lunedì 18 maggio 2009

Chiapas - La vicenda di San Sebastian Bachajón esempio di guerra a bassa intensità

Cosa sta succedendo nel Sud Est Messicano.


In Chiapas l’arresto di 8 indigeni della Zona di San Sebastian Bachajón, Municipio de Chilón con l’accusa provocatoria di delinquenza organizzata per aver partecipato ad assalti di corriere nelle strade locali, si caratterizza come una montatura volta a coprire la volontà di fermare le mobilitazioni indigene in difesa delle risorse naturali della zona, in particolare intorno alle Cascate di Agua Azul. Gli arrestati sono appartenenti all’Otra Campana e un indigeno Base d’appoggio zapatista. E’ una vicenda emblematica della “guerra sottorenea” che si combatte in Chiapas contro l’autodeterminazione indigena.
Reportage da Radio Zapatista
Lo scorso aprile 8 indigeni Tzetal sono stati arrestati dalle forze giudiziarie in Chiapas. 7 di loro, abitanti dell’Ejido San Sebastian Bachajón, sono aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e uno di loro è una Base d’appoggio zapatista. Dopo una serie di violazioni che vanno dalla detenzione arbitraria alla tortura, l’ 8 maggio il Giudice del Tribunale di Tuxla Gutierez ha confermato gli arresti degli otto fermati accusandoli di furto con violenza e delinquenza organizzata come presunti membri di una banda di aggressori di corriere. Gli otto prigionieri sono in realtà attivisti sociali che si sono opposti alla costruzione della superstrada San Cristobal - Palenque e ai progetti di sfruttamento turistico nei loro territori. Le pressioni delle organizzazioni dei diritti umani, della Giunta del Buongoverno di Morelia hanno portato alla scarcerazione di uno degli arrestati, Miguel Vasquez Moreno liberato il 15 di maggio ma gli altri sette continuano ad essere prigionieri nel carcere di El Amate in condizioni che l’Organizzazione dei diritti umani Fray Bartolomè de Las Casas definisce di tortura e che rappresentano un grave attentato alla loro incolumità.
In una intervista realizzata dal CIEPAC il fratello di uno dei detenuti racconta il momento dell’arresto. “L’arresto è avvenuto a Ocosingo. Dopo che avevamo finito di fare i nostri incarichi mio fratello mi disse che andava a finire le compere e da allora non è più tornato. Era stato arrestato dalla polizia statale. Le autoià dell’Ejido San Sebastian Bachajón appena saputa la notizia hanno inviato 5 rappresentanti per capire cosa era successo. Ma anche loro non hanno fatto ritorno.”
Diego Cadenas, Direttore del Centro de Derecho Umanos Fray Bartolomè de Las Casas in una intervista a Radio Unam racconta le violazioni che hanno subito gli arrestati. “ Le detenzioni sono avvenute in maniera del tutto arbitraria. Il primo, Jeronimo, è stato arrestato con l’accusa di aver venduto oggetti rubati ad un poliziotto della stradale. Il che è molto strano perché questi poliziotti hanno fama di essere violenti, per cui è difficile che uno possa rubargli qualcosa. Come testimoni di questo furto ci sarebbero stati altri tre poliziotti. Quello che abbiamo ricostruito è che l’accusatore in realtà è un membro dell’OPDIC, che è una organizzazione che, ed è documentato, ha legami con i gruppi paramilitari e non è certo la prima volta che agisce insieme alla polizia. In seguito fuono fermate altre cinque persone che erano andate a chiedere informazione sull’arresto di Jeronimo. Queste persone hanno denunciato di essere state torturate, picchiate, interrogate senza traduttore e che hanno dovuto firmare, durante questo pesante trattamento, una dichiarazione di colpevolezza. Noi come difensori dei Diritti Umani siamo ostacolati totalmente, nonostante le dichiarazioni formali del governatore Sabines sulla validità dell’operato delle organizzazioni dei diritti umani, dal poter svolgere le pratiche legali che erano un diritto degli arrestati. Solo il 4 di maggio abbia potuto aver accesso alle carte e vedere le irregolarità che erano state compiute. In seguito sono state arrestate altre due persone in maniera anticostituzionale. Abbiamo richiesto i verbali degli accusatori, dei poliziotti che li accusavano e degli autisti di corriera che dicevano di averli riconosciuti come assalitori, se ne è presentato solo uno. Nonostante questo è stato confermato il loro arresto per furto con violenza e delinquenza organizzata”.
