martedì 28 luglio 2009

Honduras: corrispondenza dalla frontiera di Los Manos (El Paraiso)

Voci dal basso... Francesca e Oscar

27 / 7 / 2009
"Ciao, qui in Honduras la situazione si fa sempre più critica, gli abusi di diritti umani continuano a peggiorare sempre di più, la gente e' stanca ma determinata a vincere, sempre piu' persone si muovono verso la frontiera, nonostante gli 11 blocchi di polizia, il coprifuoco e stato d'assedio indetto fino alle 18:00 (30 ore totali da ieri). L'obiettivo non è Mel Zelaya ma la democrazia, i diritti umani e la giustizia. Mi è appena arrivata la notizia che un ragazzo, arrestato ieri dalla polizia fascista del regime dittatoriale di Micheletti, è stato ritrovato morto nella montagna vicino alla frontiera di Las Manos con segni di torture. Aiutate a fare pressione alla comunità internazionale, questo non può andare avanti. Ciao, Francesca"

Con queste poche parole Francesca, italiana, da tre anni in Honduras, ci comunica della gravissima situazione che in queste ore vive il paese. Ci chiede di far circolare le notizie, di attivare tutte le nostre risorse per sostenere il popolo honduregno nella difesa della democrazia. Ci manda inoltre una testimonianza dalla frontiera di Los Manos che pubblichiamo di seguito.

26° giorno, 24 luglio 2009
Oggi alle 0:29
Veniamo dal confine de Los Manos nel dipartimento di El Paraíso, Manuel Zelaya ha brevemente attraversato il confine e ha dimostrato che l'esercito non osa arrestarlo, ma lui non ha osato andare al di là a pochi metri. Diverse persone mi hanno spiegato che per passare è necessario che una decina di migliaia di persone siano con lui. Dubito che lo potrà fare, l'intero sforzo di questo governo è per impedirlo. Il movimento in questa zona è sorprendente, centinaia di persone cercano di raggiungere la frontiera e un uguale numero di soldati cercano di fermarli. Ameno dieci militari di controllo quasi ogni veicolo, fanno scendere dai bus i loro occupanti e poi li costringono a camminare. Se vogliono andare che camminino a piedi, dicono funzionari tra sorriso e battuta. La gente sa chi ha le armi e cammina. Il coprifuoco ci ha preso ieri alle sei del pomeriggio nella zona, alle sei della mattina ci uniamo alla carovana che stava cercando di arrivare fino a Los Manos, a mezzogiorno, cercando di disperdere i manifestanti, il governo ha dichiarato di nuovo il coprifuoco, dalle dodici fino alle sei della mattina successiva. Alla fine hanno esteso il coprifuoco per tutta la giornata di domani. Le auto della polizia corrono nelle strade vuote e ordinano agli abitanti della zona di chiudersi nelle loro case o saranno arrestati, ho potuto vedere come una giovane madre corse a rifugiarsi nella sua casa al sentire l’arrivo di una pattuglia della polizia. Cercando di andare al confine abbiamo visto come la polizia ha arrestato una ventina di persone che cercavano di arrivare a Los Manos attraversando le montagne, li tenevano sotto la pioggia fino a che noi ci identifichiamo come stampa internazionale (andavamo veramente con veri corrispondenti internazionali). Solo allora si sono resi disponibili per metterli sotto un tetto. Abbiamo denunciato il caso e si sono fatte vive nel luogo organizzazioni per i diritti umani, presentando habeas corpus. Circa duemila persone si sono scontrate con le forze di polizia e l'esercito al posto di controllo che hanno alzato a circa 8 chilometri dal confine, di tre volte, la prima è stata la più violenta. La polizia ha sparato sui dimostranti, lasciando un saldo di almeno 2 feriti, uno ha perso un orecchio con un colpo. Le persone ugualmente non si sono disperse e in queste ore della notte sono ancora nel checkpoint. Venti miglia più tardi, all’altezza della città di Danlí sta un altro importante checkpoint dove circa duemila persone hanno accompagnato la famiglia del presidente Zelaya, alle quali è stato poi impedito il passaggio. Sono pronte per iniziare a camminare domani. A Tegucigalpa, un altro gruppo di manifestanti si appresta a passare la notte, di fronte agli impianti di Radio Globo, dopo la minaccia di chiusura da parte delle autorità. Allo stesso modo è tenuta l'ambasciata del Venezuela davanti alla minaccia di attacchi da parte della Procura. Sembra che il fine settimana sarà faticoso, ma pieno di speranza. Nell’andare a Tegucigalpa abbiamo incontrato un gruppo di circa un centinaio di persone che camminavano sotto il buio della notte, con la ferma intenzione di aggiungersi alla marcia. Avevano camminato già per circa settanta miglia, e circa quindici ne mancavano per raggiungere il primo checkpoint. E 'certo che l'esercito non li lascerà passare, è anche certo però che loro non si lasceranno arrestare.
NO PASARAN!
Oscar Estrada Manifestante

