giovedì 22 aprile 2010

Seconda giornata della Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici

Continua la kermesse tra gaffe, assemblee autogestite e la giornata conclusiva della "Mesa 18"
Dalla valle di Cochabamba - Eugeno Pappalardo - Associazione Ya Basta!
Si è svolta oggi la seconda giornata della Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici che si sta realizzando a nella città di Cochabamba in Bolivia.
La giornata è cominciata con le prime pagine dei quotidiani, locali, nazionali ed alcune testate internazionali, che hanno ripreso un passaggio peculiare del discorso d’inaugurazione pronunciato dal presidente boliviano Evo Morales. Con una gaffe il presidente indigeno ha sostenuto che il consumo di alimenti transgenici, in particolare il pollo (sic) e la Coca-Cola non solo porterebbe alla calvizie, ma sul lungo termine condurrebbe “alla deviazione sessuale”.

Cominciata così la giornata, l’arrivo di migliaia di ospiti della sede della Conferenza è stato caratterizzato dall’intenso chiacchiericcio sul tema e dall’affluire di un maggior numero di persone rispetto al giornata inaugurale. Workshop, tavole rotonde, eventi culturali,  riunioni autogestite, capannelli  lungo le decine di stradine del campus universitario che ospita la Conferenza, si sono susseguiti durante tutta la giornata.
La giornata di seminari e workshop è iniziata in particolare con un tavolo sul Debito Ecologico cui ha partecipato la scrittrice canadese Naomi Klein, il cui discorso è stato caratterizzato dalla denuncia delle responsabilità del governo canadese e l’enfasi sul fatto che i paesi sviluppati sono i veri responsabili di un debito cresciuto nel corso dei secoli di conquista e spoglio delle risorse naturali. La giornata poi è continuata in un crescente caos di orari e sedi di seminari che non cominciavano, che si posticipavano o, al contrario, si facevano prima del previsto.
Interessante, invece, la cosiddetta “agenda parallela”, ovvero gli incontri e gli scambi a margine delle attività ufficiali. E così abbiamo potuto dialogare con i militanti dell’organizzazione contadina internazionale Via Campesina. Primo fra tutti, ha parlato l’indonesiano Henry Saragih, coordinatore generale, che ha spiegato la posizione dell'organizzazione di fronte al tema della crisi climatica. Ha preso poi la parola Peter Rosset, militante statunitense di Via Campesina e attualmente residente in Chiapas, che ha riaffermato l’amicizia e la stima che Via Campesina ha nei confronti dell’esperienza zapatista nel sudest messicano. Infine, ha parlato Alberto Gomez, responsabile per il Nordamerica dell’organizzazione, che ha tracciato la linea che unisce l’esperienza di Copenhagen con quella in corso a Cochabamba fino a spiegare il panorama organizzativo verso la COP16 del prossimo mese di dicembre in Messico.
Oltre alle decine di sessioni ufficiali che si svolgevano in parallelo all'interno della Conferenza, la "Mesa 18" all'esterno dell'università ha visto protagoniste le esperienze di resistenza alle attività estrattive, dando voce alle reti indigene e campesine che in Bolivia, ma anche in altri paesi sudamericani, continuano a devastare il territorio.
La "Mesa 18" è stata promossa dal Consejo Nacional de Ayullus y Markas del Qullasuyu (CONAMAQ), un'organizzazione indigena boliviana, riunendo all'interno di questo spazio politico numerose organizzazioni ed esperienze locali.
Tra queste abbiamo incontrato il Movimiento Sin Tierra boliviano (MST-B) che ci ha presentato la problematica relativa all'accesso alla terra ed alle risorse. Abbiamo sentito il responsabile boliviano per le relazioni internazionali Moises Torres. Anche in Bolivia infatti continua ad esistere la dinamica dei latifondi, spiega, che ha visto centinaia di famiglie contadine occupare le terre.
Dopo una giornata di intensi lavori assembleari a microfono aperto, dove molte realtà hanno presentato casi e punti di vista, principalmente legati ai conflitti socio-ambientali, la Mesa 18 è giunta ad un documento finale.
"Mesa 18 si è costituita come uno spazio necessario di riflessione e denuncia nella cornice della Conferenza Mondiale", dice la dichiarazione, "con lo scopo di approfondire la lettura sugli effetti locali del capitalismo".
I firmatari del documento assumono "la responsibilità di mettere in discussione i governi latinoamericani cosiddetti popolari" per "mettere in luce le contraddizioni del processo (boliviano)".
Più avanti la dichiarazione riconosce il successo della Conferenza Mondiale ma afferma anche che "per garantire che questo processo si estenda come esempio per il resto del continente è necessario evidenziare le contraddizioni esistenti".
Leggi il documento integrale in lingua spagnola.
Tra le problematiche molto sentite c'è quella dei megaprogetti, tra cui quello dell'Iniciativa para la Integracion de la Infraestructura Regional (IIRSA) che, coivolgendo molti paesi sudamericani, prevede la costruzione di corridoi multimodali (strade, idrovie, aereoporti) per aprire nuovi canali commerciali tra la sponda pacifica ed atlantica.
Abbiamo sentito Donovan Suarez, della Fondazione Madal Bo.
Tra le voci presenti alla Mesa autostita abbiamo sentito inoltre Maria Mendoza che espone i problemi della sua comunità di fronte alla costruzione di una strada dentro il Parco Nazionale Sicoro Secure gestito dalla comunità indigena.
All'interno della Conferenza dei Popoli una delle sessioni piu' accese è stata quella sulla gestione sostenibile delle risorse forestali tramite i famosi Reducing Emission for Deforestation nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, come soluzione per contrastare i cambiamenti climatici promossa negli incontri della Conferenza delle Parti (COP).
Su tale issue e su quella delle mercato di bonus di CO2 (Protocollo di Kyoto) si inserisce il famoso caso della Riserva della Biosfera Yasuni (Ecuador) con cui il cui governo socialista Correa ha lanciato sulla scena internazionale a Copenhagen l'iniziativa Yasuni- ITT. In cambio di "certificazioni ambientali" legate al ruolo che gioca nella fissazione di carbonio una delle aree forestali a più alta biodiversità del pianeta, la proposta prevede di non sfruttare gli idrocarburi presenti nel sottosuolo a patto che i paesi industrializzati coprano la metà degli introiti ricavati dalla vendita di petrolio.
Tale proposta, apparentemente accattivante e "rivoluzionaria",  è assai contraddittoria, sia per la difficoltà nel raccogliore i fondi necessari per la sua realizzazione, sia perchè il governo Correa sta già procedendo all'esplorazione e alla costruzione delle infrastrutture petrolifere necessarie allo sfruttamento.

Ce ne parla Maria Elisabeth Crespo, deputata del partito di Correa.

A tale posizione, e sulla situazione ecuadoriana rispetto alle politiche ambientali del governo, replica in una video-intervista Marlon Santi, presidente dell'organizzazione nazionale indigena CONAIE.
Ci parla inoltre della spinosa riforma dell'acqua, attualmente discussa in parlamento.
Domani sarà la giornata conclusiva della Conferenza che, oltre alle plenarie ed altre sessioni tematiche, vede le reti globali per la Giustizia Climatica, Via Campesina ed altre organizzazioni, riunirsi per discutere del prossimo vertice COP16 sui cambiamenti climatici di Cancun.