giovedì 8 aprile 2010

Kirghizistan, ri-rivoluzione colorata

Le opposizioni prendono il potere instaurando un governo provvisorio guidato da Roza Otunbayeva, molto vicina agli Usa, che infatti sono stati subito rassicurati sulla permanenza della loro grande base militare nel paese
Chi di rivoluzione colorata ferisce, di rivoluzione colorata perisce.
Cinque anni dopo essere salito al potere con la 'rivoluzione dei tulipani', il presidente kirghiso Kurman Bakyiev è stato rovesciato nello stesso modo e dalle stesse forze che lo avevano portato in carica: quelle sostenute dagli Stati Uniti, delusi dai risultati del cambio di regime del 2005.

Roza rassicura Washington. Dopo un giorno e una notte di violenti scontri, costati decine di morti e centinaia di feriti, il presidente Akayev ha lasciato la capitale tornando nella sua città natale (Jalalabad, nel sud del paese) e le opposizioni hanno preso il controllo del paese e delle forze armate, installando a Bishkek un governo provvisorio con a capo la loro principale leader, Roza Otunbayeva, che nei giorni scorsi era rimasta nell'ombra in attesa di tornare in scena. In una conferenza stampa, la Otunbayeva ha annunciato che sono già stati nominati nuovi ministri e che l'esecutivo transitorio rimarrà in carica fino a settembre per dare al paese una nuova Costituzione, più democratica, e preparare il terreno a nuove elezioni. Ha anche annunciato che la grande base militare Usa di Manas rimarrà aperta senza cambiamenti.

Dalle rose ai tulipani' made in Usa'. Ministro degli Esteri negli anni '90, quando era ancora al potere Askar Akayev, Roza Otunbayeva è stata la prima ambasciatrice del Kirghizistan negli Stati Uniti, in Canada e Gran Bretagna, dove ha vissuto fino al 2003, quando si è trasferita in Georgia per conto dell'Onu in coincidenza con la 'rivoluzione delle rose' di Tbilisi. Lì la Otunbayeva ha 'studiato' da vicino la pratica delle 'rivoluzioni colorate' e ha stretto contatti con le fondazioni statunitensi che le finanziano e le sostengono per conto di Washington: in particolare la fondazione Open Society di George Soros, la Freedom House di William Taft IV, il National Endowment for Democracy del Dipartimento di Stato e le due potenti organizzazioni internazionali di democratici e repubblicani, ovvero il National Democratic Institute e l'International Republican Institute.
Cinque anni dietro le quinte. Nel 2004 è tornata in patria diventando subito una delle principali leader della 'rivoluzione dei tulipani' del marzo 2005. Lasciata fuori dal nuovo governo 'rivoluzionario' del presidente Bakiev, la Otunbayeva è subito diventata la sua principale critica per le scarse aperture alla democrazia e all'Occidente. Nel novembre 2006 ha guidato le manifestazioni popolari contro il governo, per poi continuare a guidare l'opposizione da dentro il parlamento. Fino al suo clamoroso ritorno in scena di oggi.

Tratto da:
Peace reporter