martedì 5 maggio 2009

In Georgia l’opposizione è in piazza da un mese. E insiste

E’ dal 9 aprile che l’opposizione georgiana occupa le principali piazze della capitale Tbilisi chiedendo le dimissioni del presidente Mikheil Saakashvili: e la protesta non accenna a rientrare, anzi sembra sul punto di imboccare una marcia più alta. Oggi è stato annunciato l’avvio di nuovi picchetti nelle strade principali e in particolare intorno al municipio di Tbilisi, dove verranno installate altre gabbie di legno con degli attivisti chiusi all’interno - la forma di protesta emblematica che gli oppositori di Saakashvili hanno fin dall’inizio scelto per rappresentare il progressivo degrado del paese verso lo stato di polizia, anzi, la dittatura pura e semplice. Una serie di gabbie con dei “prigionieri” già da diverse settimane sono sistemate lungo il corso principale della città e nei pressi del Parlamento e della residenza presidenziale.
Nelle ultime ore due ultimatum contrapposti sono stati lanciati a Tbilisi. Da una parte, le autorità hanno dato ai dimostranti in piazza tempo fino al 16 maggio per sgomberare e lasciare completamente libere le strade - avvisando che in caso contrario sarà la polizia a operare lo sgombero con la forza; dall’altra il cartello di partiti e movimenti che anima unitariamente le manifestazioni ha dato 72 ore di tempo a Saakashvili per annunciare le dimissioni e concordare le modalità per le elezioni anticipate. Per le autorità, la deadline per lo sgombero delle strade è motivata con le celebrazioni del 26 maggio, “giorno dell’indipendenza”, che vedono tradizionalmente una parata militare per le vie del centro. Sul fronte opposto, oggi c’è stata l’iniziativa dei militanti di un gruppo giovanile, che hanno lasciato impronte di mani e piedi color rosso-sangue sui muri del Ministero dell’Interno e lungo le strade che vi danno accesso, per simboleggiare la violenza usata in queste settimane contro i manifestanti.
a cura di Astrit Dakli