martedì 2 giugno 2009

A Kiev pronto il ribaltone. Sotto assedio dei minatori

Mentre a Kiev sembra ormai imminente l’annncio della formazione di una nuova maggioranza politica “ad hoc” nella Rada (parlamento) ucraina, con la quale il partito della premier Yulija Timoshenko e quello di opposizione dell’ex premier Viktor Yanukovich vorrebbero assestare il colpo definitivo al presidente Viktor Yushenko, un migliaio di minatori di alcune miniere private sta assediando da stamattina i palazzi del potere nella capitale. Ad essere bloccati da rumorosi picchetti sono il palazzo della Rada e la sede del consiglio dei ministri: gli assedianti non hanno richieste politiche, ma chiedono che l’ente di stato ucraino per il carbone assicuri parità di trattamento alle miniere statali e a quelle private.
Il nodo è rappresentato dagli acquisti pubblici di carbone, che in tempi di seria crisi economica come quelli attuali (con l’industria siderurgica ucraina quasi ferma) sono fondamentali per la sopravvivenza delle miniere. Per pagare i salari ai lavoratori, le tasse e i costi vivi, una miniera come la “Chapaev” - ha riferito un sindacalista della stessa miniera, presente all’azione di oggi - “occorre che alneo sessantamila tonnellate di carbone vengano vendute ogni mese, ma l’ente di stato ce ne compra solo 2500, sì e no quel che basta a pagare la corrente elettrica”. Dato che sono mesi che questa situazione si protrae, e che ormai diverse migliaia di lavoratori sono senza paga e sull’orlo del licenziamento per chiusura delle loro aziende, i minatori delle miniere “Chapaev”, “Zhdanivska” e “Svitanok” (tutte e tre nella regione mineraria di Donetsk), organizzati dai loro sindacati, si sono imbarcati in alcune decine di pullman e hanno puntato sulla capitale, schierandosi a picchettare i palazzi del potere “fino a quando non saranno accolte le richieste” di intervento pubblico.
Non è ben chiaro come questo sia possibile, dato che il bilancio dello stato ucraino è ormai un disastro totale. Sembra ormai che l’ente di stato per il gas sia sull’orlo della bancarotta - il che fa presagire pessime notizie sul fronte dei rapporti Russia-Ucraina-Europa - e il governo stesso non sa più come fare per tenere insieme il paese senza pagare nessuno. Oltre a tutto, il conflitto politico interno a Kiev sta raggiungendo probabilmente il momento dello showdown, dopo mesi e mesi di paralisi e di veti incrociati fra il presidente Viktor Yushenko e la premier Timoshenko.
Oggi la maggior parte dei commentatori ucraini “vede” come imminente - questione di ore - l’annuncio di un accordo fra i due principali partiti della Rada, quello della premier e quello di Yanukovich, per costituire una nuova maggioranza parlamentare. Questa maggioranza avrebbe i numeri per cambiare la costituzione e abrogare l’elezione diretta del presidente per sostituirla con un’elezione da parte dei deputati: in questo modo Yushenko verrebbe fatto fuori definitivamente (del resto ormai solo il 2 per cento degli ucraini sostiene di apprezzarlo) e un accordo segreto (per modo di dire) porterebbe Yanukovich dritto alla presidenza mantenendo Timoshenko sulla poltrona di premier.
Tutto questo, se si realizzasse, darebbe certamente un po’ di stabilità al paese: ma la china da risalire sul versante economico resterebbe comunque terribilmente aspra, con il Pil in picchiata peggio di qualsiasi altro paese in Europa (e forse al mondo), le maggiori aziende ferme, lo stato quasi in bancarotta. Sia Timoshenko che Yanukovich probabilmente contano su un aiuto da parte di Mosca, ma data la situazione tutt’altro che rosea anche nel vicino gigante, è dubbio che il Cremlino voglia e possa fare granché - salvo forse dare una mano sulla faccenda del gas per evitare una crisi che danneggerebbe anche la Russia.
di Astrit Dakli