lunedì 1 giugno 2009

Messico - Dall’influenza al biopotere

Articolo di JAVIER SICILIA
Nel corso della sua opera, Michel Foucault ha sviluppato la sua teoria del biopotere. Ha situato la sua origine nei secoli XVII e XVIII, quando il razionalismo e la tecnica al servizio dell’industralismo e del capitale hanno cominciato a svilupparsi. Secondo Foucault, il biopotere ha assorbito l’antico diritto del sovrano sulla vita e la morte e ha convertito la vita in un oggetto amministrabile che si basa sulla morte per proteggerla, regolarla e espanderla.
Durante il XX secolo, il biopotere ha acquisito nei totalitarismi il suo volto più chiaro. Con la finalità di proteggere la vita, gli stati hanno posto al loro servizio la pena capitale, la repressione politica, l’eugenetica, il genocidio, la contraccezione; in sintesi il terrore come forma di controllo sociale. Le lotte antiautoritarie della seconda metà del ventunesimo secolo hanno distrutto le ideologie che si proteggevano nel biopotere, però non hanno distrutto la base su cui si articolavano: la scienza posta al servizio della tecnica per il bene della vita. Se l’uomo può lottare contro il potere di una ideologia o di una morale, non può farlo contro l’argomento scientifico nè contro l’applicazione di questo argomento in un procedimento tecnico. Questo non significa che l’argomento scientifico sia falso, ma che il potere si articola in lui, mediante applicazioni tecniche, per amministrare un controllo. Tutta la società economica e apparentemente neutra che è rimasta dopo la morte delle ideologie totalitarie si basa in questo. Di fronte al potere degli esperti, che maneggiano dati e argomenti scientifici, le società si ordinano e si sottomettono alle applicazioni di un controllo tecnico sempre più ferree. Il Leviatano non parla di legge, ma di scienza, di sapere irrefutabile, custodito da istituzioni esperte e uso dei manuali. Il maneggio che nelle ultime settimane lo Stato messicano ha fatto dell’influenza suina fa parte di questo ordine. L’irrefutabile esistenza del virus, figlio della maniera smisurata di questa stessa scienza applicata, è servita a terrorizzare la popolazione e sottometterla ad un maggior controllo tecnico sanitario, ad un biopotere. Al posto di dirigere i suoi strali contro le dismisure dell’industralismo, è stato cambiato il nome del virus per proteggere l’industria legata ai maiali; gli allevamenti Carrol, probabile luogo dello sviluppo del virus, restano intoccate; le industrie energetiche responsabili del riscaldamento globale e della riapparizione di nuove epidemie, come il dengue o la febbre gialla, continuano ad essere la base fondamentale dell’economia messicana. Lo Stato ha deciso di aumentare i controlli di gestione sulla popolazione e, come i biopoteri totalitari, ha installato la morte nel corpo sociale. La cosa terribile della forma nella quale il biopotere si è sviluppato nell’ introdurre la paura nella psiche della gente e che utilizza gli abiti che lo Stato cerca di introdurre nella popolazione come mezzo di prevenzione – uso di mascherine, non salutare, né baciare, né dare la mano, stare distante per lo meno due metri l’uno dall’altro, lavarsi continuamente le mani -, è la distruzione delle cose più elementari dell’essere umano. L’installazione nella percezione di quello che ci costituisce, che la stessa nostra realtà carnale - fatta di umori e fluidi, di auree umorali che in ogni conversazione, in ogni saluto che scambiamo e ci fanno sentire la nostra umanità – è qualcosa dannato che può ammazzarci o ammazzare altri. Se, come mostrò Foucault, il biopotere e le sue tecniche hanno creato gli strumenti per l’inserzione “controllata dei corpi nell’apparato di produzione mediante un aggiustameno dei fenomeni del popolamento ai processi economici”, questa forma epidemiologica sotto la quale si nasconde cerca di generare un controllo più terribile. Quando si installerà il terrore nel nucleo della persona, il controllo non sarà esercitato da qualcuno esterno, ma dall’individuo stesso. Quando arriverà ad installarsi pienamente nella psiche degli uomini, loro stessi si incaricheranno di operare i controlli di qualità perché l’apparato produttivo si mantenga in marcia. Niente di umano tra di noi. Solo forme di controllo sanitario tecnico che ci permettano di produrre e credere che viviamo. Sacrifichiamo, dice il biopotere, l’ultimo resto della nostra libertà: la nostra relazione umana, in nome della vita produttiva. Installeremo la malattia e la morte tra di noi per vivere come strutture tanto tecniche quanto neutre e controllate, che in ogni caso finiranno per morire, però ora in maniera amministrata. Quello che la Chiesa ha fatto nel condannare la carne come fonte del male, l’argomento scientifico, sul quale si articola oggi il biopotere, lo sta portando in territori tanto insospettabili quanto infernali. La carne non è per il biopotere l’espressione di un danno morale, ma la fonte del male stesso. Quello che ci costituisce come umani, la nostra reltà di essere esseri incarnati, è la trasmettibilità del male. L’unica maniera di resistere è, come ha fatto la maggior parte della popolazione, negarsi ad accettarlo.Non si tratta di negare l’esistenza del virus –ci sono migliaia di loro che il biopotere non ha usato per fini di controllo – ma di vivere. Vivere uccide. E’ la condizione della libertà e della vita, la condizione di stare con altri, di sentici, di rallegrarci, di avventurarci, di saperci limitati e pieni di speranza. Il resto è l’aspettativa, il controllo, la riduzione amministrata della vita, il sospetto dell’umano, la sua riduzione ad un sistema e a un processo economico neutro, igienico e operativo, che è l’unica e vera morte. Inoltre penso che bisogna rispettare gli Accordi di San Andrés, liberare tutti gli zapatisti prigionieri, chiarire i crimini delle assassinate a Juárez, chiudere la miniera San Xavier del Cerro de San Pedro, liberare i prigionieri di Atenco e della APPO, e far si che Ulises Ruiz se ne vada da Oaxaca.