi completerà il proprio personale diplomatico a Tegucigalpa.
Intanto, l'Unione Europea, EU, ha annunciato di avere riavviato i progetti di cooperazione, soprattutto quelli sociali e di sviluppo.
Alla presenza dell'ambasciatore dell'Unione Europea per il Centroamerica, Mendels Goldstein e degli ambasciatori appena rientrati, il nuovo governo di Lobo Sosa ha quindi ricevuto la benedizione del "vecchio continente", che presto si tradurrà in una completa riabilitazione del paese centroamericano. Reintegrare al più presto l'Honduras nella negoziazione dell'Accordo di Associazione, Ada, tra Unione Europea e Centroamerica, per poterlo poi firmare il prossimo 18 maggio a Madrid in occasione del Vertice Iberoamericano e prima della scadenza della presidenza spagnola, sembra essere parte del processo di normalizzazione fortemente voluto da una parte della comunità internazionale, che considera il tema economico e commerciale molto più importante di quanto sta accadendo ogni giorno sotto il nuovo regime. 
  
Fin troppo chiare le dichiarazioni rilasciate a fine gennaio da Goldstein, quando ha affermato che "tutti sanno ciò che è accaduto in Honduras. L'uscita di un paese, diciamo, dalla costituzionalità, è ciò che ha causato l'interruzione delle negoziazioni , ma dopo quanto è accaduto ieri (l'insediamento del nuovo Presidente) stiamo vedendo che è già iniziato un processo di veloce normalizzazione della situazione". 
  
Allo stesso modo, il commissario europeo del Commercio, Benita Ferrero-Waldner, ha assicurato che la Commissione Europea è stata sempre a favore della partecipazione di un negoziatore honduregno alla riunione informale tra il blocco europeo e quello centroamericano, che si è realizzato alla fine di gennaio 2010 a Bruxelles. Spera inoltre che l'Honduras possa partecipare a tutti gli effetti alla ripresa delle negoziazioni programmata per il 22 febbraio nella capitale belga.

"Naturalmente vogliamo vedere un'evoluzione della situazione politica in Honduras ed ancora mancano alcuni dettagli. È stato fatto un buon passo avanti con l'investitura del nuovo presidente honduregno, così come con l'uscita dal paese di (Manuel) Zelaya, la possibilità di un'amnistia e l'uscita definitiva del presidente di fatto (Roberto Micheletti) ", ha detto Ferrero-Waldner a EFE. 
  
Commercio e ancora commercio 
  
Migliori condizioni per le imprese europee installate in America Centrale, sembra essere il vero obiettivo di questa nuova accelerazione per concludere velocemente l'AdA, lasciando gli altri due pilastri - cooperazione e dialogo politico - come semplici decorazioni per dimostrare che si tratta di qualcosa di diverso dal Trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Centroamerica e Repubblica Dominicana (CAFTA-DR). 
  
"Il proposito dell'UE è di costruire un'area 'Eurolatinoamericana' di libero commercio per l'anno 2010. Qualcosa di molto simile all'antico progetto degli Stati Uniti di costruire un'area di libero commercio per l'intero continente (Alca) - ha detto Raúl Moreno, direttore dell'Area di Ricerca della Fondazione degli studi per l'applicazione del diritto, Fespad, durante un'intervista con  "Comunica on-line". 
  
Nonostante ciò, gli europei presentano un pacchetto molto più seducente. Si parla di un Accordo di Associazione e ci vogliono convincere che non si tratta di un Tlc, bensì di un Ada che ha due componenti addizionali, un accordo di cooperazione ed un tavolo di dialogo politico. Ma la verità è che l'accordo di cooperazione ed il tavolo di dialogo politico sono la decorazione di un pacchetto che  fondamentalmente è un Trattato di libero commercio. 
  
Gli investimenti, la proprietà intellettuale, i servizi, le privatizzazioni, sono gli elementi occulti di queste negoziazioni. Non si tratta quindi solamente del commercio", ha spiegato il docente universitario. 
  
