martedì 5 maggio 2009

Presenz/Attiva Compartir autonomia Chiapas, Messico

Estate 2009, dal 15 luglio al 31 agosto
Per sostenere le comunità zapatiste
Per conoscere il Messico dal basso che si organizza nell’Otra Campana

L’Associazione Ya Basta e il Coordinamento Toscano di sostegno alla lotta zapatista, saranno in Chiapas e Messico a partire dal 15 luglio e per tutto il mese d’agosto 2009 per:
visitare, conoscere e appoggiare direttamente l’autonomia zapatista;
partecipare ai progetti “Agua para todos” Zona Selva e ai progetti di sostegno all’educazione autonoma Zona Oventic;
dar vita alle Brigate Sanitarie con il Sistema di Salute Autonomo Zapatista.
In Chiapas si configura uno scenario di indurimento dell’offensiva contro le comunità indigene zapatiste. Una situazione che si inquadra dentro la generale militarizzazione del Messico, cosa che si è vista anche nelle misure del Governo per affrontare l’emergenza sanitaria dell’influenza "suina". In tutto il paese dietro quella che viene presentata come la guerra al narcotraffico, che è in realtà uno scontro tra apparati e corporazioni di potere, cresce la tendenza, denunciata anche dalle organizzazioni dei diritti umani, a porre in una sorte di stato d’assedio l’intero paese. Una tendenza che per certi versi è stata allargata dalle misure prese dal governo messicano durante l’emergenza sanitaria: basta pensare al dispiegamento di soldati nella stessa capitale. Esercito per le strade, impunità degli apparati polizieschi si accompagnano al tentativo di repressione di movimenti ed istanze sociali come succede da Atenco, a Oaxaca, nel Guerrero. Nel Messico della crisi generalizzata, acuita dall’emergenza sanitaria, della mancanza di prospettive per migliaia di persone, dal calo delle rimesse dagli USA, quello che viene messo in campo sembra una misura preventiva contro la protesta sociale. Una sorta di repressione preventiva contro la rivolta destinata a crescere in un paese dove la disuguaglianza sociale, nel tempo della crisi globale, tende ad crescere in misura drammatica. In questa situazione l’esperienza dell’EZLN accompagnata dalle realtà sociali che compongono l’Otra Campana rappresenta un alternativa scomoda per tutto il sistema istituzionale complice dell’attuale situazione sociale.
Sostenere le comunità zapatiste nella costruzione quotidiana che le Giunte del Buongoverno e i Municipi Autonomi portano avanti dell’autonomia resa realtà, dell’indipendenza praticata come alternativa concreta è un contributo alla ricerca collettiva nel mondo di costruire oggi “un nuovo mondo possibile”.
Torniamo in Chiapas per condividere l’esperienza zapatista ed essere insieme alle donne e gli uomini che dall’altra parte dell’oceano, come tutti noi, sognano un futuro diverso e costruiscono un presente di ribellione.
Programma:
Fin dalla metà di luglio e per tutto agosto sarà possibile visitare le comunità zapatiste per ascoltare direttamente le denunce delle provocazioni che vengono compiute contro l’autonomia indigena.
Dal 15 luglio
Visita Zona Los Altos e altre comunità.
Dal 2 agosto visita ai Caracol zapatisti nei giorni dell’anniversario della nascita delle Giunte del Buongoverno
Dal 10 al 23 agosto Prima Brigata sanitaria e dal 24 al 31 agosto Seconda Brigata nella zona Selva. La presenza delle brigate sanitarie è aperta anche a non specialisti per collaborare al Progetto Agua para Todos e visitare le comunità. Si può scegliere il periodo di permanenza a seconda delle proprie disponibilità.
Coordinamento della presenz/attiva a cura di:
Ass.Ya Basta Nord-est

http://www.yabasta.it/
mail yabasta@sherwood.it

Ass.Ya Basta Roma
moltitudia-yabasta.blogspot.com
mail moltitudia_yabasta@yahoo.it

Ass. Ya Basta Napoli
http://www.yabastanapoli.blogspot.com/
mail yabastanapoli@yahoo.it

Coordinamento Toscano di sostegno alla lotta zapastista
http://dignidad-rebelde.blogspot.com/
mail coordinamento-toscano-zapatista@inventati.org



L’accusatore e l’accusato. Ci accusano di molte cose, è vero. E probabilmente siamo colpevoli di alcune, ma ora voglio soffermarmi su una: Non abbiamo sparato all’orologio del tempo quel primo gennaio, né lo abbiamo trasformato in una festa nostalgica di sconfitta, come hanno fatto col 68 alcun@ di quella generazione in tutto il mondo, come hanno fatto in Messico con l’88 ed ora perfino col 2006. Su questo culto malaticcio per i calendari truccati tornerò poi. Neppure abbiamo modificato la storia per rinominarla dicendo che siamo o fummo gli unici o i migliori, o entrambe le cose (che è ciò che fa quest’isteria di gruppo che è il movimento lopezobradorista, ma tornerò poi su questo). C’è stato e c’è chi ci critica per non aver fatto il salto "nella realpolitik" quando i nostri buoni politici, cioè il nostro rating mediatico, offriva un buon prezzo per la nostra dignità sul mercato delle opzioni elettorali (non politiche). Ci accusano, in concreto, di non aver ceduto alla seduzione del potere, ciò che è riuscita ad ottenere che gente molto brillante di sinistra dica e faccia cose che sarebbero una vergogna per chiunque. Ci hanno anche accusato di "delirio" o "radicalismo" perché nella VI Dichiarazione denunciamo il sistema capitalista come la causa dei principali mali che angosciano l’umanità. Oggi non insistono più su questo, perché lo dicono perfino i portavoce del capitale finanziario di Wall Street. Di sicuro, ora che tutto il mondo dice e ridice sulla crisi globale, bisognerebbe ricordare che già 13 anni fa, nel 1996, fu segnalata da uno scarabeo degno e rabbioso. Don Durito de La Lacandona, nella relazione più breve che ho ascoltato nella mia breve età, disse "il problema con la globalizzazione è che poi i globi esplodono". Ci accusano di non rintanarci nella sopravvivenza che, con sacrifici e l’appoggio di quelli in basso negli angoli del pianeta, abbiamo costruito in queste terre indie, e di non rinchiuderci in quello che le menti lucide (così si dicono) chiamano "il laboratorio zapatista" o "la comune della Lacandona". Ci accusano di venire fuori, sempre, per affrontare il Potere e cercare altre, altri, voi, che lo affrontate senza false consolazioni né conformismi. Ci accusano di essere sopravvissuti. E non si riferiscono alla resistenza che 15 anni dopo ci permette di dire che continuiamo a lottare, non solo a vivere. Quello che li disturba è che siamo sopravvissuti come altro riferimento della lotta, della riflessione critica, dell’etica politica. Ci accusano, chi l’avrebbe detto, di non esserci arresi, di non esserci venduti, di non aver tentennato. Ci accusano, insomma, di essere zapatisti dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Oggi, 515 anni dopo, 200 anni dopo, 100 anni dopo, 25 anni dopo, 15 anni dopo, 5 anni dopo, 3 anni dopo, dichiariamo: siamo colpevoli. E, dato che è il modo neozapatista, non solo lo confessiamo, ma lo celebriamo. Non immaginavamo che questo avrebbe disturbato qualcuno che là in alto finge progressismo o si veste di una sinistra giallo scolorito o senza nemmeno colore, ma bisogna dirlo: L’EZLN vive. Evviva l’EZLN!
Dai discorsi del Subcomandante Marcos durante il Primo Festival della Rabbia Degna