sabato 6 giugno 2009

Perù, 38 poliziotti in ostaggio indigeni dopo scontri Amazzonia

Centinaia di manifestanti indigeni tengono in ostaggio 38 poliziotti dalle prime ore di oggi nella giungla amazzonica peruviana dopo che negli scontri fra indigeni e polizia sono morte 33 persone.
I dimostranti minacciano inoltre di dare alle fiamme un pozzo petrolifero della società di stato Petroperù se il governo non fermerà le operazioni per porre termine alle proteste con i blocchi di strade e fiumi, che hanno provocato interruzioni alle forniture di cibo e carburante.
Le tribù indigene, temendo di perdere il controllo delle risorse naturali, protestano da aprile per obbligare il Parlamento ad abrogare le nuove leggi che incoraggiano le società energetiche e minerarie straniere a investire miliardi di dollari in operazioni industriali nella foresta vergine.
La violenza è esplosa ieri quando la polizia ha cercato di forzare un blocco stradale in un punto dell'autostrada chiamato la "Curva del Diavolo" nella regione di Bagua nella provincia amazzonica, a circa 1.400 chilometri a nord di Lima.
I leader indigeni dicono che sono stati uccisi almeno 22 manifestanti. Il governo ha comunicato la morte di tre manifestanti e di 11 agenti di polizia, alcuni con ferite provocate da lance. Sono state ferite almeno 100 persone e paiono possibili nuovi scontri.

La mobilitazione degli indigeni (circa 5.000 di 60 diverse tribù), riunite nella Associazione Interetnica di Sviluppo della Selva Peruviana, è cominiciata lo scorso 9 aprile: gli indigeni protestano contro una decina di decreti legislativi che considerano un attentato al loro diritto di essere consultati su terre che occupano da tempi ancestrali. Le comunità dell'Amazzonia peruviana, che vivono in zone molto remote, hanno denunciato in diverse occasioni le conseguenze della deforestazione e dello sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre: povertà e abbandono, contaminazione delle acque, conseguenze sulla salute. Il governo del presidente Alan Garcia, che ha approvato i decreti per mettersi in linea con il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, ha violato -secondo gli indigeni- trattati internazionali che hanno rango costituzionale (la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli Indigeni e Tribali, così come la dichiarazione dell'Onu sui popoli indigeni, entrambi sottoscritti dal Peru'). Le proteste degli indigeni si scontrano con l'interesse del governo di incrementare le riserve di gas e petrolio, presenti in grandi quantità nella selva, per far fronte a un'eventuale crisi energetica e trasformarsi in un Paese produttore. Il governo accusa gli indigeni di voler mettere "il Peru' in ginocchio e bloccare il suo cammino verso lo sviluppo". Ma gli indigeni temono che i decreti aprano le porte allo sfruttamento senza controllo da parte dei privati; e da quasi due mesi hanno bloccato strade, vie fluviali e ostacolato le operazioni di trasporto di gas e petrolio, una situazione che ha messo a secco varie città. Le proteste hanno indotto il Congresso e rivedere il contenuto dei decreti legislativi, ma giovedì il Parlamento ha deciso di rinviare il dibattito sulla legge forestale, che i nativi considerano incostituzionale.