Durante la sessione di negoziazioni che si svolgerá in Belgio alla fine di febbraio e dove potrebbe riapparire l'Honduras, verrà affrontato il restante 10 per cento dell'accordo, cioè tutti quei punti considerati "sensibili" per i paesi centroamericani. Fino ad oggi, il Nicaragua sembra essere l'unico paese della regione che continua a manifestare seri dubbi su questo processo e su un possibile riconoscimento dell'attuale governo honduregno e su un suo ritorno al tavolo dei negoziati.
Infatti, in un incontro tra il presidente nicaraguense Daniel Ortega e il segretario di Stato spagnolo per l'Iberoamerica, Juan Pablo de Laiglesia, in visita ai paesi centroamericani per sondare la possibilità di un riconoscimento del governo honduregno e di una sua inclusione nella negoziazione di Bruxelles, sono emerse sostanziali differenze di visione.
Per il presidente nicaraguense, "il golpe ha rappresentato un colpo per l'integrazione centroamericana ed i suoi effetti sono più che mai vivi. Sebbene in Honduras ci sia un Presidente, quest'ultimo convive ancora con un regime militare. I fucili non sono spariti ed al contrario, i militari sono stati premiati con un'amnistia. Dobbiamo dialogare e lavorare per ottenere una nuova stabilità nella regione ed infatti, insieme ai presidenti del Guatemala e del Salvador, stiamo preparando una proposta per recuperare tale stabilità e per annientare qualsiasi possibilità che nella regione possa ripetersi quanto accaduto in Honduras", ha detto Ortega.
Rispetto all'Accordo di Associazione, Ortega ha spiegato che all'inizio delle negoziazioni il Nicaragua aveva molte aspettative e sperava che davvero fosse qualcosa di diverso dal CAFTA-DR. "Con il passare del tempo questo accordo si è trasformato in un attentato contro la capacità produttiva della regione. Speriamo - ha continuato il presidente nicaraguense - che si possa firmare prima che scada il periodo di presidenza della Spagna, ma solo se questo accordo verrà a fomentare le nostre capacità produttive, quelle delle piccole e medie imprese e non ad annientarle".
 
Diritti umani? Silenzio e oblio
  
A pochi giorni dal Vertice del Gruppo di Rio (22 e 23 febbraio a Cancun, Messico), durante il quale i paesi latinoamericani e dei Caraibi tratteranno temi molto complicati come la situazione ad Haiti, il processo politico in Honduras dopo il colpo di Stato, l'installazione di basi militari nordamericane in Colombia e la nascita di un nuovo organismo formato solo da paesi latinoamericani e caraibici, che faccia da contrappeso alla presenza di Stati Uniti e Canada nell'Organizzazione degli stati americani, Osa, tutto fa pensare che anche nella regione centroamericana ci sia una grande voglia di normalizzazione della situazione honduregna. 
  
Non è un caso che nei giorni scorsi il presidente guatemalteco Álvaro Colóm abbia realizzato un visita lampo in Nicaragua, per cercare di "ammorbidire" la posizione del presidente Daniel Ortega e trovare così un accordo centroamericano per riconoscere formalmente il nuovo governo honduregno durante il Vertice (al quale l'Honduras non sarà comunque invitato). 
  
Tuttavia, né l'Unione Europea, né i paesi centroamericani, eccettuando il Nicaragua, sembrano interessati ad approfondire ciò che è accaduto dopo il 28 giugno in Honduras e nemmeno la situazione di costante violazione ai diritti umani, che non si è mai fermata nemmeno dopo l'insediamento del nuovo governo. 
  
La strategia di normalizzazione, i cui strumenti principali sono stati il Piano Árias-Accordo di San José ed il Dialogo Guayamuras-Accordo Tegucigalpa-San José, punta ora ad iniziare la sua tappa finale attraverso l'installazione di una fantomatica e presunta Commissione della Verità, presieduta dall'ex vicepresidente guatemalteco Eduardo Stein e molto probabilmente integrata dall'ex presidente messicano, l'ultra conservatore Vicente Fox.
Il Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, ha già respinto qualsiasi legittimità di tale commissione. 
  
In un recente comunicato, il Comitato dei familiari di prigionieri scomparsi in Honduras, Cofadeh, ha evidenziato come "il terrorismo di Stato implementato dal 28 giugno contro la popolazione honduregna continua con la selettività dei crimini, la persecuzione politica ed altre violazioni dei diritti umani, e contraddice il discorso di riconciliazione e l'installazione di una Commissione della Verità". 
  
