martedì 23 febbraio 2010

Lula, la riforma agraria e le transnazionali

A Carnevale l'ultima azione del Movimento Sem Terra
La settimana scorsa, durante i festeggiamenti del carnevale, militanti del Movimento Sem Terra (MST) brasiliano hanno installato acampamentos intorno a 60 latifondi improduttivi dello stato di San Paolo. Scopo dell'offensiva, battezzata Carnaval Vermelho (Carnevale Rosso), è fare pressione sulle istituzioni affinchè applichino la legge costituzionale che garantisce il diritto a chiedere l'esproprio dei terreni che non vengono coltivati.
In linea con la strategia di lotta che contraddistingue il MST, le famiglie che hanno partecipato all'azione hanno costruito baracche intorno al latifondo che rivendicano, all'interno delle quali vivranno fino a quando l'INCRA (Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária, l'ente preposto all'applicazione della riforma agraria) non deciderà l'esproprio del terreno e la successiva assegnazione alle famiglie che ne fanno richiesta. Spesso gli occupanti trascorrono anni vivendo in questi acampamentos (accampamenti), in una situazione di assoluta promiscuità e indigenza, in attesa di ricevere l'usufrutto della terra e costruire su di essa un assentamento (insediamento).
"Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di segnalare le aree che devono essere destinate alla riforma agraria. Ora aspettiamo l'intervento dell'INCRA", ha dichiarato José Rainha, il leader contadino che ha promosso la mobilitazione. Rainha ha inoltre denunciato il fallimento dell'amministrazione Lula nella politica di creazione di assentamentos: il piano nazionale di riforma agraria annunciato dal governo prevedeva che, tra il 2003 e il 2007, 550 mila famiglie avrebbero ricevuto l'usufrutto dei terreni non produttivi, ma in realtà solo 163 mila beneficiarono della riforma agraria.
La politica degli assentamentos è però vista dal MST come una compensazione di tipo assistenziale, utile a risolvere conflitti isolati, che non porta all'estinzione del latifondo. Il vero obiettivo del Movimento Sem Terra è quello di cambiare radicalmente la struttura fondiaria del Brasile, dove l'1% dei proprietari agricoli controlla il 45% delle terre coltivabili, facendo del paese il secondo al mondo per concentrazione della proprietà terriera. Molti economisti ritengono che la presenza di latifondisti - proprietari terrieri che hanno appezzamenti grandi come interi stati europei - sia la ragione principale che porta il Brasile ad essere il paese con i più grandi squilibri socio-economici al mondo. L'abolizione del latifondo è pertanto l'unico modo per attuare una reale ridistribuzione della ricchezza di questo ricchissimo paese.
Nella lotta per la riforma agraria radicale il Movimento Sem Terra ha un nemico molto potente: il grande capitale internazionale. In Brasile si sta combattendo una battaglia fra due modelli di produzione: quello della piccola agricoltura e quello dell'agrobusiness, le transnazionali che operano nel settore agricolo, che privilegiano monoculture di dimensioni vastissime e l'utilizzo di pesticidi chimici.
Lula sta mostrando di dare la priorità al modello produttivo dell'agrobusiness. Il governo concede infatti una quantità maggiore di finanziamenti alle transnazionali, la cui produzione è finalizzata all’esportazione, rispetto a quelli assegnati ai piccoli e medi agricoltori, dai quali dipende il sostentamento del 70% della popolazione brasiliana. Molti degli accordi stipulati tra il governo Lula e le imprese dell'agrobusiness - il cui numero è in crescita - riguardano l'installazione di monoculture destinate alla produzione di agrocombustibili, per le quali sono stati e saranno ancora abbattuti migliaia di ettari di foresta amazzonica.
La priorità del governo Lula sembra quindi essere quella di garantire la mobilità dei cittadini del Nord del mondo, piuttosto che sfamare i 54 milioni di brasiliani che soffrono la fame.