venerdì 24 dicembre 2010

Cancun - Riflessioni sul postCop16

di Francesco Martone

Un fallimento annunciato, Copenhagen II, un passo verso la giusta direzione, una scialuppa di salvataggio per un multilateralismo alla deriva. Mai come stavolta tentare di fornire una valutazione univoca dell’esito della Conferenza di Cancun risulta essere esercizio complesso, viste le differenti tracce di analisi possibili.  Che il risultato potesse essere di basso profilo quello era ormai cosa certa. Bastava leggere attentamente il cosiddetto “testo del Presidente” del gruppo di lavoro sulla Cooperazione a largo termine (dedicato a definire le linee di lavoro sui temi dell’adattamento, mitigazione, trasferimento di tecnologie, finanze) per notare come nella selva di verbi utilizzati per definire le decisioni finali,  pochi erano i verbi che definivano un qualche tipo di impegno.  Tra questi  quello – poi confermato a Cancun - di lanciare definitivamente un programma globale sulla riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado delle foreste (REDD - Reduced Emissions from Deforestation and Degradation), un fondo verde per il clima, un centro per il trasferimento delle tecnologie, una cornice istituzionale per gestire i programmi di adattamento. Il resto era affidato a quello che i tecnici chiamano “rolling process” un processo in itinere, nel quale si decide di non decidere, e di sostituire a impegni certi , l’opzione di tenere aperti canali di negoziato. La presidenza messicana aveva infatti optato per una strategia alternativa a quella fino ad allora attuata. Piuttosto che pensare di poter approvare un pacchetto onnicomprensivo d’impegni e di azioni, si era deciso di lavorare sui cosiddetti “building blocks”. Un gioco del Lego nel quale mattoncino per mattoncino si ricostruiva il quadro negoziale e si definivano pezzo per pezzo gli impegni politici e di spesa. Partendo dalla base, dai mattoncini sui quali si era registrato già a Copenhagen una sorta di consenso.

lunedì 20 dicembre 2010

Ghana - Benvenuto petrolio?


GhanaIl Ghana ha oggi lanciato ufficialmente le attività di estrazione del petrolio, rinvenuto tre anni fa, al largo delle sue coste, nel giacimento “giubileo”. Con il petrolio, considerato una “benedizione” dalla classe dirigente del paese, ci si aspetta che il Pil del Ghana raggiunga il 12% nel 2011.
Il Ghana è entrato nel gruppo degli Stati africani esportatori di petrolio. Il paese ha, infatti, lanciato oggi le attività estrattive del greggio, attività che saranno portate avanti dalla multinazionale inglese Tullow Oil Plc.
L'inizio della produzione petrolifera è frutto della scoperta, nel 2007, a circa 60 km dalla costa occidentale del paese, del giacimento offshore "giubileo" che, secondo le stime, contiene una riserva di più di 1,5 miliardi di barili.

La Cina alla guerra di religione


Chiesa nel mondodi Francesco Sisci

RUBRICA SINICA. Un eventuale scisma nella Chiesa cattolica cinese, dopo che Pechino ha nominato dei vescovi senza consultare il Vaticano, non sembra un problema: solo l'1% della popolazione è cattolica. Ma le ripercussioni internazionali di questa scelta possono essere molto gravi.

Dopo molti rinvii, il 9 dicembre, mentre a Stoccolma veniva premiato in absentia il mortificato dissidente Liu Xiaobo, la controversa Associazione patriottica cattolica cinese (Cpa) rinnovava i propri vertici.
L'Associazione è appoggiata dal governo cinese, ma non è riconosciuta dal Vaticano, ed è stata per decenni al centro dei problemi fra Cina e Santa Sede.

Birmania - Il ritorno del Triangolo d'Oro


Birmania

di Enrico Piovesana

Secondo l'ultimo rapporto dell'Ufficio antidroga delle Nazioni Unite (Unodc), quest'anno la produzione di oppio in Birmania è fortemente aumentata rispetto al 2009: la coltivazione è incrementata del 20 per cento (da 31.700 a 38.100 ettari) e il raccolto addirittura del 76 per cento (da 330 a 580 tonnellate, grazie a un forte aumento del rendimento: da 10 a 15 chili per ettaro).
Un boom che catapulta la produzione birmana di oppio al 16 per cento del totale mondiale, dal 5 per cento dello scorso anno. Quasi un ritorno ai 'narco-fasti' degli anni '60 e '70, all'epoca del Triangolo d'Oro, quando la Birmania, assieme a Laos e Thailandia, era il maggiore produttore al mondo di oppio ed eroina.
Nei decenni successivi, finita la guerra americana in Vietnam e le operazioni coperte della Cia nella regione, la produzione di oppio si spostò gradualmente in Afghanistan, dove crebbe prima con i mujaheddin antisovietici e poi con i talebani (entrambi sostenuti dagli Usa), fino al bando del 2001 deciso dal mullah Omar, per poi riesplodere con l'invasione e l'occupazione americana.

lunedì 13 dicembre 2010

Cancun: ignorati i popoli, vince il mercato

Comunicato RIGAS

13 / 12 / 2010
Se il pianeta ha la febbre a Cancun non è stata curata, anzi. Nulla di vincolante è stato deciso nell'accordo uscito all'alba di ieri, nonostante l'enfasi data dai governi riuniti e dalla stampa al testo conclusivo emerso dalle due settimane di lavori.
Cancun conferma sostanzialmente il consolidamento della logica emersa a Copenaghen, ampliando i meccanismi attraverso cui la gestione della crisi ambientale e climatica passa attraverso la finanziarizzazione e nuove speculazioni economiche. Il fondo verde, i mercati di carbonio e il meccanismo dei Redd+  non sono altro che false soluzioni che istituiscono una sorta di “diritto di inquinare”, in base al quale i paesi industrializzati continuano con le emissioni pagando “indulgenze” compensative che si risolvono nell'ennesimo ricatto verso i paesi del sud del mondo.

Da Cancun - Dichiarazione di Via Campesina

11 / 12 / 2010
Vale più un non accordo che un brutto accordo: le mille soluzioni sono nelle mani dei popoli.
La Vía Campesina — Dichiarazione di Cancún

Foro Global por la Vida, y la Justicia Social y Ambiental 4 al 10 de diciembre de 2010

I membri di Vía Campesina di più di 30 paesi di tutto il mondo abbiamo unito le nostre mille lotte a Cancun per esigere dalla Cop16, giustizia ambientale e rispetto della Madre Tierra, per denunciare gli ambiziosi intenti, principalmente dei governi del Nord, di commercializzare tutti gli elementi essenziali per la vita a favore delle corporazioni trasnazionali e per far conoscere le mille soluzioni per raffreddare il pianeta e frenare la devastazione ambientale che oggi minaccia molto seriamente l'umanità.
Avendo come spazio centrale il Foro Alternativo Global por la Vida, la Justicia Social y Ambiental, abbiamo fatti incontri e riunioni con tutti i nostri alleati e una azione globale che abbiamo chiamato Mille Cancun che si è svolta in tutto il paese e anche dentro la Cop16. Questa azione del 7 dicembre ha avuto come espressione la marcia di .La Vía Campesina accompagnata dagli indigeni Maya della penisola messicana e i nostri mille alleati.

Da Cancun - Cancunaghen porta il mondo al suicidio


La Parota11 / 12 / 2010
I risultati finali delle negoziazioni sul clima di Cancun riflettono, in sostanza, gli stessi risultati negativi dell’Intesa di Copenaghen di dicembre 2009. Per tanto, minacciano di morte il Protocollo di Kyoto, ma, ancora più importante, minacciano di morte alla umanità visto che – se si concretizzerà quanto accordato – alla fine del secolo il pianeta subirà un incremento della temperatura di circa 5 gradi, che lo renderà un luogo troppo inospitale per la nostra civiltà.

Amigos de la Tierra dell’America Latina e dei Caraibi (ATALC) denuncia e ripudia questo risultato della COP sul Clima, che sarà presentato all’umanità dai grandi interessi economici come la soluzione alla crisi climatica. ATALC sostiene la denuncia della Bolivia che ha giudicato i risultati della COP inadeguati e non rispondono alla realtà climatica del pianeta, ma favoriscono gli interessi delle grandi corporazioni transnazionali, nello stesso tempo non riconoscendo la situazione drammatica dei numerosi paesi in via di sviluppo.

Da Cancun - Dichiarazione del Forum Internazionale di Giustizia Climatica


Cancun 7 dic corteo11 / 12 / 2010
 
1. Convocati da centinaia di organizzazioni messicane e internazionali di tutti i continenti, operai, contadini, popolazioni indigene, organizzazioni femminili, del movimento urbano popolare, ambientalisti, Ong, attivisti, intellettuali, ci siamo riuniti a Cancun tra il 5 e il 10 dicembre, contemporaneamente allo svolgimento delle negoziazioni della COP16. Arrivati a Cancun come punto d’arrivo di un lungo e intenso processo educativo popolare, attraverso seminari e discussioni, in Messico e con i nostri alleati internazionali, per avanzare nella costruzione di una comprensione comune, di consensi e proposte unitarie finalizzate a stipulare un grande soggetto sociale nazionale e internazionale plurisettoriale e unitario in grado di reclamare ai governi mondiali di arrivare ad accordi vincolanti, trasparenti, equi e che applichino sanzioni a coloro che non li applicano. Accordi che affrontino le cause profonde e strutturali della crisi climatica, dovute al modello di produzione e consumo che concepisce la natura solo come fonte di risorse e guadagni e non come la Madre Terra dove è indispensabile vivere in equilibrio, giustizia ed equilibrio. L’urgenza di soluzioni di fronte alla realtà e agli effetti sociali e ambientali del riscaldamento globale non può aspettare il realismo politico e il conformismo dei potenti che hanno messo a rischio la sopravvivenza del pianeta.

CancunHagen - the last day

11 / 12 / 2010

E' già notte piena mentre nella sala Ceiba della Cop16 si alternano gli interventi dei delegati nell'assemblea ”informale”. Da discutere i due documenti prodotti dai gruppi di lavoro “bipolari”. Sostanzialmente un richiamo alla necessità che non ci sia un vuoto alla fine del Protocollo di Kyoto nel 2012 e la creazione di un Fondo verde per canalizzare una parte sostanziale dei 100 mila milioni di dollari annuali promessi dal 2020 dai paesi sviluppati ai paesi poveri. Il Fondo sarebbe gestito da un gruppo di 24 membri (12 sviluppati e 12 no) e sarebbe amministrato in maniera provvisoria nei primi tre anni dalla Banca Mondiale. Nei documenti poi sono contenuti in continuità con Cop15 tutti i meccanismi di mercato dai REDD allo “sviluppo pulito”.
La Bolivia sta facendo di tutto per denunciare il tentativo di isolarla nelle trattative e soprattutto il fatto che non ci sia nei documenti proposti nessun riconoscimento degli Accordi dei Popoli di Cochabamba.

venerdì 10 dicembre 2010

Agenda Cancun - Countdown


Cancun - Moon Palace security10 / 12 / 2010

Mancano 24 ore alla chiusura della COP16 ed ognuno spara le sue ultime cartucce per ricavarsi un ruolo in una Conferenza che non arriverà a nessuna conclusione reale in merito al cambiamento climatico.
Un giornale locale di Quintana Roo scriveva “Entra in coma il Protocollo di Kyoto” e forse il parallelo con un malato che cade in coma è l'immagine più reale non solo del Protocollo, ma dell'intera Conferenza Onu. Nessuno crede ad un ritorno in vita, ma al tempo stesso nessuno vuole essere il responsabile della scelta di togliere la spina. Ed intorno al capezzale ognuno prenota gli organi che possono essere utili per eventuali trapianti.

Cancun - Evo Morales al Campamiento di Via Campesina


Da Cancun Evo Morales10 / 12 / 2010
Evo Morales all'Acampamiento di Via Campesina porta con se un'ondata di colori e suoni; sembra di essere immersi in un corteo, più che in un'assemblea pubblica, con le bande che suonano e gli slogan intonati per tutto il pomeriggio, in attesa del presidente boliviano. Le seggioline di fronte al palco, questa volta, sono tutte piene: ci sono i boliviani ovviamente, e poi le delegazioni internazionali, i campesinos, gli indigeni e non pochi giornalisti che immortalano da ogni angolo l'evento.
Prima dell'intervento del presidente boliviano viene letta la dichiarazione finale dell'Accampamiento de La Via Campesina che si apre con le parole di Raffael Allegre: meglio nessun accordo che un brutto accordo. Il testo sottolinea la necessità di fermare le politiche di privatizzazione dei beni comuni che sono sottese ai meccanismi dei REDD e alle false soluzioni dello sviluppo pulito; contro la proposta contenuta nel concetto di adattamento e mitigazione del cambio climatico, vengono ribaditi i temi dell'accordo dei popoli di Cochabamba e viene ricordato il concetto di sovranità alimentare. Su tutti questi temi  il documento invita altri paesi, oltre alla Bolivia e allo stato di Tuvalo, a far propri questi contenuti.

Agenda Cancun - Green China at COP 16

china fotovoltaica9 / 12 / 2010

«Que se cinghen todos»: così ha risposto una ragazza alla domanda su cosa pensa della Cop 16; un pensiero comune, a Cancun: tra i tassisti, per esempio, che ti dicono che quello montato al Mool Palace – la sede del vertice sul clima – è un circo che non serve a niente; o, addirittura, che è pericoloso, perché quel che si discute là dentro non è un cambiamento capace di tutelare l'ambiente e la nostra vita, bensì uno spazio nel quale alcuni vorrebbero costruire gli strumenti per creare nuovi business.
In un contesto di generalizzata sfiducia verso il Cop 16 – anche molti delegati ufficiali sono usciti esprimendo la propria indignazione – proseguono gli incontri e i meeting organizzati dal movimento messicano; un movimento a più anime, che si confronta all'interno dell'Acampamiento de La Via Campesina e nello Spazio Messicano di Dialogo Climatico, ma che domani dovrebbe incontrarsi nello stesso luogo per ascoltare il presidente boliviano Evo Morales, annunciato in arrivo tra i campesinos e gli indigeni e qui idenficato come il portavoce dell'Accordo dei Popoli di Cochabamba all'interno del Cop 16.

giovedì 9 dicembre 2010

Da Cancun - Moon Palace

Cancun - Moon Palace8 / 12 / 2010
Alla manifestazione organizzata da Via Campesina, oltre alle organizzazioni aderenti al cartello contadino internazionale, hanno partecipato anche delegati ed alcuni rappresentanti delle ONG presenti all'interno dei negoziati ufficiali della COP16. Tra questi vi è stato  Francesco Martone che, in questa intervista, ci parla del ruolo della Cina ed in particolare dei paesi BASIC (Brasile, Cina, India e Sudafrica) in seno alla COP16. A questo, aggiunge una riflessione rispetto al concetto di diritti collettivi e diritti della "madre terra" ed al dibattito relativo che si sviluppa nei paesi sudamericani dell'area andina.

Al vertice Cop16 non è ufficialmente inserito un capitolo che lega il cambio climatico all'agricoltura, se non nel tentativo malcelato di inserire l'argomento nel mercato dei crediti di carbonio.
Ne parliamo con Benedice Sanchez, di R.I.T.A.  Red Intercomunitaria Turismo Alternativo

A cura Associazione Ya Basta Italia

mercoledì 8 dicembre 2010

Da Cancun - Intorno a COP 16

Cancun 7 dic8 / 12 / 2010
Giornata di manifestazioni, quest'oggi (7 dic.), a Cancun. Lungo la strada verso la sede del Cop 16, infatti, hanno manifestato coloro che hanno  sistemato le proprie tende all'interno del Campamento di Via  Campesina, mentre il centro della città è stato attraversato da un  corteo organizzato da Dialogo Climatico.

Il corteo promosso dal Campamento di Via Campesina parte intorno alle  9.00 del mattino ed è più volte stato presentato come un momento d'incontro tra le donne e gli uomini che manifestano e le delegazioni ufficiali che esprimono posizioni critiche all'interno del vertice.Dietro allo striscione d'apertura si posizionano subito i boliviani, con i loro strumenti musicali; a seguire, una marea di striscioni  piccoli e grandi, ognuno con alle spalle i delegati delle comunità  indigene, dei campesinos e dei gruppi e organizzazioni internazionali  che in questi giorni si sono ritrovati a Cancun per contestare la Cop16 e costruire gli strumenti per cambiare il sistema difendendo il clima e i beni comuni.
La prima parte del corteo sfila per le strade delle città, parlando ai  passanti e ai negozianti, raccontando le ragioni della marcia e le esperienze nelle proprie comunità locali che ognuno porta con se, sventolando bandiere o gonfaloni. Poi, superato il Municipio di Cancun, i manifestanti salgono tutti sui pullman per darsi appuntamento di fronte a Villa Climatica, il forum organizzato dal  ministero dell'ambiente messicano in collaborazione con alcune Ong  filogovernative.

Agenda Cancun - Oltre Cancun

Cancun 7 dic 27 dicembre 2010

Cancun: quella appena conclusasi è stata una giornata di mobilitazioni per portare in piazza la critica allo svolgimento del Cop 16. La marcia partita dal Campamento de La Via Campesina sceglie di fermarsi ad alcune centinaia di metri dal blocco della polizia sulla strada del Cop16, mentre la manifestazione partita dal Forum Dialogo Climatico si svolge nel centro della città.
All'interno del Cop 16, intanto, alcuni delegati come quelli delle organizzazioni ecuadoregne che pensavano di manifestare all'interno non vengono fatti entrare nello spazio ufficiale, mentre, parte della delegazione boliviana, riesce a fare una conferenza stampa all'interno che viene poi allontanata dal vertice.
Diverse azioni che, però, non hanno trovato una sinergia comune dimostrando, peraltro, come sia ancora ampia la strada da percorrere per costruire una “pratica del comune” nell'azione politica e dei movimenti; una pratica capace, in scenari diversi, di non rappresentarsi a partire dalle rispettive appartenenze, ma, invece, di agire per aprire spazi d'azione comune nel tempo della crisi globale.

martedì 7 dicembre 2010

Agenda Cancun - A la calle

Cancun - anticop-anticap

6 dicembre 2010

Il Campamento di Via Campesina – dove si svolge il Foro Global Por la Vida y la Justicia Ambiental y Social – è per definizione colorato e piuttosto rumoroso; ma, questa mattina, i suoni e la pluralità cromatica hanno raggiunto livelli ben maggiori delle giornate passate: tra le tende, infatti, sono arrivate le delegazioni boliviane, con i propri abiti tipici e, soprattutto, i propri strumenti musicali. Succede che, tra un intervento e l'altro, scatta la musica, con campesinos e indigeni che accompagnano attraverso il battito delle mani le note boliviane e intonano cori. Un clima che, a più riprese, coinvolge anche i tanti relatori e i rappresentanti delle comunità locali venuti a raccontare la propria esperienza, facendo si che gli interventi diventino un intreccio di riflessioni e slogan collettivi.
A Cancun è stata un'altra giornata di mobilitazione; da una parte le sessioni di discussione dei due Forum organizzati in città – quello di Via Campesina e Dialogo Climatico, quest'ultimo partecipato soprattutto da Ong e associazioni – e dall'altro la manifestazione comunicativa lanciata in serata da “Anti Cap – Anti Cop” - un collettivo formato soprattutto da giovani – che ha attraversato entrambi gli spazi di discussione e ha bloccato a lungo alcune importanti arterie cittadine, per concludersi davanti a un enorme cordone di poliziotti in assetto antisommossa che gli sbarrava minacciosamente la strada verso l'ente governativo sull'ambiente.

lunedì 6 dicembre 2010

Cile - Tensione nell'Isola di Pasqua Scontri tra polizia e abitanti, 25 feriti

Torna la tensione sull'isola di Pasqua dopo le proteste dei mesi scorsi per il recupero di territori ancestrali da parte del popolo Rapa Nui. Circa 25 persone sono rimaste ferite in scontri tra polizia cilena e abitanti dell'isola, secondo quanto riferisce la Bbc sul suo sito.

Testimoni hanno raccontato di aver visto la polizia sparare nel tentativo di far sloggiare alcuni isolani dagli edifici occupati qualche mese fa in difesa delle rivendicazioni portate avanti da tempo dalla popolazione locale. Secondo fonti ufficiali negli scontri sono rimasti feriti 17 poliziotti e 8 civili, secondo i Rapa Nui gli occupanti feriti sarebbero 19 e invece nessun poliziotto è stato ferito.

L'isola di Pasqua, annessa dal Cile nel 1888, è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Lo scorso settembre, la polizia cilena ha sgomberato l'hotel 'Hanga Roa', oggetto di lavori di ristrutturazione per trasformarlo in un albergo a sei stelle. Le mobilitazioni del popolo Rapa Nui puntano al ricupero di territori ancestrali dell'isola che sono stati concessi tempo fa quale un prestito allo Stato cileno e sono cominciate qualche giorno dopo l'eclissi totale di sole dello scorso 12 luglio. 

L'appello del popolo Rapa Nui

Agenda Cancun - Nuovi scenari, nuovi conflitti


Cancun - Via Campesina CorteoGiornata intensa a Cancun, Messico. Nel mattino, infatti, si è svolta la manifestazione di Via Campesina, con migliaia di campesinos che hanno lasciato l'area che ospita il forum per attraversare la città; nel pomeriggio, poi, si è aperto anche il forum di Dialogo Climatico, organizzato dalle Ong e costruito come uno spazio di discussione e approfondimento sui temi del cambiamento climatico e delle alternative possibili. In serata, invece, si è svolta l'assemblea del collettivo “AntiCap AntiCop” con tanti giovani seduti in cerchio per discutere le azioni e le iniziative dei prossimi giorni.
La manifestazione di Via Campesina si è conclusa nel luogo in cui, nel 2003, si manifestava contro il Wto. Lo scenario, oggi, è completamente cambiato: se allora le iniziative di Cancun si inserivano nel ciclo di movimento post Seattle e Genova e nel percorso di mobilitazione contro la guerra in Iraq, oggi è la crisi globale a far da retroscena delle manifestazioni contro il Cop 16. Una crisi sistemica, epocale, che mette i movimenti davanti alla necessità di approfondire la discussione, comprendere la realtà nella sua complessità e ricercare nella pratica del comune un cammino possibile di resistenza e cambiamento.

Miles de soluciones construye el pueblo ante el cambio climatico


Manifestazione dal Campamiento di via Campesina

Campesinos e indigeni, accompagnati dalle delegazioni giunte a Cancun da tutto il mondo, hanno dato vita questa mattina a un rumoroso corteo che ha attraversato le strade della città. 

La manifestazione è partita dal Campamento di Via Campesina – che, nel frattempo, si è riempito di tende dopo l’arrivo di altri pullman -  portando in piazza una composizione plurale nella quale hanno trovato spazio diverse anime dei movimenti contadini e sociali messicani.  Accanto a loro, molte le delegazioni nordamericane e sudamericane.

Da Cancun - Voci dall'Asia: Corea del Sud e Thailandia


Tra gli attivisti presenti a Cancun ci sono anche rappresentanti di organizzazioni e movimenti del continente asiatico. Approfondiamo con due interviste la realtà in Corea del Sud e in Thailandia.
Prima intervista - Bo Young dell'Istituto per le politiche climatiche, Sud Corea

In realtà ho partecipato a COP per 5 anni e questo è l'anno in assoluto più disastroso.
Stanno di fatto escludendo le ONG mettondo delle forti limitazioni alla partecipazione. E' molto deludente!
In Corea del sud è un momento molto difficile perchè il governo ammette che il clima sta cambiando ed è molto importanterisolvere questo problema per la stessa sopravvivenza; ma quello che in realtà sta facendo è di cercare di risolvere il problema tramite la realizzazione di grandi opere come le dighe. Questi progetti modificano i territori ed il corso dei fiumi e nessuno li vuole, ma il governo sostiene che è l'unico modo per risolvere il problema.