Per il Cofadeh siamo in presenza di una doppia morale dell'attuale regime, "che cerca di pulire un'immagine inondata di sangue e terrore, per presentarsi davanti alla comunità internazionale come un governo di riconciliazione. 
Tuttavia, la realtà è un'altra. Mentre si bevono vini costosi in hotel eleganti per ascoltare sempre la stessa storia da parti di chi ha perpetrato il colpo di Stato e mentre si cominciano a preparare le condizioni per creare la Commissione della Verità - continua il comunicato -, fuori continuano i sequestri, gli omicidi e la strutturazione di strategie perverse per smantellare la resistenza". 
  
Violenza e repressione durante il governo Lobo
  
Il 15 febbraio 2010 è stato assassinato Julio Funes Benítez, membro della Resistenza e del sindacato dei lavoratori del Servizio nazionale degli acquedotti e fognature, Sitrasanaays. Da una moto in corsa gli hanno sparato tre colpi di pistola.
Il 12 e 14 febbraio l'esercito, la polizia e gruppi di guardie private incappucciati (paramilitari) hanno cercato di sgomberare dalle loro terre, usurpate da tre latifondisti produttori di Palma Africana, i membri del Movimento contadino unificato dell'Aguán, MUCA. L'attacco con pistole e fucili e la risposta dei contadini ha prodotto vari feriti da entrambe le parti. Si teme che nei prossimi giorni possa esserci un incremento della violenza.
Il 12 febbraio 2010 una macchina si è avvicinata a Hermes Reyes, membro del Movimiento ampio per la dignità e la giustizia, Madj. Una persona non identificata si è sporta e l'ha colpito al volto con un oggetto, provocandogli profonde ferite. Mentre si allontanava, dall'auto sono partiti insulti e minacce, accusandolo di essere della Resistenza.
L'11 febbraio 2010 quattro uomini vestiti di nero sono entrati indisturbati nella casa del vicepresidente del Sindacato dei lavoratori dell'industria delle bevande e simili, Stibys, Porfirio Ponce, portandosi via un computer portatile in cui vi erano importanti informazioni sul sindacato e sulla Resistenza e lasciando macchie di sangue sul letto. 

Il 9 febbraio 2010 sono stati rapiti per tre giorni Edgar Martínez, Carol Rivera, Meliza Rivera e Johan Martínez, tutti membri della Resistenza. Sono stati interrogati, torturati e le due donne violentate
Il 3 febbraio 2010 è stato trovato il corpo senza vita di Vanessa Yaneth Zepeda Alonso, 29 anni, membro del Fnrp e del sindacato dei lavoratori dell'Istituto honduregno di previdenza sociale, Sitraihss
Secondo vari testimoni, la giovane è stata lanciata da un auto in corsa dopo essere stata sequestrata un giorno prima. Zepeda aveva denunciato costanti minacce attraverso messaggi scritti e persecuzione amministrativa sul posto di lavoro. Agli avvocati della Resistenza non è stato permesso di entrare al Pronto Soccorso per fare le indagini del caso. 
  
Il 2 febbraio 2010 sono stati rapiti Manuel de Jesús Murillo e Ricardo Vázquez Vázquez, entrambi cameraman che lavoravano nella Casa Presidenziale durante il governo di Manuel Zelaya e che hanno partecipato attivamente alle marce della Resistenza. 
Due uomini armati li hanno sequestrati e portati in una casa dove sono stati interrogati e torturati fisicamente e psicologicamente.
 
Solidarietà urgente 

È per questo che il Cofadeh e le altre organizzazioni dei diritti umani hanno chiesto alla comunità internazionale di "non lasciarsi impressionare dai canti di sirena che hanno l'obiettivo di far addormentare la lotta contro l'impunità".
  
Per Bertha Oliva, coordinatrice di questa organizzazione, "la creazione della Commissione della Verità senza consultare la popolazione ha il proposito di vendere l'immagine a livello internazionale che qui in Honduras tutto è stato risolto. Invece la gente continua a morire e ad essere perseguitata. 
Chi ha commesso i delitti deve pagare, perché le violazioni ai diritti umani non sono negoziabili, sono crimini di lesa umanità", ha concluso.