martedì 28 luglio 2009

Via gli eserciti di occupazione dall'Afghanistan

Nè per soldi né per prestigio

Il dibattito accesso da Bossi&Calderoli sui perchè rimanere e sui per cosa stare in Afganistan permette alcune riflessioni nel merito.
La prima. In Afganistan si sta perdendo la guerra, o meglio: la si era già persa con la gestione precedente dei massacri dal cielo (i.e. Predator + il texano bombing da 15.000 di altezza) e la si sta perdendo anche ora con i marines, i rangers, i folgorati semi-impantanati in un territorio che è troppo difficile e del tutto refrattario ai codici dell'Occidente occupante.
Lo è perchè trent'anni di guerra non obbligano alla pace se essa è scritta con il linguaggio e gli istituti dell'Occupante, se essa non veicola benessere distribuito, ma cluster di nuovi poteri e sfruttamenti e se il nuovo punto di equilibrio tra questi (i.e. la risultante del processo elettorale a la occidentale) si deve ancora trovare.
Non c'è e non ci sarà pace in Afganistan, purtropo per i civili che, frequentemente, sono gli obbiettivi dei combattimenti nelle guerre contemporanee.
La roadmap 2.0 di Obama è, alla fine della fiera, un altro modo per fare (e rilanciare) la guerra in attesa di una exit strategy che deve ancora arrivare e che incombe sotto il peso di un costo enorme, non più mantenibile unilateralmente, e dell'assenza di un mercato potenziale di beni e clienti che, a differenza della Mesopotamia, qua non c'è.
Il cui prodest della Lega trova nei 500 milioni di fattura di guerra italiana le ragioni dei dubbi e, d'altro canto, chiunque osservi il contesto non troverà nessun avanzamento concreto.
La replica di Frattini è del tutto esauriente: stiamo e staremo in quell'inferno per “prestigio internazionale”, un po' come se l'Afganistan fosse una Crimea del bonapartismo della corte Berlusconi.
Non c'è invece nessuna scusa per occupare qui territori, ci sono, invece, molti, moltissimi motivi per aprirvi ospedali, progetti non governativi – e not embedded- di cooperazione, di sostegno ad un altro sviluppo, di una diplomazia dal basso che ci permetta di comprendere quei territori bel aldilà di quanto ci permettano di fare i report degli inviati RAI.
Via gli eserciti di occupazione, fuori la guerra dall'Afganistan, dunque, e fuori l'Europa dalla guerra. Queste sono le uniche parole di buonsenso.