Asia - La vera invasione asiatica della Cina


Piantina CinaAi tempi della guerra fredda i generali sovietici allineavano i loro carri armati, missili e testate nucleari su una cartina e li confrontavano con quelli a disposizione dei loro rivali d'oltre cortina - l'odiato mondo occidentale.
La conta dimostrava la loro superiorità, e i generali  con gli occhi scintillanti ridevano e pensavano che stavano vincendo la guerra.
Di fatto quella guerra iniziarono a perderla quando si misero a contare i carri armati e i missili, non capendo che la battaglia vera era combattuta in campo economico.
Il declino sovietico di fronte al boom statunitense determinò la fine della guerra fredda senza che fosse sparato un solo colpo.
La Cina, ai margini di questo conflitto, decise di non impelagarsi in una corsa agli armamenti che ne avrebbe limitato l'ascesa a beneficio esclusivo dell'economia più forte, quella degli Stati Uniti.
Perciò negli ultimi 30 anni Pechino ha cercato di evitare i conflitti, in ossequio prima alla teoria di Deng Xiapoing - tao guang yang hui, "nascondi le tue capacità e guadagna tempo" -  e poi di Zheng Bijian - lo "sviluppo pacifico".
Ora che ha riserve per 2500 miliardi di dollari, è la seconda economia del mondo, cresce del 10% all'anno con una bilancia commerciale in attivo, la Cina sta semplicemente "invadendo" i suoi vicini con capitali e beni di consumo, aiutata anche dalla debole concorrenza degli Usa, alle prese con una crisi di proporzioni storiche.

Cancun - Dall'Ecuador la British Petroleum denunciata alla Corte Costituzionale


In base alla Nuova Costituzione ecuadoriana sono stati violati i Diritti della Pachamama. Video-intervista a Ivon Yanes di Accion Ecologica

Chiazza nel Golfo MessicoVenerdì 26 novembre è stata presentata alla Corte Costituzionale ecuadoriana una denuncia contro la compagnia British Petroleum per aver violato i Diritti alla Natura ed i Diritti al mare pulito, per le dirette responsabilità nello sversamento di almeno 5 milioni di barili di petrolio greggio nel disastro ambientale di Deep Water Horizon, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo del Messico.
Tale denuncia  si appoggia sulla nuova Costituzione Ecuadoriana che contempla in numerosi articoli  il Diritto della Pachamama per proteggere la natura dagli effetti negativi di origini antropica (art. 277), la messa in campo di meccanismi effettivi di protezione e controllo della contaminazione ambientale (art. 389), il ripristino degli ecosistemi degradati e della gestione sostenibile delle risorse naturali (art. 397).
La denuncia è stata presentata da personalità di spicco ecuadoriane ed internazionali come Alberto Acosta, Blanca Chanchoso, Vandana Shiva e molti altri.

Agenda Cancun - Mil voces

4 Dicembre 2010

Deportivo Jacinto Canek, Cancun, ore 10: è il momento dell'incontro delle migliaia di campesinos, attivisti e rappresentanti di movimenti e associazioni che in questi giorni hanno attraversato con le proprie carovane 17 stati del Messico fermandosi in 40 località per ascoltare, condividere, conoscere le mobilitazioni di tante comunità locali in difesa della propria terra e dei propri diritti.
Questa mattina, infatti, ha preso il via il Foro Alternativo Globale per la Vita, la Giustizia Ambientale e Sociale organizzato da Via Campesina. I campesinos erano giunti nella notte a bordo dei pullman e questa mattina, dopo aver montato le tende, hanno dato inizio all'assemblea, raccontando le proprie esperienze e i propri sogni. Tra le tende si è parlato anche della mobilitazione in difesa dell'acqua in corso in Italia, con la delegazione di Rigas che ha srotolato uno striscione ed è intervenuta telefonicamente in tante piazza italiane dove erano incorso le manifestazioni promosse dal Forum Acqua Bene Comune.

Cancun - Da Haiti le voci della protesta


Mentre il colera si aggiunge alla devastazione ambientale, non si fermano le mobilitazioni nell'isola

Haiti.Nell'accampamento de La Via Campesina abbiamo incontrato la delegazione che giunge dalla martoriata isola di Haiti dove al terremoto si è aggiunta queste settimane un epidemia di colera, confermata nella sua estensione dall' OMS.
Nell'isola sono presenti truppe dell' Onu, comandate dal Brasile, che vengono percepite dalla popolazione come truppe d' occupazione.
Le recenti elezioni, come molte altre situazioni di emergenza complessiva, più che essere un reale momento di democrazia hanno confermato la distanza tra chi detiene formalmente il potere e la stragrande maggioranza della popolazione.
Segui la video-intervista

sabato 4 dicembre 2010

Cancun - Banca Mondial fuera del clima

Cancun 3 dicembre 2010
Inizia dal Palacio Municipal la Manifestazione dedicata alla contestazione del ruolo della Banca Mondiale nelle speculazioni intorno alle false soluzioni al cambio climatico come il mercato del crediti di carbonio. Gli attivisti internazionali della campagna "Banco Mondial fuera dal clima", denunciano l'assurdità di affidare ad una struttura come la Banca mondiale la soluzione della crisi climatica.
Dal Palacio Municipal nel centro di Cancun, la manifestyazione con un breve corteo, raggiunge e blocca simbolicamente l'entrata del Centro Commerciale Wall Mart, simbolo della grande distribuzione industriale di alimenti e responsabile di condizioni di lavoro prive di diritti per il personale impiegato.



Intervista con Miria, attivista dell'Honduras, che spiega il perchè della Campagna contro la Banca Mondiale. La BM finanzia progetti come quello della monocolitivazione di palma africana per produrre olio di palma per il mercato di biocombustibili. Monocoltivazioni estensive che distrugono le coltivazioni locali.

Agenda Cancun - Tra circo e realtà

3 Dicembre 2010

Astal vuego Japon: con una conferenza stampa la delegazione giapponese ha annunciato questa mattina di essere pronta a lasciare il Cop 16 minacciando di non apporre il proprio autografo al rinnovo del Trattato di Kyoto in scadenza nel 2012. Una mossa utile per raccogliere un briciolo di attenzione all'interno del circo mediatico che si è aperto in questi giorni nel quartiere hotelero di Cancun; ma, anche, il tentativo di ottenere un ruolo – il Giappone produce soltanto il 4% delle emissioni globali – nel gioco delle parti che stanno mettendo in scena le migliaia di delegati che affollano le trattative.
I quali, nel frattempo, hanno raggiunto la non indifferente cifra di 18 mila persone che si dividono tra meeting e spiagge bianche: 18 mila delegati di più di 190 paesi per un vertice che chiunque ha già riconosciuto come inutile, se non dannoso. Per ospitarli e farli sentire a proprio agio il governo messicano ha realizzato una sorta di “business area”, recintando interi isolati nel quale non è permesso entrare senza un apposito pass.

COP16 - Cancun: la posta in gioco!

di Francesco Martone

Un anno è passato dal vertice ONU sul Clima di Copenhagen, quando si consumò uno strappo che finora solo in parte è stato possibile ricucire. Complici di tutto ciò furono allora la doppiezza del governo danese, prono agli interessi degli Stati Uniti, il decisionismo di un Barack Obama ancora in testa nei sondaggi di popolarità, il basso profilo della UE, e l'adozione di un accordo non vincolante perseguito con modalità poco inclusive e trasparenti. Da allora l'irrigidimento delle posizioni di Stati Uniti e Cina ha di fatto condizionato ogni possibile passo in avanti.
Ormai da settimane i media internazionali ci preannunciano un risultato di basso profilo, per lo più centrato su misure concrete verso i paesi maggiormente vulnerabili al cambio climatico, riponendo ogni aspettativa per un accordo vincolate sulle riduzioni di emissioni e la stabilizzazione della temperatura globale al 2011 quando i governi si riuniranno a Durban,in Sudafrica.

Brasile - João Pedro Stédile: ''Gli Stati Uniti sono i maggiori terroristi del mondo''

Il documento della CIA reso noto dal website Wikileaks e che menziona il MST (Movimento dei Sem-Terra) é una prova dell'ingerenza degli USA negli affari interni del Brasile e della America Latina. Per João Pedro Stédile, uno dei coordinatori nazionali del movimento, la nota diplomatica che tratta i sem-terra come un "ostacolo" alla creazione di una legislazione antiterrorista in Brasile " rivela come il governo USA continua a trattare i paesi dell'America Latina come semplici colonie che devono obbedire e essere orientate".

