mercoledì 21 aprile 2010

Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici

Comincia l'evento convocato da Evo Morales in seguito al fallimento di COP15 di Copenhagen. Si sollevano voci "eretiche".

Dalla valle di Cochabamba - Eugeno Pappalardo - Associazione Ya Basta!

E' cominciata oggi a Cochabamba (Bolivia) la Conferenza Mondiale dei Popoli sui cambiamenti climatici e sui diritti della madre terra, indetta dal presidente Evo Morales a seguito del vertice COP15 di Copenhagen.
All'interno dello stadio di Tiquipaya, nella periferias di Cochabamba, davanti a diecimila persone, Evo Morales ha aperto questa mattina la tre giorni di dibattiti, conferenze, workshops sulla crisi climatica.
La Conferenza di Cochabamba nasce dopo il fallimento di Copenhagen ed è appoggiata dai paesi sudamericani dell'ALBA [1] e da una vasta rete di organizzazioni sociali, ONG e comunità indigene latinoamericane e di altri pasesi di tutto il mondo.

In una video-intervista Hugo Blanco, dirigente indigeno e direttore della rivista peruviana lucha indigena, prende in analisi la questione climatica. [ parte 1 ]  [ parte 2 ]
Oltre ventimila persone stanno riempiendo l'area dell'Università Univalle - università privata scelta come sede dell'evento - per partecipare ai numerosi workshop parte del programma "ufficiale", oltre alle decine di eventi paralleli, i cosiddetti "autoconvocati", gestiti direttamente dalle diverse organizzazioni presenti.
Risultati e proposte concrete ancora non ve sono naturalmente anche se le linee guida del documento finale della tre giorni sono state ampiamente anticipate dallo stesso Evo Morales, presidente boliviano nonchè anfitrione dell'evento globale: Dichiarazione Universale dei Diritti della Terra; creazione di un Tribunale Internazionale per la Giustizia Climatica; giungere ad un resoconto sulla vicenda del Debito Ecologico; ed infine (per ora) costruire una posizione comune di cui si possa far voce lo stesso Morales nella prossima riunione a Cancun in Messico di COP16.
Decine di stands, principalmente dei paesi dell'ALBA, governativi e non, ma anche tendoni di tutti corpi militari boliviani che parlano di sviluppo sostenibile e di Pacha Mama.
Oltre agli stands, va detto, militari, polizia, celerini, agenti speciali con passamontagna e fucile in braccio, presidiano la Conferenza, dentro e fuori, e pattugliano la città di Cochabamba.
Una grande kermesse della rivoluzione boliviana, con i suoi limiti e le sue contraddizioni.
Nella Conferenza sui Cambiamenti Climatici la grande assente, così come a COP15, è l'acqua. Sembra che quella che dieci anni fa è stata la capitale mondiale della difesa della risorsa idrica, in questi giorni sia diventato un ricordo più o meno lontanto. Certamente non per chi, la settimana scora, ha organizzato la Feria dell'Acqua. Ma sicuramente per gli organizzatori di questa prima Conferenza mondiale sul clima.
Per questa ragione, i partecipanti alla Feria dell'Acqua, tra cui anche il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, presenteranno domani (oggi per chi legge) un documento che chiederà una chiara e netta presa di posizione da parte dei governi presenti alla Conferenza di Cochabamba.
Assente anche uno spazio politico o un benchè minimo riferimento propositivo all'orizzonte messicano segnato dalla conferenza delle Nazioni Unite COP16, che proprio a Cancun si realizzerà ad inizio dicembre. Certo se ne parla e anche tanto, ma non è tema per workshop dedicati o per tavole rotonde.
Sono 17 i tavoli di discussione dunque, ma c'è anche un diciottesimo, che non è proprio gradito dentro la Conferenza ufficiale. E' rimasta inaspettatamente fuori dal consesso ufficiale. E'  il tavolo dei movimenti e delle reti sociali boliviane, che si stanno ponendo in modo critico davanti alla venerata e monolitica politica dei paesi dell'ALBA.
Dicono i rappresentanbti di questo workshop: nè capitalismo nè socialismo. Il modello di sviluppo non cambia, cosi come le attività produttive si basano sostanzialmente sull'estrazione di idrocarburi e di minerali. La Bolivia ne soffre, come il Venezuela, il Brasile, l'Ecuador e molti altri paesi sudamericani.
Il workshop numero 18, seppur escluso, non ha espresso contrarietà diretta con la Conferenza. Non dissente sul diritto alla madre terra,  ha però rivendicato il diritto di discutere dei numerosi conflitti socioambientali esistenti in Bolivia, non latenti ma visibili nei quartieri, cosi come nelle aree rurali. La Conferenza ufficiale li vede, ma non li ascolta e non gli da voce.
E così, il diciottesimo workshop si sta svolgendo al di fuori del recinto blindato dell'università, sede della Conferenza, ed in un clima del tutto peculiare: poliziotti antisommossa appostati fuori del locale reso agibile per il workshop hanno fatto da cornice a questo tavolo di discussione che, oltre a denunciare i casi specifici di conflitto in Bolivia, ha ricordato che proprio in questi giorni, diversi membri della ormai famosa "Mesa 18" sarebbero stati oggetto delle attenzioni dei servizi boliviani.
All'interno di questo spazio, la sgradita e temuta "Mesa 18", vi sono il sindacato dei contadini boliviani, diverse organizzazioni indigene tra cui la CONAMAQ e la OPIM, i comuneros dell'acquam, ricercatori, accademici e il Movimiento Sin Tierra della Bolivia (MST-B).
Di seguito alcuni frammenti della conferenza stampa.
Di seguito l'intervista a Moises Torres, responsabile dell'MST-B delle relazioni internazionali.
Durante l'incontro, è intervenuta anche la scrittrice canadese Naomi Klein.
[1] Alleanza Bolivariana per l'America Latina ed i Caraibi (Venezuela,Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Repubblica Dominicana,Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda)