lunedì 1 febbraio 2010

Sgomberi a La Garrucha.

Articolo di Hermann Bellinghausen  su La Jornada – Domenica 31 gennaio 2010

Il governo vuole realizzare centri ecoturistici
Gli zapatisti denunciano lo sgombero e la distruzione di una comunità indigena
La giunta di buon governo (JBG) El camino del futuro, con sede nel caracol di La Garrucha, questo venerdì ha denunciato lo sgombero e distruzione della comunità indigena Laguna San Pedro, nel municipio autonomo Ricardo Flores Magón, lo scorso 22 gennaio. L’intenzione governativa dichiarata è “rimboschire” l’area e stabilire centri ecoturistici privati nei Montes Azules, dentro la considerata riserva della biosfera.
Mentre le case degli indigeni bruciavano, racconta la JBG, gli zapatisti sono stati costretti a salire sugli elicotteri per essere trasferiti nella città di Palenque, dove hanno sofferto “fame e freddo” in un rifugio fino a che non hanno ricevuto assistenza da organizzazioni civili indipendenti.

Come già successo in precedenti occasioni, l’operativo è stato preceduto da un’opportuna “richiesta” al riguardo delle autorità lacandone insediate a Lacanjá Chansayab, padroni legali di 600 mila ettari di selva ed abituale ariete per espellere i coloni dai Montes Azules.
Prima dello sgombero le forze inviate dal “malgoverno federale, statale perredista di Juan Sabines Guerrero e del presidente municipale (panista) di Ocosingo Carlos Leonel Solórzano hanno realizzato un operativo con poliziotti federali, accompagnati da funzionari della Procura Federale dell’Ambente (Profepa)”, chche hanno sorvolato con quattro elicotteri il villaggio Laguna San Pedro “per impaurire la popolazione”, racconta la JBG. Questa segnala che hanno partecipato all’azione poliziotti statali e federali, truppe dell’Esercito, funzionari del governo, cameraman e giornalisti. Una volta a terra, i funzionari “parlavano con gli uomini e le donne mentre i poliziotti ne approfittavano per bruciare le case delle basi di appoggio zapatiste”.
Com’è possibile che “il malgoverno parli di dialogo mentre i suoi poliziotti ed Esercito bruciano i beni dei compagni?”, chiede la JBG del caracol Resistencia hacia un nuevo amanecer. “Com’è possibile che il malgoverno cacci gli indigeni chiapanechi e messicani mentre occupa la terra per la costruzione di centri turistici per altre nazioni?”
Bisogna ricordare che dopo lo sgombero il governo statale ha annunciato che nei prossimi giorni saranno sgomberati altri sei villaggi, compreso il 6 de Octubre, anche questo zapatista, oltre a Nuevo San Gregorio, Ranchería Corozal e Salvador Allende, tra altri. Si sommerebbero a Suspiro, Buen Samaritano, Nuevo Salvador Allende ed alla citata Laguna San Pedro che il governo chiama San Pedro Guanil.
L’ex governatore panista dello Yucatan, Patricio Patrón Laviada, titolare della Profepa, nei giorni scorsi ha visitato il Chiapas per concordare queste azioni col segretario di Governo dell’entità, Noé Castañón León, che martedì 26 ha reso noto l’accordo di “rimboschire” e stabilire un centro ecoturistico dentro i Montes Azules, si presume a favore degli abitanti di Nueva Palestina, membri secondari della cosiddetta “comunità lacandona” e responsabili impuni del massacro di Viejo Velasco Suárez, nel 2006, anche in questo nei Montes Azules.
Lo “sviluppo ecoturistico” faceva parte dei progetti di investimento dell’industriale Moisés Saba, morto settimane fa in un incidente in elicottero alla periferia di Città del Messico. Un altro suo progetto era la produzione di biodisel su un migliaio di ettari di selva. Sembra che i progetti proseguano, almeno per i governi statale e federale. Secondo Castañón León, si promuoverà “l’uso sostenibile” delle risorse naturali con progetti di “sviluppo comunitario” (per i lacandoni ed i loro soci), “educazione ambientale e circuiti turistici della ruta maya“.
La JBG accusa il governo di “mentire e imbrogliare, di bruciare le case degli indigeni”, mentre i giornali parlano del ricollocamento degli zapatisti di Laguna San Pedro, ai quali sono state distrutte le abitazioni, saccheggiato il negozio cooperativo e causato perdite di alberi da frutta, mais, fagioli, indumenti e attrezzi da lavoro. I danni materiali ammontano a 585 mila pesos, oltre alle terre, che come usano dire gli zapatisti, non hanno prezzo.

Articolo La Jornada

Comunicato originale della JBG 


(Traduzione “Maribel” – Bergamo)