lunedì 1 giugno 2009

Una lettera del regista inglese Ken Loach su una situazione simile a quella di Pesaro

Anche in Inghilterra è stato lanciato l'appello al Festival del cinema di Edimburgo.

Di seguito la risposta di Ken Loach al regista israeliano Tali Shalom Ezer (vedi la sua lettera
aperta a Ken Loach più sotto). La lettera è stata pubblicata dal New York Times sabato 23 maggio2009.

Caro Tali Shalom Ezer
Fin dall'inizio, Israele e i suoi sostenitori hanno attaccato i loro critici definendoli anti-semiti o razzisti. E` una tattica usata per minare un dibattito razionale.
Per essere cristallini: come regista riceverai un caloroso benvenuto in Edimburgo. Non sarai
censurato o respinto. L'opposizione era al fatto che il Festival ricevesse finanziamenti dallo Stato
israeliano. L'appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane proviene da molti palestinesi: scrittori, artisti, giornalisti, giuristi, accademici, sindacalisti, insegnanti. Viene visto come "un contributo alla lotta per porre fine all'occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei Territori Palestinesi" . Chi siamo noi per non prestare ascolto al loro appello? Le tue contro argomentazioni furono anche utilizzate contro il boicottaggio del Sud Africa, che alla fine però si e` rivelato essere vincente.
Non dimentichiamo che i palestinesi sono stati spogliati per sessant'anni, le case demolite, le
comunità distrutte. Israele ignora il diritto internazionale, la Convenzione di Ginevra e molte
risoluzioni delle Nazioni Unite.
Abbiamo assistito con orrore al recente massacro a Gaza. Abbiamo visto come l'esercito israeliano ha usato bombe al fosforo bianco in zone popolate, come i magazzini e i rifugi delle Nazioni Unite sono stati distrutti. La Croce Rossa ha riportato di attacchi al personale medico e del fatto che non e` stato permesso il soccorso dei feriti. La giornalista israeliana Amira Hass ha riportato dell'uccisione di persone che sventolavano bandiera bianca e l'annientamento di intere famiglie.
Davanti a questi crimini il poeta israeliano Aharon Shabtai scrive: "Non credo che uno stato che
mantiene un'occupazione e commette quotidianamente crimini contro civili, merita di essere
invitato a qualsiasi tipo di evento culturale".
Quelli che qui hanno attaccato il boicottaggio sono i soliti sospetti, vecchi falchi ed estremisti di
destra. Ci si aspetta da te un comportamento da uomo. Loro ti metterebbero sicuramente in
imbarazzo.
Ti prego di stare al fianco degli oppressi contro l'oppressore. Spero il Festival ti piaccia.
Ken Loach
*** *** ***
Caro signor Loach,
Nelle ultime 24 ore, mi hanno ripetutamente chiesto di replicare alla tua affermazione che chiede di restituire i fondi israeliani alla nostra ambasciata ad Edimburgo. Ammetto di avere sentimenti
contrastanti sulla tua dichiarazione e tutto quello che comporta. Come ho indicato in precedenti
occasioni, sono sempre stato un membro del campo pacifista israeliano. A differenza di come si
percepisce largamente nei media, il nostro e` un grande, forte campo – come spero sia anche nel
caso dei Palestinesi.
Mi oppongo, con tutto il cuore, all'occupazione israeliana ed alle colonie; mi oppongo al ricorso
automatico alla soluzione militare in tempi di conflitto. Apprezzo la volontà di cambiare il mondo
rifuggendo ciò che è percepito come come un atto di ingiustizia, ma sento che ciò che può sembrare vero in teoria, può essere completamente sbagliato nella pratica.
Secondo me, ogni volta che una nazione è soggetta ad un boicottaggio culturale – sia esso un film
o una lezione di un professore israeliano all'estero – c'è una tendenza tra le persone soggette al
boicottaggio, a spingersi sempre più vicini al discorso nazionalistico; ogni volta che questo accade,
la pace è più lontana. Ogni volta che questo accade, il concetto di "Un Popolo che Resta Solo"
guadagna altri sostenitori, e la convinzione che l'unica possibilità di sopravvivenza passi attraverso il rafforzamento della potenza militare statale, si rafforza. Ogni volta che questo accade, le voci moderate sono messe a tacere, l'arte ne è indebolita.
Non so se sei consapevole di questo fatto, ma Surrogate è stato girato da Radek Ladczuk, una
talentuosa cinematografia polacca. Per 21 anni Israele e Polonia non hanno avuto rapporti
diplomatici; tutto quello che so di quel paese viene dai media e dalle lezioni di storia sulla Seconda Guerra Mondiale.
Mi sono avvicinato alla Radeck solamente per ragioni artistiche. Il nostro lavoro, nonostante le
difficoltà nella comunicazione verbale, mi ha ancora una volta dimostrato il potere dell'arte e i molti punti di somiglianza che uniscono insieme le persone, ovunque. Non ho alcun dubbio che
collaborazioni di questo genere promuovono il dialogo e riducono i pregiudizi.
Per concludere, voglio solo rimarcare il mio profondo apprezzamento per il tuo lavoro. Sono stato
un tuo fa appassionato negli anni, e sarei onorato se potessi assistere alla proiezione di Surrogate, in modo da mostrare al mondo che, nonostante la tua opposizione alle politiche israeliane, credi
fermamente nel potere dell'arte e degli individui nel determinare i cambiamenti.
Tuo,
Tali Shalom Ezer