Hermann Bellinghausen giornalista de La Jornada sottolinea come il vero motivo degli arresti sia la mobilitazione contro i progetti di sfruttamento turistico della zona. “ La strada che passa per le famose cascate di Agua Azul passa per i terreni delle comunità a cui appartengono gli arrestati. Queste comunità dicono che se da quelle strade, se da quelle zone si guadagnano soldi, anche loro hanno diritto ad avere dei benefici da questa risorsa. Per questa loro richiesta il Governo li sta attaccando sia con la polizia sia con la disinformazione e anche con una organizzazione, nata per queste cose che è l’OPDIC, che sono il gruppo che controlla il balneario che da 50 anni è noto come zona delle cascate di Agua Azul.”
Continua su questo tema ha chiarire la dimensione del conflitto il rappresentante del Fray.“ In Chiapas c’è un conflitto sulle risorse naturali che si trovano nei territori dei popoli indigeni. Da una parte il governo Messicano ha tutto l’interesse ha continuare a sfruttare sempre più questa regione che fa parte del corridoio della Riviera Maya la zona di Agua Azul, Agua Clara etc .. dall’altra parte ci sono i popoli indigeni, in questo caso la Comunità di San Sebastian Bachajón che stanno rivendicando il diritto ad amministrare le proprie risorse, ad ottenere dei benefici dalle proprie risorse. Le comunità indigeni minacciano, perciò, il progetto di implementazione dello sfruttamento che il Governo Messicano vuol imporre nella regione. Non è il primo caso di conflitto in questa zona, poco tempo fa gli abitanti di Miguel Hidalgo hanno tentato di prendere il controllo del centro cerimoniale e il risultato è stato un operativo poliziesco, senza nessuna base giuridica, che è terminato con il bilancio gravissimo dell’uccisione di 6 abitanti della zona. Sempre ultimamente sono stati sgomberati abitanti che avevano preteso di controllare lo sfruttamento della Zona delle Lagune di Montebeyo. Tornando all’ultima vicenda gli abitanti dell’Ejido San Sebastian Bachajón, da ottobre avevano iniziato ad amministrare l’ingresso al Balneario di Agua Azul. Quello che noi possiamo documentare è che lo stato ha costruito queste accuse contro di loro per arrestarli e disattivare queste iniziative dell’Otra Campana nell’Ejido di San Sebastian Bachajón e inibire la volontà degli indigeni decisi a gestire le proprie risorse naturali. Inoltre La Giunta di Morelia, che sovraintende a questa regione, ha reso pubblico la notizia di aver fermato due assalitori di autobus, dopo una investigazione autonoma. La Giunta segnala che i fermati hanno ammesso di essere stato contattati da persone dell’OPDIC che gli hanno dato le armi per realizzare assalti sulla strada , attaccare con colpi d’arma da fuoco la polizia. Noi pensiamo che questo sia avvenuto con il fine di giustificare gli arresti. La regione in questo momento è piena di polizia e la casetta che avevano messo gli aderenti dell’Otra Campana di San Sebastina è stata distrutta e al suo posto è stata messa una l’installazione militari. Per cui abbiamo dei dubbi sul fatto che questi assalti siano all’interno di una logica di “delinquenza organizzata”. Quello che pensiamo è che , come avviene spesso in Chiapas, succedano atti di delinquenza comune che servono poi per giustificare l’installazione di accampamenti militari, la presenza di polizia e soprattutto la criminalizzazione delle mobilitazioni sociali.” Il Fray ha documentato le violenze che soffrono i detenuti nel Carcere de El Amate. Il 15 maggio è stata inviata anche una interpellanza alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani nella quale viene denunciato che i prigionieri sono in stato di schiavitù, con lavori forzati sotto controllo.
Il Governo dello stato mantiene una disinformazione basata su inserzioni pagate sui giornali nazionali che presentano gli arrestati come criminali e la censura e il controllo dei media locali. Mentre le voci delle organizzazioni dei diritti umani e della solidarietà nazionale ed internazionale non si sono fatte attendere, con proteste, denunce e lettere che hanno fatto sentire la loro voce.
Lo scorso 8 maggio, centinaia di abitanti di San Sebastian Bachajón, Municipio de Chilón, Chiapas hanno manifestato a Ocosingo per domandare la liberazione di 8 loro compagni che sono detenuti con la accusa di delinquenza organizzata. Accuse false per coprire lo sfruttamento territoriale nella Zona di Agua Azul.

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Articoli di Gloria Munoz su La Jornada nella rubrica Los de abajo
16 maggio
9 maggio