"É evidente che le pressioni del governo Usa , tentando di influenzare governi democratici e progressisti ad aderire alla loro furia paranoica verso il terrorismo, tende a criminalizzare e controllare qualsiasi movimento di massa che lotti per i suoi diritti e che occasionalmente faccia manifestazioni contrarie agli interessi di imprese statunitensi", ha detto Stédile in una intervista a Opera Mundi il 30/11.
Il coordinatore del MST crede che la creazione di una legge "antiterrorista" potrebbe essere usata per perseguire i movimenti sociali, il che sarebbe una strategia deliberata di Washington.

venerdì 3 dicembre 2010

Haiti - Note dall'isola

Escursus storico delle elezioni ad Haiti
Si tratta del sesto scrutino presidenziale dalla caduta della dittatura dei Duvalier nell‘ ’86, quando il processo di transizione democratica è iniziato, portando all’adozione dell’attuale costituzione nel 1987.
Le prime elezioni democratiche hanno avuto luogo nel 1988. Il presidente eletto, Leslie Manigat, resta alla presidenza 130 giorni prima di essere rovesciato da un colpo di stato miliare. I puschisti restano al potere fino all’inizio del 1990, quando sono costretti a cedere il passo ad un governo di transizione civile.
Lo stesso anno, Jean Bertrand Aristide, un carismatico sacerdote, eletto con il 67,5% dei voti resta al potere 7 mesi prima di essere rovesciato da un colpo di stato militare.
Dopo 3 anni di esilio negli Stati Uniti, Aristide torna al potere sostenuto dalla comunità internazionale. Nel 1995, anno seguente al suo ritorno, delle elezioni generali sono organizzate e, nonostante vengano contestate dall’opposizione a livello legislativo e municipale, porteranno al potere il suo vecchio primo ministro, René Préval, con l’87,9% dei voti.

Operazione cosmesi a Cancun

di Victor M. Toledo

Il pianeta ha la febbre e la diagnosi non è certo ottimista. Sono stati rotti i precari equilibri dell'ecosistema globale e gli effetti sono indesiderabili. Dentro questo scenario vanno iscritti tanti fenomeni degli ultimi anni, dagli incendi delle foreste nel 1988-89 all'ondata inaspettata di calore in Europa del 2003 fino alla forza sempre più potente degli uragani, la devastazione della barriera corallina nei mari dei tropici e la distruzione di specie animali.
In questo scenario stanno ancora aspettando di entrare in scena la diminuzione e sparizione dei ghiacciai, che sono tra le principali fonti d'acqua, le coste inondate per la riduzione dei poli, l'oscillazione inspiegabile ed estrema delle temperature e delle piogge.

COP16 - Collasso garantito

di John Saxe Fernandez

L'intenzione di dare continuità nella riunione di Cancun all'accordo di Copenhagen, è orientato a soddisfare non l'agenda dell'umanità di fronte agli imminenti rischi che affronta la biosfera per il riscaldamento atmosferico, ma invece i grandi interessi economico-finanziari la cui deregulation è alla base della grande crisi che si è palesata a Wall Street nel 2007 e nel disastro generalizzato del Golfo del Messico nell'aprile scorso a causa dell'esplosione del giacimento Macondo della British Petrolium: la prima catastrofe ecologica globale nel tempo della peak oil.
L'agenda della Coop 16 è quella dei sistemi finanziari tipo Goldman Sacks, Morgan Stanley e delle mega imprese del gas, del petrolio e del carbone. E' un disegno puntellato dai prestiti al governo Calderon da parte della Banca Mondiale e del BID per dar forza a nuovi “stumenti finanziari” stabiliti a Kioto e fatti propri dall'accordo di Copenhagen: il merato dei buoni di carbonio e il programma di riduzione delle emissioni per la deforestazione e la degradazione ambientale.

Agenda Cancun - Bienvenidos a COP16

2 Dicembre 2010

Venticinque morti e cinquantaseimila sfollati in Venezuela, dove Chavez ha accolto coloro che hanno subito questo disastro nei palazzi governativi e l'acqua non ha risparmiato la capitale Caracas; un milione e cinquecentomila senza tetto in Colombia, dove le piogge torrenziali – le più forti degli ultimi 40 anni – hanno causato 167 morti, 223 feriti e 19 dispersi, provocando la perdita di più di un milione di sacchi di caffè, di cui la Colombia è il terzo esportatore mondiale. E' il bilancio delle piogge che hanno colpito molte zone del Sud America, portando inondazioni e distruzione. Nel nord del continente, invece, bufere di neve in Lousiana e un tornado con venti che viaggiano a 320km/h e un'intensità pari a 4 su una scala di classificazione che arriva fino a 5. Solo l'ultimo degli 11 tornado che si sono generati tra martedì e mercoledì lungo la costa atlantica

martedì 30 novembre 2010

Roma - Un salvagente per la terra - Blitz di Rigas

Blitz di Rigas in piazza di Spagna per difendere il clima. Anche le associazioni e i movimenti italiani a Cancun per il controvertice mondiale sui cambiamenti climatici.
In piazza con il salvagente, gli occhiali, le pinne, il canotto per richiamare l’attenzione sulla 16° Conferenza Mondiale Onu sul clima, che s’è aperta ieri a Cancun in Messico, durante la quale i capi di stato discuteranno della più grande minaccia che l'umanità di trova ad affrontare: i cambiamenti climatici.
Stamattina decine di militanti delle associazioni e dei movimenti che compongono Rigas, la Rete italiana per la Giustizia ambientale e sociale, hanno fatto un blitz in piazza di Spagna - al grido “cambiare il sistema, non il clima” - per denunciare il disinteresse del governo, delle forze politiche e dei media italiani per la grave crisi climatica del Pianeta e accendere i riflettori sull’importantissimo appuntamento di Cancun, che ha importanza globale e ricadute locali, su ogni angolo della Terra.

Messico - Carovana 3 verso Cancun dal Guerrero e Morelos

Sono partite le Carovane che da diversi luoghi simbolici della devastazione ambientale in Messico, passando per Città del Messico il 30 novembre, dove si terrà una manifestazione, raggiungeranno Cancun per le mobilitazioni nelle giornate del Cop16.
Dal Guerrero e Morelos
Corrispondenza con Simona dell'Associazione Ya Basta - RIGAS
Ascolta l'audio
Siamo nella Carovana 3 che è partita da Acapulco il 28 mattina.
La prima tappa è stata Puerto Marquez, dove 350 famiglie sono state sgomberate dalla polizia con la distruzione delle loro case. E' una situazione molto dura perchè ancora non hanno un tetto.

lunedì 29 novembre 2010

Messico - Femminicidio - Intervista a Marisela Ortiz

Feminicidio a Ciudad Juarez
Marisela Ortiz Rivera è messicana e vive a Ciudad Juárez, l’ormai tristemente famosa “città che uccide le donne”. Dal 1993, in questa città si contano più di 1.300 donne uccise e centinaia di donne sparite. I corpi vengono spesso ritrovati irriconoscibili nel deserto, nudi, violati, straziati dalle torture subite, anche mutilati. Corpi di giovani donne, anche bambine. Corpi che testimoniano l’assoluta sofferenza di queste donne, rapite, più volte torturate, violate, uccise e buttate.
Marisela Ortiz Rivera, psicologa e maestra, è presidente dell’associazione “Nuestras hijas de regreso a casa” (Perché le nostre figlie tornino a casa), che a Ciudad Juárez si batte perché sia fatta luce sui casi di femminicidio. L’associazione da anni denuncia l’incapacità dello Stato di far fronte al suo obbligo di garantire giustizia e supporta le famiglie delle vittime.
In questi giorni è stata in varie città d'Italia per raccontare del drammatico fenomeno del femminicidio e del lavoro che svolge l'associazione in cui partecipa. L'abbiamo incontrata a Firenze.

