lunedì 8 giugno 2009

Perù: scontri tra indios e polizia, oltre 30 morti

Rivolta in Amazzonia delle popolazioni indigene contro il TLC e le multinazionali petrolifere
Dopo l’assassinio di decine persone gli indigeni hanno preso in ostaggio un gruppo di 38 poliziotti.
Gli indigeni: «E’ un genocidio». In 5 mila occupano una strada per protestare contro lo sfruttamento delle risorse naturali. Dichiarato il coprifuoco
Protestano contro lo sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre. [ guarda video ] Da dieci giorni, 5 mila indigeni occupano una strada dell’Amazzonia, a 900 chilometri a nord est di Lima. [ guarda video ] Oggi la polizia è intervenuta, anche con gli elicotteri lanciando lacrimogeni. Il bilancio, di una situazione tutta in divenire, è di oltre 30 morti e 50 feriti. Tra le vittime ci sono gli agenti. Negli incidenti sono morti anche un docente e uno studente universitario. Al momento 38 poliziotti dei reparti speciali sono stati presi in ostaggio dagli indigeni all’interno di una stazione di produzione petrolifera. Il ministro della giustizia peruviano ha appena emesso un mandato di cattura per il presidente dell’organizzazione indigena AIDESEP, Alberto Pizango. [ vedi conferenza stampa ]
Gli indigeni: è genocidio. Alberto Pizango, il massimo dirigente della comunità indigena locale di almeno diecimila membri (AIDESEP), ha accusato il governo del presidente Alan Garcia di aver perpetrato «un genocidio». Quattro delle vittime sono indigeni dell’etnia Aajun. Gli indigeni hanno occupato una zona chiamata "curva del diavolo". Protestano in particolare contro i decreti presidenziali che consentono lo sfruttamento di parte delle risorse amazzoniche.
La polizia ha lanciato lacrimogeni. A terra i dimostranti si sono difesi dagli agenti con sassi e bastoni. Poi gli spari. Secondo la polizia sono stati i dimostrati a sparare per primi contro un elicottero. «Sono stati loro ad attaccarci con armi da fuoco come se fossimo animali o delinquenti», ha invece assicurato Pizango. Che ha anche reso noto che è stato spiccato un mandato di cattura sia per lui che per altri dirigenti e chiesto «un’indagine internazionale» su quanto è accaduto.
Il governo dichiara il coprifuoco. Il ministro degli esteri ha anticipato che il governo si appresta a dichiarare il coprifuoco in diverse località della zona, poiché i manifestanti «sono ricorsi alle armi da fuoco per attaccare la polizia e hanno saccheggiato molti negozi». Fonti della tv di Lima hanno precisato che gli indigeni sono «inferociti» per gli scontri e che hanno incendiato la sede delle autorità locali.
La rottura delle trattative. Due mesi fa la comunità indigena della provincia di Utcubamba, almeno diecimila persone, ha cominciato a protestare chiedendo al governo di derogare un pacchetto di decreti che consentono le ricerche di petrolio e di gas nello loro terre ancestrali, adducendo che vulnerano i loro diritti e contaminano l’ambiente. Protesta che hanno approfondito dieci giorni fa, occupando oleodotti e bloccando in migliaia la "Curva del diavolo".
A Lima la vertenza è diventata il centro di un contenzioso politico, ed oggi, legislatori filogovernativi e dell’opposizione, avrebbero dovuto affrontarlo in Parlamento. Legislatori dell’opposizione hanno chiesto l’intervento della Croce Rossa «per evitare situazioni peggiori». Alan Garcia ha assicurato che dietro le proteste «vi sono interessi internazionali per impedire lo sviluppo del Perù». I dimostranti bloccano ancora strade della zona e alcuni punti degli oleodotti. Pizango ha assicurato: «Se la polizia ci attacca di nuovo, forse gli indigeni non torneranno ad occuparli».
[ galleria fotografica ] da AmazonWatch.org
[ galleria fotografica del genocidio ]
video-rassegna stampa:
[ video 1 ] fonte: repubblica.it
[ video 2 ] fonte: BBCnews
[ video 3 ] fonte: selvas
[ video 3 ] fonte: CNN en español
[ video 4 ] immagini degli scontri a Bagua
Approfondimenti: Coordinamento Andino delle Comunità Indigene (CAOI)

Comunicato della Coordinadora Andina de Organizaciones IndigenasRepresión sangrienta en la Amazonía Peruana

Entre diez a veinte muertos. Urgente: plantones ante las embajadas peruanas en todos los países y Juicio Internacional a Alan García Pérez y su gobierno, en cumplimiento del acuerdo de la IV Cumbre Continental de Pueblos y Nacionalidades Indígenas del Abya Yala.
El gobierno aprista de Alan García Pérez ha desatado una represión sangrienta en la Amazonía Peruana la madrugada de hoy. Las informaciones son confusas, no hay cifras oficiales, pero varían entre diez a veinte muertos en Bagua, zona de Corral Quemado y Curva del Diablo. Nuevamente se pretende imponer la muerte sobre la vida, la masacre sobre el diálogo. Es la respuesta dictatorial luego de 56 días de lucha pacífica indígena y de supuestos diálogos y negociaciones, que terminan en las balas de siempre, las mismas de más de 500 años de opresión.
Hoy más que nunca es urgente cumplir el acuerdo de la IV Cumbre Continental de los Pueblos y Nacionalidades Indígenas del Abya Yala (Puno, Perú, 27 al 31 de mayo) y hacer efectiva nuestra solidaridad con los pueblos amazónicos peruanos, realizando plantones ante las embajadas del Perú en todos los países, todos los días, hasta que se detenga el baño de sangre y se deroguen los decretos legislativos del TLC con Estados Unidos. E impulsar el juicio internacional a Alan García Pérez y su gobierno, por su entreguismo y la represión: tiene una deuda de por lo menos diez muertos.
Esto ocurre horas después de que el Congreso de la República, en un abierto acto de provocación, decidiera postergar nuevamente el debate de la derogatoria de los decretos legislativos pro TLC que facilitan la invasión de territorios indígenas, mientras el Poder Ejecutivo enviaba nuevos numerosos contingentes policiales a la amazonía.
Llamamos a las organizaciones indígenas, movimientos sociales y organizaciones de derechos humanos de todo el mundo, a tomar acciones concretas: cartas al gobierno peruano, al Relator Especial de las Naciones Unidas para Pueblos Indígenas, a Amnistía Internacional, Survival International, a los Premios Nóbel de la Paz, Comisión Interamericana de Derechos Humanos, Organización Internacional del Trabajo (Convenio 169), para que envíen de inmediato misiones al Perú, para detener esta violencia y se respeten los derechos indígenas.
Los organismos de la ONU deben pronunciarse con firmeza, sumándose a la demanda planteada por la presidenta del Foro Permanente para Cuestiones Indígenas, Victoria Tauli, de levantar el estado de emergencia, no usar la represión y cumplir con las normas internacionales que garantizan el ejercicio de los derechos indígenas.
Hoy en Lima, todas las organizaciones del movimiento social peruano, articuladas en el Frente Comunitario por la Vida y la Soberanía, se movilizarán a las 5 de la tarde desde la Plaza Francia, exigiendo poner alto a la represión y derogar los decretos legislativos que afectan los derechos territoriales de los pueblos indígenas andinos y amazónicos y la soberanía nacional.
¡Basta de represión!¡Derogatoria inmediata de los decretos legislativos anti-indígenas del TLC!
Lima, 05 de junio de 2009
Coordinación General CAOI