Per informazioni in diretta:
http://www.telesurtv.net/
http://www.radioglobohonduras.com/
http://www.radioprogresohn.net/
Altre informazioni su:
http://www.honduraslaboral.org/
http://www.todosconhonduras.cult.cu/index.php?cont=noticias&lang=1&declara=9
http://www.puchica.org/
http://hablahonduras.com/

Día Veintiseis, 24 de julio de 2009
Hoy a las 0:29
Venimos de la frontera de Las Manos en el departamento de El Paraíso, Manuel Zelaya cruzó brevemente la frontera y demostró que el ejército no se atreve a arrestarlo, aunque él tampoco se atrevió a pasar más allá de un par de metros. Varias personas me explicaron que para poder pasar necesita unas diez mil personas con él. Dudo que lo logre, todo el esfuerzo de este gobierno están puestos en impedirlo.El movimiento que hay en esa zona es impresionante, cientos de personas tratan de llegar hasta la frontera e igual número de militares tratan de impedirlo. Por lo menos diez retenes militares detienen prácticamente cada vehículo, bajan de los buses a sus ocupantes para luego obligarlos a caminar. Si quieren llegar, que caminen, dicen los oficiales entre sonrisa y burla. El pueblo sabe quien tiene las armas y camina.El toque de queda nos agarró ayer a las seis de la tarde en la zona, a las seis de la mañana nos sumarnos a la caravana que buscaba llegas hasta las manos, a medio día intentando dispersar a los manifestantes, el gobierno volvió a declarar el toque de queda desde las doce del día hasta las seis de la mañana siguiente. Finalmente han extendido el toque de queda para todo el día de mañana. Los carros policías corren las calles vacías ordenando a los habitantes de la zona que se guarden en sus casas o serán arrestados, pude ver como una joven madre corría para refugiarse en su casa al escuchar llegar una patrulla policial.Al volver de la frontera vimos como la policía había detenido unas veinte personas que trataban de llegar a Las Manos atravesado las montañas, los tenía bajo la lluvia y fue hasta que nos identificamos como prensa internacional (andaba con verdaderos corresponsales internacionales) que dispusieron guardar a los prisioneros bajo techo. Denunciamos el caso y organismos de derechos humanos se hicieron presentes en el lugar presentando habeas corpus. Unas dos mil personas se confrontaron con la policía y el ejército en el retén que tienen levantado a unos 8 kilómetros de la frontera, de las tres veces, la primera fue la más violenta. La policía disparó contra los manifestantes y dejó un saldo de por lo menos 2 heridos, uno de ellos que perdió una oreja de un disparo. El pueblo igual no se dispersó y a estas horas de la noche aun permanecen en el reten. Unos veinte kilómetros más adelante, a la altura de la ciudad de Danlí, está otro gran reten militar en donde unas dos mil personas acompañan a la familia del Presidente Zelaya, luego que les fue impedido el paso. Están dispuestos a comenzar a caminar al llegar la mañana.En Tegucigalpa otro grupo de manifestantes se presta a pasar la noche frente a las instalaciones de Radio Globo luego de la amenaza de cierre por parte de las autoridades. De igual manera es guardada la embajada de Venezuela ante la amenaza de allanamiento por parte de la Fiscalía. Parece que el fin de semana será agotador, pero lleno de esperanza. A volver a Tegucigalpa encontramos un grupo de unas cien personas que caminaban bajo la oscuridad de la noche con el firme propósito de sumarse a la marcha. Llevaban avanzados unos setenta kilómetros, les faltaban unos quince más para llegar hasta el primer reten. Es seguro que el ejército no los dejará pasar, es seguro también que ellos no se dejarán detener.
¡NO PASARAN!
Oscar Estrada
Manifestante