Messico - Partono le carovane verso Cancun

Sono partite il 28 novembre le carovane che raggiungeranno Cancun passando per Città del Messico dove il 30 novembre si terra una manifestazione.
Le tre carovane partono dalla zona di San Luis Potosi, El Salto, La Parota.
Le carovane sono organizzate dall'Asemblea Nacional de Los Afectados Ambientales,  da Via Campesina e con la partecipazione di delegazioni internazionali.
A Cancun le Carovane arriveranno il 3 dicembre e poi il 4 inizierà il Foro Alternativo Globale per la vita, la Giustizia Ambientale e Sociale e il 7 si terrà la Marcia verso la Cop16.

domenica 28 novembre 2010

Haiti - Sulla soglia delle presidenziali. I candidati

di Roberto Codazzi
Nel fine settimana Haiti si troverà di fronte alle urne. Un paese che ha sempre conosciuto momenti di tensione in occasione alle elezioni presidenziali, li affronta, ora, con oltre un milione e mezzo di cittadini che vivono in tendopoli più o meno organizzate, liste elettorali vecchie, non aggiornate con i decessi avvenuti nell'ultimo anno, persone dislocate a centinaia di chilometri dalla loro residenza e una presenza massiccia di truppe internazionali che dovrebbero favorire il normale svolgimento, ma che spesso sono causa o pretesto di disordini.

sabato 27 novembre 2010

Irlanda - Intervista a Gerry Adams

Campagna elettorale per le suppletive nella Contea di Donegal, presentazione delle proposte alternative alla finanziaria proposta dal governo della Repubblica irlandese, e prima ancora l'annuncio che alle prossime elezioni generali si candiderà nella Repubblica, nella Contea di Louth. Gerry Adams, 62 anni, ha la voce squillante di chi ha sempre gli occhi fissi sulla meta.
"Ho deciso di candidarmi alle elezioni generali nella Contea di Louth - dice al telefono da Belfast - perché come presidente del Sinn Fein voglio essere parte attiva della battaglia contro le politiche economiche sbagliate e devastanti di questo governo".

giovedì 25 novembre 2010

Messico - Il Congresso Nazionale Indigeno respinge il processo di appropriazione di fiumi e lagune

Il Pronunciamiento di Vícam rivendica il diritto all’autodeterminazione

vicam
Il progetto di un acquedotto in Sonora rappresenta lo sterminio della tribù yaqui
“Esprimiamo il nostro diritto storico alla libera determinazione come popoli, nazioni e tribù originari, nel rispetto delle diverse forme che per l’esercizio di questo diritto decidano i nostri popoli, secondo la loro origine, storia ed aspirazioni”, dichiara il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) nel suo Pronunciamiento de Vícam, letto ieri sera da Tomás Rojas Valencia, rappresentante della tribù yaqui anfitrione dell’evento, a conclusione del Forum Nazionale “in difesa dell’acqua, della terra e dell’autonomia dei popoli originari” che si è svolto qui
Rispetto al centenario dell’inizio della Rivoluzione, il CNI dichiara nettamente: “Quella lotta storica, così come le gesta precedenti, sono costate molto sangue ai nostri popoli e poco o niente abbiamo ottenuto in cambio del sacrificio fatto dai nostri nonni per costruire e liberare la patria di tutti i messicani, perché le successive Costituzioni del 1824, 1857 e 1917 nemmeno riconoscono la nostra esistenza”.

Tutti a Roma il 14 dicembre - Appello da Uniti contro la crisi

Uniticontrolacrisi lancia una mobilitazione generale a Roma davanti a Montecitorio per il 14 dicembre, giorno nel quale sarà votata la fiducia al Governo Berlusconi.
Rivolgiamo un appello a tutte le realtà sociali che si stanno mobilitando contro la gravissima situazione provocata dalle politiche governative che con la scusa della crisi stanno distruggendo diritti e territorio. Il 14 dicembre deve essere un giorno in cui la parola passi alle migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici cassaintegrati e licenziati, agli studenti, ricercatori ed insegnanti che subiscono i tagli della Gelmini, alle popolazioni della Campania sommerse dai rifiuti e agli alluvionati del nord sommersi dalle cementificazioni che provocano i disastri.
A parlare devono essere i cittadini aquilani, che sulla loro pelle stanno pagando le scelte di potere che speculano perfino sulle tragedie, i migranti truffati dalle finte sanatorie e ridotti a schiavi pronti da essere sfruttati, gli operai Fiat di Melfi e Pomigliano che si vedono imporre contratti capestro che distruggono qualsiasi diritto, anche quello ad una vita dignitosa. Devono avere voce in quel giorno, sotto i Palazzi di una politica sempre più distante dalla vita reale, le tante forme della precarietà, che attraverso il collegato lavoro e le manovre del ministro Sacconi, dovrebbe essere l’unico triste orizzonte di milioni di persone.
A Montecitorio deve sentirsi chiara la voce di quella parte del paese che non ha diritto alle liquidazioni milionarie dei banchieri, che subisce i tagli del ministro Tremonti, perfetto esecutore delle decisioni di un’Europa che vuole far pagare la crisi a chi lavora e premiare chi vive di rendita e speculazione. In questo paese è tempo di dire basta all’impunità dei potenti, che con le loro cricche di affaristi hanno un’unico obiettivo: arricchirsi. Il 14 dicembre deve diventare il giorno della democrazia vera, quella costruita e difesa dai cittadini e non il simulacro con il quale il governo copre e giustifica l’ingiustizia.
Il 14 dicembre facciamo appello anche a tutto il mondo della cultura, della musica, del cinema, del teatro, dell’arte, colpito dai tagli di Bondi che oltre a tesori inestimabili rischiano di far crollare la vita di centinaia di migliaia di persone che vi lavorano.
Invitiamo sotto a Montecitorio coloro che lavorano nel mondo dell’informazione, costantemente minacciati dall’arroganza di Berlusconi, invitiamo coloro che lottano per il diritto alla casa, costretti a vivere per strada mentre chi governa ha perso il conto delle sue proprietà. E’ il tempo dunque che questa italia si faccia sentire, tutta insieme, unita, per dire che il governo Berlusconi non ha nessuna fiducia e deve dimettersi! La caduta dell’esecutivo deve significare anche la caduta di tutte le leggi ingiuste, che privatizzano i beni comuni come l’acqua o che tagliano le risorse da destinare alla società per dirottarle sulle spese di guerra o per grandi opere inutili e dannose.
Il 14 dicembre piazza di Montecitorio toglierà la fiducia, nei fatti e al di là di qualsiasi possibile accordo di palazzo, alle politiche dell’austerity, perchè la crisi devono pagarla coloro che l’hanno provocata, e questo ad esempio tassando le loro rendite finanziarie miliardarie, a favore delle politiche sociali e in difesa di chi lavora e produce ricchezza.
Mobilitiamoci tutti, uniti contro la crisi che vogliono farci pagare, uniti perchè in crisi vada il governo e le sue politiche!
14 dicembre tutti a Montecitorio!

mercoledì 24 novembre 2010

Corea - La battaglia di Yeonpyeong

di Gabriele Battaglia

Millesettecento abitanti e mille soldati di guarnigione, nel Mar Giallo, a soli dodici chilometri dalla costa nordcoreana. Sono le due isole Yeonpyeong, dove stamane almeno due soldati di Seul sono morti nel cannoneggiamento messo in atto dalla Corea del Nord. Si parla di sessanta-settanta colpi di artiglieria. Gli ultimi aggiornamenti riportano anche un totale di quindici militari e tre civili feriti, parecchi edifici sono in fiamme.
La Corea del Sud ha risposto con un'ottantina di cannonate sparate oltre il 38° parallelo e con una squadriglia di F-16 inviata nella zona.
Il generale Lee Hong-ki, dello stato maggiore di Seul, ha dichiarato che  i nordcoreani hanno subito "un danno significativo" nel contrattacco lanciato dalle forze militari sudcoreane.
Tuttavia Seul non vuole alzare la tensione nell'area, dove il gioco delle parti si è fatto più complicato negli ultimi giorni, dopo la scoperta di un nuovo impianto di arricchimento dell'uranio nordcoreano, capace di circa duemila turbine (in realtà una vera e propria rivelazione da parte di Pyongyang, che ha scelto di mostrare la centrale a uno scienziato USA).

