mercoledì 22 luglio 2009

La road map di Abdullah Ocalan

Sarà resa pubblica tra metà agosto e il primo settembre la road map proposta dal presidente del Pkk Abdullah Ocalan.
Una proposta di pace che starà al governo turco decidere se cogliere o meno. Il Pkk dal canto suo ha prolungato il suo cessate il fuoco unilaterale fino al primo settembre proprio per consentire al presidente Ocalan di terminare la stesura della ‘yol haritasi’, la road map appunto. Un documento che conterrà le proposte e le considerazioni che in questi mesi sono state discusse e approvate in Kurdistan, Turchia e Europa. Dagli intellettuali alle organizzazioni kurde della società civile, dai rappresentanti politici kurdi ai guerriglieri, tutti hanno avuto occasione di dire la loro sulla formulazione di una proposta per una soluzione negoziata del conflitto kurdo-turco.

Nelle settimane scorse Murat Karayilan, membro del comitato centrale del Pkk, ha rilasciato un’intervista al giornalista di Milliyet Hasan Cemal.

Riproponiamo qui i punti salienti dell’intervista.
“Nessuno – dice Karayilan – può sconfiggere il Pkk militarmente e questo è ampiamente dimostrato dal conflitto in atto ormai da 25 anni”. Karayilan sottolinea dunque i primi passi da compiere. “Dopo che si è assicurato che entrambe le parti coinvolte nel conflitto avranno cessato le azioni militari, il passo successivo è negoziare con Abdullah Ocalan. Se la Turchia non vorrà negoziare con Ocalan, l’alternativa è negoziare con la leadership del Pkk. Se anche questo non sarà accettato l’alternativa è negoziare attraverso il Dtp o un ‘comitato di uomini saggi’, composto da persone rispettate. Questo comitato potrà avviare un dialogo con lo stato”.

Karayilan elenca quindi le richieste del Pkk al governo.

1. Il governo di Erdoğan non dovrà consegnare il problema kurdo nelle mani dei militari. Lo stato dovrà rispettare il Pkk e questo permetterà di rimuovere le armi da questo conflitto.

2. I generali dell’esercito turco hanno positivamente cambiato la loro opinione sulla questione kurda, tuttavia ancora non sono i politici a guidare il processo.

3. Ankara dovrà prendere in considerazione la situazione del leader del Pkk Ocalan e dei 4000 prigionieri del Pkk.

4. Un nuovo contratto sociale deve essere stabilito.

5. Il governo dovrà dimostrare empatia verso il Pkk.

6. Dopo le elezioni del 29 marzo ci si aspettava un certo ammorbidimento nelle posizioni turche, ma è avvenuto il contrario. E’ cominciata l’operazione contro il Dtp. Si tratta di un massacro politico. I risultati del 29 marzo sono un messaggio di pace.

7. Noi – dice Karayilan – abbiamo teso la nostra mano per stringere quella della Turchia in segno di pace. La Turchia non dovrà lasciare vuote le nostre mani.

Karayilan continua:“La prima cosa è silenziare le armi. Nessuno dovrà attaccare. Dobbiamo cominciare il lavoro con il dialogo, non con le armi. Siamo arrivati a un punto importante, c’era stata un’opportunità per la pace nel 1993, ma è stata persa. Non perdiamo anche questa, non vogliamo altro sangue. Perché gli anni passeranno e finiremo allo stesso punto. La Turchia verserà ancora sangue e il Pkk non potrà essere finito manu militari”.

Quanto alla deposizione delle armi, come precondizione, Karayilan è chairo. ” Deporre le armi è una fase successiva. Prima le armi devono essere mute. Nessuno deve usarle. Nella prima fase le armi saranno mute… quindi comincerà il dialogo. Bisogna essere chiari su un punto: non siamo saliti in montagna perché siamo impazziti. Non siamo saliti in montagna nemmeno per fare un picnic o una scampagnata. Dire che il Pkk dovrebbe consegnare le armi è un’affermazione vuota. E’ sparare in aria. Dove dovrebbe lasciare le armi? Come? A chi? Su quale base? E’ privo di senso dire di consegnare le armi. Prima sediamoci e dialoghiamo. Naturalmente è impossibile andare avanti se si continua a chiamare il Pkk una organizzazione terroristica”.

Adesso chiediamo “un Kurdistan democratico e autonomo”. Quello che intendiamo per autonomia non significa federazione. Non si tratta di ritracciare confini. Quella che proponiamo è una soluzione che preserva l’unità dello stato. La legislazione delle amministrazioni locali deve cambiare, le amministrazioni locali devono essere rafforzate.