venerdì 23 aprile 2010

Giornata conclusiva della Conferenza dei Popoli

Da Copenhagen a Cancun (Messico), il Climate Justice Action e Climate Justice Now lanciano le giornate di azione globale il prossimo ottobre.

Dalla valle di Cochabamba - Eugenio Pappalardo - Associazione Ya Basta!

Nella giornata conclusiva della Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici l'affluenza, dicono i media ufficiali, arriva a 40 mila delegati giunti da ogni parte del mondo.
Mentre fuori continuano gli stand augestiti e le ultime riunioni formali ed informali, dentro si respira aria di chiusura, con l'elaborazione finale dei documenti propositivi delle sessioni plenarie di ogni workshop.

In particolare la Conferenza sul Clima è giunta ad una dichiarazione finale con l'accordo de los pueblos. All'interno della dichiariazione si trovano i diritti universali alla "madre terra": dal diritto alla vita, al diritto alla salute integrale, dal diritto all'acqua al diritto ad essere rispettata (la terra) sino al diritto "a mantenere l'identità in qualità di esseri differenti". Non mancano i riferimenti al diritto a vivere con l'aria pulita, liberi da inquinamento e rifiuti tossici.
Peccato, segnaliamo, che la terra in questo paese, cosiccome in altri sudamericani, è ancora oggetto a sfruttamento brutale grazie al cosiddetto modello "neoestrattivista", ovvero la complessa ed attuale industria estrattiva, tra cui minerali e petrolio; peccato anche che l'acqua, qui a Cochabamba, terra della "guerra dell'acqua", questa risorsa non è accessibile a tutti; peccato, infine, che la differenza in questa Conferenza non è stata sempre rispettata come dimostra abbondantemente l'esclusione dei temi proposti dalla famosa Mesa 18. Insomma, una dichiarazione sui principi, che suona più come una dichiarazione d'intenti piuttosto che il riflesso di politiche reale.
A margine degli ultimi eventi di questa Conferenza, abbiamo incontrato Amy Goodman, prestigiosa giornalista statunitense e fondatrice di Democracy Now, che offre il suo punto di vista circa il ruolo che media possono e devono giocare rispetto all'obiettivo della giustizia climatica. Tale ruolo, spiega la statunitense, è quello di rompere il messaggio mainstream, informando adeguatamente la gente.
Infine, quest'ultima mattina di Conferenza Mondiale, si è realizzato il workshop convocato dal Climate Justice Action (CJA) che ha voluto aprire uno spazio di discussione e di proposta in questa tappa a Cochabamba, per affrontare la questione della giustizia climatica.
Questo tavolo di lavoro, dal titolo "Costruendo ponti tra continenti con movimenti di base per la giustizia climatica" ha visto oltre un centinaio di attivisti, europei e non, mettersi in cammino da Copenhagen a Cancun.
"Chi sono i nostri alleati? E quali ostacoli si frappongono?", queste le domande sottoposte ai gruppi di lavoro.
Abbiamo sentito Tadzio Muller, portavoce del CJA.
All'interno di questo spazio di discussione si sono ritrovate le reti che hanno organizzato le azioni Reclaim Power durante le mobilitazioni di Copenhagen: dal Climate Camp inglese, a Friends of the Earth.
Abbiamo sentito Criss e Agnese (Climate Camp, UK) che commentano la partecipazione alla Conferenza e danno spunti per attivare le reti per la Giustizia Climatica verso il COP16 in Messico.
Il CJA aderisce alla cosiddetta Minga Globàl, giornate di mobilitazione globale in difesa della madre terra e dei suoi abitanti, lanciata durante il Summit interamericano dei Popoli Indigeni Abya Ayala.
La data di inizio delle mobilitazioni è significativo:  il 12 ottobre, il giorno in cui Cristoforo Colombo giunse nelle Americhe. Ovvero, come dicono da queste parti, cominciò la conquista.
Queste giornate di mobilitazione sono promosse da organizzioni indigene e contadine come la CONAIE (Ecuador), ONIC Colombia; CONACAMI, Perù, Movimiento Sem Terra (MST-Brasile), ma anche la rete ATTAC ed altre organizzazioni.
Nel dibattito, diviso in gruppi di lavoro, è emerso da un lato come la Conferenza sia stata un'opportunità per parlare dei diritti alla terra ed incontrare organizzazioni e reti, dall'altra è emersa una posizione critica ai governi "popolari" dell'area dell'ALBA.
Un commento a caldo di Eduardo Amtmann, portavoce per l'America Latina del CJA e di Rodrigo Nunes della rivista Turbolence.
La proposta conclusiva del CJA e del cartello Climate Justice Now è stata quindi di aderire alla Minga Global e lancia per la giornata del 12 ottobre 2010 azioni globali in ogni paese, per costruire in rete le giornate per la Giustizia Climatica al prossimo vertice di Cancun.
In particolare il CJN, oltre ad aderire, a seguito dell'assemblea di oggi, ha pubblicato il comunicato con le numerosissime adesioni all'iniziativa.
Le giornate della Conferenza dei Popoli si sono chiuse con l'immancabile presenza di Hugo Chavez, che insieme a Morales e ad altri rappresentanti dei paesi dell'ALBA, ha ribadito la loro politica "antimperialista".
A riserva di maggiori analisi e considerazioni sull'evento, sicuramente la Conferenza sui Cambiamenti Climatici da un lato ha rappresentato  un grande palco mediatico per il governo boliviano, dall'altro ha rivelato le numerose contraddizioni costituita dai conflitti socio-ambientali legati a quello che il vice-presidente boliviano Álvaro García Linera ha chiamato "il capitalismo andino".