La Corea del Nord attacca perchè colta in flagrante

 di Fabrizio Maronta

Colto nel vivo del suo programma nucleare, l'erratico regime nordcoreano ha risposto con l'unico strumento di cui veramente disponga per salvaguardare la propria statura geostrategica, ovvero la sua stessa esistenza.
Questo strumento, ovviamente, è la minaccia bellica nei confronti dell'altra metà della penisola.
Per capire come questa minaccia sia concreta, non occorre contemplare il triste scenario delle rovine fumanti sull'isola sudcoreana di Yeonpyeong, i cui abitanti (civili) hanno la sventura di sedere sul disputato confine marittimo che da quasi sessant'anni separa le due Coree.
Basta misurare la distanza irrisoria che separa la vibrante e ipermoderna Seoul dalla selvaggia zona demilitarizzata che fa da cornice ad una delle frontiere più sorvegliate e desolate della terra.
Un viaggio di 40 kilometri che porta indietro di 40 anni, al periodo più buio e teso della cortina di ferro.

lunedì 22 novembre 2010

Verso Cancun - Cambiare o' sistema di Alex Zanotelli

Mancano poche settimane al vertice mondiale sul clima che si riunirà a Cancun, in Messico. Dal 29 novembre al 10 dicembre, i governi di circa 200 paesi dovranno affrontare la più grande emergenza della storia : i cambiamenti climatici.
Questo vertice avviene ad un anno dall’altro, quello di Copenhagen, che si è concluso senza alcun accordo vincolante, ma solo con una ‘dichiarazione’ di intenti. Dopo il fallimento di Copenhagen, la strada è ora tutta in salita.
L’umanità non può fallire di nuovo a Cancun: è in ballo il futuro del pianeta. Il surriscaldamento del pianeta è la conseguenza di un Sistema economico-finanziario che ha come unico obiettivo la crescita illimitata. “E se la Grande Recessione ora in atto- scrive Tom Friedman sul New York Times- ci venisse a dire che il modello di crescita illimitata degli ultimi 50 anni non sia più sostenibile sia economicamente che ecologicamente? E’ il 2008 l’anno in cui abbiamo sbattuto contro il Muro per cui Madre Natura e il Mercato ci hanno detto: Basta!”
Questo non è solo un problema politico-economico o ecologico, ma una sfida enorme anche a tutte le religioni, a tutte le Chiese. In ballo è il futuro del pianeta, della vita in tutte le sue forme. E’ quindi un problema teologico proprio perché Dio è il Dio della vita, appassionato di vita. Dio ci ha impiegato quattro miliardi e seicento milioni di anni per regalarci questo splendido pianeta. Un credente che adora il Dio della vita non può che essere un appassionato difensore della vita, del pianeta. Infatti l’attuale crisi ecologica sottintende una crisi spirituale ancora più profonda. “Crediamo che lo stretto legame esistente tra crisi economica e crisi ecologica sia l’espressione di una più ampia crisi etica, morale e spirituale- affermano le Chiese riformate dell’Asia nel loro documento Sorella Terra, Fratello Canguro. E’ infatti con la fede assoluta nel ‘libero mercato’, con il culto della ricchezza e dei beni materiali, con il ‘vangelo’ del consumismo e della crescita illimitata, che gli esseri umani hanno sfruttato i loro fratelli e sorelle e hanno saccheggiato la loro unica casa.” E con grande saggezza asiatica, quelle chiese ci suggeriscono:
“ Per superare questa crisi si richiede nient’altro che un radicale rinnovamento spirituale. A partire dalla nostra fede cristiana, riaffermiamo che tale trasformazione deve essere fondata sull’imperativo biblico dell’opzione preferenziale di Dio per gli emarginati (giustizia) e per la sacralità della vita (sostenibilità).”
E’ quanto afferma anche il direttore della rivista ecumenica SOJOURNES, Jim Wallis in un suo recente editoriale: “A livello teologico noi assistiamo ad una devastante spoliazione della Terra di Dio. Noi dovremmo essere i custodi del Golfo del Messico, delle foreste tropicali, delle spiagge… ed invece assistiamo inerti alla distruzione di queste meraviglie. Certamente per le bugie, l’irresponsabilità pubblica e privata, ma fondamentalmente per la nostra convinzione che riteniamo “etica” una crescita economica illimitata, alimentata dall’energia fossile, una crescita che è insostenibile.” Ecco perché ci dobbiamo essere come credenti in questa sfida enorme alla vita, al pianeta.
Esserci insieme a tutti i fratelli e sorelle non credenti. E’ in ballo la vita.
E’ per noi una questione etica, morale oltre che teologica: il Dio appassionato di vita che ci ha inviato Gesù perché abbiamo vita e vita in abbondanza (Giov. 10,10). Non si tratta solo di cambiamenti climatici, ma di un Sistema economico-finanziario planetario che ammazza per fame (un miliardo di affamati secondo la FAO), ammazza per guerra (milioni di morti!) e ammazza il Pianeta. Non dobbiamo solo cambiare il clima, ma cambiare un Sistema di morte.
Per questo chiedo a tutte le associazioni, parrocchie, movimenti ecclesiali di approfondire questi temi in vista di Cancun e impegnarsi a cambiare O’ Sistema . Ma soprattutto dobbiamo unire tutte queste energie con quelle di coloro che non credono, ma si impegnano. Dobbiamo unire le forze per salvare il Pianeta, per salvare la vita. Dobbiamo insieme fare pressione sui nostri parlamentari e ministri che non vogliono affrontare questi temi. E’ ora di finirla di parlare di PIL e di crescita, ed invece iniziare a pensare a economie alternative che permettano a tutti, compreso il pianeta, di vivere. Dobbiamo essere presenti a Cancun con la Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale (RIGAS), con tutti i movimenti di base e indigeni dell’America Latina, con tutti i movimenti ecologici dell’Africa e dell’Asia per dire a tutti che il tempo della giustizia ambientale è ora. Dobbiamo ricongiungerci con i movimenti del Sud del mondo (il grido dei poveri) per rispondere insieme al grido della terra. Per questo facciamo nostre le seguenti richieste avanzate dalla Conferenza Mondiale dei Popoli della Madre Terra tenutasi a Cochabamba (Bolivia) dal 20 al 22 aprile 2010:
- difendere il Protocollo di Kyoto che fissa un obiettivo unico per tutti: ridurre le emissioni di gas serra ed esigere che gli USA lo ratifichino;
– limitare l’aumento della temperatura a 1° centigrado;
- ridurre del 50% le emissioni di gas serra rispetto al 1990, questo per il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto(2013-2017);
- opporci ai mercati dell’anidride carbonica (vietare che i paesi ricchi comprino dai paesi impoveriti la loro quota di aria pulita);
- richiedere che i paesi ricchi paghino il debito climatico verso i paesi impoveriti (sono questi che pagheranno di più i cambiamenti climatici);
- insistere perché i paesi ricchi investano per i cambiamenti climatici quello che ora spendono in armi (Nel 2009 hanno investito in armi 1.540 miliardi di dollari!);
- trovare, da parte dei paesi ricchi, 100 miliardi di dollari all’anno per sostenere le politiche di adattamento e mitigazioni;
- spingere per una tassa minima (0,05%) sulle transazioni finanziarie. Questo permetterebbe un gettito di centinaia di miliardi l’anno su scala internazionale;
- fare pressione perché si dia inizio a una radicale trasformazione dell’agribusiness.
Sono queste anche le nostre richieste fondamentali che facciamo ai nostri amministratori, politici, parlamentari, governi, all’Unione Europea che è chiamata a giocare un ruolo più incisivo a Cancun nelle trattative tra i paesi ricchi e i paesi impoveriti. Nella speranza, anche, di arrivare presto a una Dichiarazione universale dei Diritti della Madre Terra. E’ uno sforzo comune questo fra credenti e laici, fra associazioni religiose e movimenti di base per salvare Madre Terra. “La più significativa divisione oggi tra gli umani non è basata sulla nazionalità, né sull’etnia, né sulla classe sociale o appartenenza religiosa - ha scritto il teologo ecologista americano p.Thomas Berry - ma la divisione è piuttosto tra coloro che massacrano la Terra e coloro che sono invece impegnati a preservare la Terra in tutto il suo splendore.”

E’ un urlo questo che viene da una terra martirizzata, la Campania che è diventata la punta dell’iceberg di ciò che accadrà alla nostra Madre Terra se non faremo inversione di marcia. Uniamoci in un unico grande movimento per salvare la Madre Terra.
Dobbiamo farcela : è in ballo il Pianeta, è in ballo la vita.

Alex Zanotelli

venerdì 19 novembre 2010

COP16 - Il ministro Choquehuanca detta le condizioni della Bolivia per la COP16

Diffondiamo il discorso tenuto dal ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca durante la conferenza preliminare sul clima di Tianjin, nel gruppo di lavoro su finanziamento e trasferimenti tecnologici.


1) Riteniamo che la scelta migliore sia quella di costituire un nuovo Fondo di Finanziamento nella COP16 (Sedicesima Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico) e formare un Comitato Costitutivo che si occupi del progetto dello stesso fino alla COP17. Tale comitato dovrà rappresentare tutte le regioni e visioni esistenti. È fondamentale, per lo sviluppo di questo nuovo fondo, che ad amministrarlo non sia la Banca Mondiale.
2) Il Comitato Costitutivo dovrà presentare anche una proposta per il coordinamento di tutti i meccanismi di finanziamento esistenti, che dovranno trovarsi sotto il controllo del nuovo fondo; questo costituirà l’ente principale e articolerà i finanziamenti per il cambiamento climatico.

Haiti: uragani, colera ed elezioni

Bugie e verità su Haiti a 10 mesi dal terremoto: la Minustah uccide ancora

Aiuti stranieri o dipendenza? Onu forza di pace?

di Fabrizio Lorusso 

Da qualche settimana a questa parte, l’attenzione dei mass media internazionali è tornata un po' a intermittenza a concentrarsi su Haiti, a causa dello scoppio di un’epidemia di colera nelle regioni centro settentrionali (nei pressi di Saint Marc) e dell'altissima probabilità che la piaga s'estenda massicciamente fino al cuore della capitale. A Porto Principe, infatti, 1354 campi d’accoglienza, allestiti d’urgenza con tende e teloni di plastica, ospitano in condizioni estremamente precarie e miserevoli oltre un milione e trecentomila di persone che hanno perso le loro case a causa del terremoto del 12 gennaio 2010. Fanno scalpore nei TG italiani anche le notizie delle due vittime rimaste sul campo nella città settentrionale di Cap-Haitien in seguito alle manifestazioni popolari (provocate dall'esasperazione della gente, dalle tensioni preelettorali e dalla convinzione generale che il colera sia stato reintrodotto nel paese dai caschi blu nepalesi) che sono state represse a colpi di mitra dalla Minustah, la forza "di pace" dell'ONU che svolge funzioni di polizia e militari ad Haiti. Si parla nuovamente di morti, più di 1100 in meno d'un mese per l'epidemia, dei primi contagi nella vicina Repubblica Dominicana e le ultime notizie ci riportano in quest'angolo dimenticato dei Caraibi per immortalare l’ennesima crisi umanitaria. Paradossalmente, per l’accresciuta attenzione mediatica dedicata al dramma del colera, è stata interrotta per un po’ la spirale di silenzio e indifferenza che s’era creata sulla situazione del paese caraibico, il più povero dell’emisfero occidentale che solo alcuni mesi fa è stato colpito dalla peggiore catastrofe naturale della storia moderna: un terremoto del grado 7,3 della scala Richter ha devastato la capitale, una metropoli da due milioni d’abitanti, e altri centri urbani limitrofi come Leogane e Carrefour facendo oltre 250.000 vittime e obbligando centinaia di migliaia di sfollati e senzatetto a vivere per la strada o in tendopoli “provvisorie”.

India - Distrutta una coltivazione Ogm di riso

I contadini distruggono il raccolto di riso transgenico a Hadonahalli

BANGALORE: una varietà di riso transgenico, attualmente in sperimentazione presso il Vignan Krishi Kendra dell'Università degli Studi di Scienze Agricole (UAS) in Doddaballapur, è stato distrutto dai contadini, questo mercoledì.
Un gruppo di contadini armati di falce, della Rajya Karnataka Raitha Sangha (KRRS), ha fatto irruzione nei 30 acri di terreni a KVK Hadonahalli, dove il riso ibrido Seed Production Technology (SPT) sviluppato da DuPont era in fase di “prove di selezione” in una area di un ettaro, e hanno distrutto tutto.
Circa 30 attivisti sono entrati nel recinto di un ettaro ale 8 del mattino e hanno distrutto il raccolto in circa un'ora, prima dell'arrivo della polizia.

Haiti - Manifestanti contro caschi blu: un morto

Scontri ad Haiti fra manifestanti e caschi blu dell'Onu: un morto. E' accaduto questa mattina a Cap-Haïtien, la seconda città in ordine di importanza dell'isola caraibica. Le truppe della United Nations Stabilization Mission in Haiti (Minustah) hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla che stava rispondendo con pietre e con blocchi stradali. Le dimostrazioni di piazza sono scoppiate per l'enorme malcontento fra la gente stremata dalle continue emergenze sanitarie e ambientali che sono seguite al devastante terremoto di un anno fa. L'ultima è l'epidemia di colera che sta mietendo numerose vittime. Il conto è salito a novecento morti. Le forze Onu hanno comunque collegato le proteste anche alle imminenti elezioni. Alcuni cittadini hanno accusato i caschi blu del Nepal dell'epidemia e hanno scagliato tutta la loro rabbia contro gli uomini in unifrome. E' la prima volta dopo cento anni che si registra il colera nel paese. Ma le Nazioni Unite continuano ad affermare che non ci sono prove di questo e l'esercito nepalese ha più volte spiegato che nessuno dei suoi uomini è coinvolto.

giovedì 18 novembre 2010

Cancun siamo noi, qui e ora

A dicembre a Cancun, in Messico, si discute di clima nella conferenza Cop- 16 delle Nazioni Unite. Un'occasione per i movimenti che immaginano una società diversa e che vogliono difendere i beni comuni naturali e il comune artificiale.

di Luca Tornatore

 A dicembre a Cancun si svolgerà il COP-16, la sedicesima «conferenza delle parti» delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Così come a Copenhagen e nei precedenti rounds, in Messico l’oggetto della discussione sarà sostanzialmente la governance dell’energia. Si tratterà, attraverso l’architettura di un nuovo mercato delle emissioni [Kyoto va in scadenza senza aver ottenuto altro risultato che un fiorente commercio di crediti di CO-2 equivalente], di stabilire gli equilibri che determineranno chi, come, dove, quando e quanto potrà produrre energia, e appropriandosi di quali sorgenti primarie.

martedì 16 novembre 2010

Brasile - Le Farc si appellano a Dilma Rousseff

di Stella Spinelli
Il gruppo guerrigliero colombiano ha scritto al presidente brasiliano per invitarla a mediare per la pace, adducendo il dialogo quale unica uscita al conflitto armato

"Dalle montagne della Colombia [...] ci permettiamo di partecipare alla giustificata allegria del grande popolo di Luis Carlos Prestes, difronte al fatto rilevante di avere per la prima volta nella storia del Brasile un presidente donna. Una donna da sempre legata alla lotta per la giustizia. Presidente Dilma, a voi va il nostro plauso e il nostro riconoscimento". Con queste parole le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno inviato la loro missiva alla nuova inquilina del Planalto, Dilma Rousseff, facendo riferimento al suo passato di combattente contro la dittatura militare. È a lei che la guerriglia colombiana, invischiata in una guerra civile da oltre 40 anni, si rivolge chiamandola a mediare, a farsi portavoce di "un’uscita politica al conflitto interno della Colombia".

Israele - Una nuova “TAV” made in Italy tra Gerusalemme e Tel Aviv.

Israele si appresta a compiere un grande passo per modernizzare la sua rete di infrastrutture: una linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme. Se tutto và secondo progetto dal 2016 la linea A1 permetterà ai cittadini dello stato che ama definirsi ebraico e democratico di spostarsi tra le due pià grandi città dell’area in soli 28 minuti, contro i 90 necessari con la ferrovia attualmente in servizio. Un’ altra differenza tra la linea attuale, che si trova interamente in territorio israeliano, e quella in costruzione è nel percorso che stavolta attraverserà in due punti i Territori Occupati Palestinesi. 6 km di ferrovia che avranno un impatto pesantissimo sulle tre comunità palestinesi che vivono nelle aree attraversate dalla nuova meraviglia tencologica che si è deciso di costruire sulle loro terre. “Noi, la popolazione di Beit Surik, non vogliamo che la ferrovia sia costruita sulla nostra terra. Riteniamo che sia di importanza fondamentale l’appoggio dei popoli del mondo al nostro diritto di decidere come vogliamo usare la nostra terra, e chiediamo che ci aiutino a cambiare il percorso di questa ferrovia.” ha dichiarato Abu Shadi, leader del comitato popolare di Beit Surik, uno dei tre villaggi colpiti, alle ricercatrici della Coalition of Women for Peace, la ong israeliana che ha stilato un dettagliato rapporto sul progetto rendendo noto tra l’altro che l'Impresa Pizzarotti di Parma è tra le aziende straniere delegate dal governo israeliano a costruire la ferrovia, i lavori preliminari per scavare i tunnel in territorio palestinese sono già cominciati. Nell’ambito della maratona mediatica dell’ Anti Apartheid Week noi abbiamo intervistato Dalit Baum, autrice del rapporto e coordinatrice del progetto Who Profits from the Occupation: