venerdì 26 marzo 2010

Argentina - La Rioja: no all’impresa mineraria cinese

Revista MU - lavaca.org

"Abbiamo cacciato la Barrick, ora tocca ai cinesi" dice il comunicato diffuso in ogni luogo dai cittadini di Chilecito, Famatina y La Rioja Capital, e arrivato per mail all’agenzia di informazione ’lavaca’. La strana apparizione a Chilecito di tre fuoristrada della Segreteria Mineraria riojana, che trasportavano due signori di origine cinese, unita all’atteggiamento enigmatico di tutto il gruppo, ha provocato un automatico tam-tam delle assemblee riojanas, che hanno deciso di realizzare un blocco stradale nel tragitto verso la Mina El Oro, per ostacolare, preventivamente, il passaggio di veicoli verso questa zona.

Sorrisi e sospetti
Giovedì 18 di marzo sono stati trovati funzionari minerari che facevano da autisti, accompagnando dei cittadini cinesi. Si sono fermati in un supermercato. Tutti (funzionari e cinesi), sorridevano senza volere rivelare che cosa stessero facendo da quelle parti. La gente del negozio si è messa in contatto con l’Assemblea Cittadini per la Vita. Lo stesso giovedì sera c’è stata una riunione delle comunità della zona. E questo venerdì 19 alle 18 è iniziato il blocco della strada, a 1.000 metri di altezza, per 48 ore.
Marcela Crabbe, attivista dell’assemblea, ha spiegato a lavaca: "Facciamo questo durante il fine settimana, ma cercheremo di incrementare l’estensione della misura a quattro giorni, per una settimana, fino a farlo in modo permanente se necessario, per avere la certezza che non incomincino con le esplorazioni. Non daremo loro il tempo."
Nello stesso modo abbiamo cominciato il blocco a Peñas Negras, verso il Famatina, che ha appena compiuto tre anni e ha bloccato l’impresa mineraria Barrick Gold, di capitale vario ed apparenza canadese.
I cittadini di Chilecito hanno percepito il dato della presenza cinese, con la costruzione di una nuova strada verso Mina El Oro e vaghi annunci del governo provinciale, in linea con quello nazionale, su progetti minerari in zona: "La strada l’hanno fatta in meno di un mese" dice Marcela Crabbe, stupita difronte a tanta efficienza in un’opera pubblica. In gennaio il governo aveva firmato accordi minerari con i cinesi.
"E per di più, casualmente, passa vicino a due proprietà del segretario di Settore Minerario provinciale, Óscar Lhez." Una di quelle proprietà è di tipo turistico e l’altra è una miniera, La Georgette, visto che Lhez organizza esplorazioni. In un simpatico blog di escursioni 4×4 si informa che "Oscar è proprietario del Cerro Negro dove si trova la Mina El Oro."

Verso il blocco
I cittadini di Chilecito hanno organizzato carovane di andata e ritorno per andare fino alla zona del blocco, nel Cuesta del Pique, vicino a Guanchín. "Quello che noi vogliamo” informa Marcela Crabbe "è che fermino qualunque progetto minerario nella zona, e che ci restituiscano la legge 8137 che proibisce le miniere a cielo aperto".
Questa legge ha una storia meritevole di analisi politica e/o psicopatologica. E’ stata approvata nel 2007 come risposta di fronte al blocco di Peñas Negras e alle richieste delle diverse assemblee riojanas. L’allora vicegovernatore e capo della legislatura, Luis Beder Herrera, ha promosso questa legge come parte delle sue lotte contro il nemico principale, l’allora governatore Ángel Mazza (che a sua volta era stato Segretario del Settore minerario di Menem ed autore delle leggi pro minerarie degli anni 90). Caduto Mazza, Beder Herrera ha assunto il governo. Dopo poco ha abrogato quella stessa legge, girando la sua posizione dalla parte opposta, più pro mineraria del suo predecessore.

La legge dei media
"L’altro problema è che qui tutti i mezzi sopravvivono con il modello pubblicitario ufficiale, per cui è proibito parlare del settore minerario, a meno che non ne parli bene. E tanto meno possono informare sulle assemblee" spiega Marcela, cosa che d’altra parte succede in linea con la politica del governo nazionale, visibilmente sostenitore dei progetti minerari, e che ha messo il veto, attraverso la presidentessa Cristina Fernández, alla legge26.418, di protezione dei ghiacciai. In questo argomento non si percepisce opposizione, "media contro governo" secondo le polarizzazioni di questi tempi.
"Nel frattempo tutte le comunità continuano a lavorare in rete, per essere attente a qualunque movimento minerario. Non li lasceremo passare", annuncia Marcela, nella strana posizione di una comunità che deve difendersi non solo dalle imprese, bensì da chi si suppone che siano i propri rappresentanti. Nel contempo, le assemblee incominciano a funzionare come un meccanismo di partecipazione più diretto e democratico dei cittadini, benché i media ed i politici, tutti uniti le ignorino.
Il lavoro in rete ha permesso, per esempio, che gli abitanti di Chilecito abbiano fermato in gennaio il passaggio dei veicoli di un’altra impresa mineraria, la Yamana Gold, che sta cercando di stabilirsi a Esquel (Chubut), a dispetto del plebiscito che ha respinto il settore minerario, e a Andalgalá, dove la prepotenza di Yamana, unita a quella della polizia locale ed i funzionari politici e giudiziali, sono stati motore della repressione alla comunità e della successiva sommossa avuta in questa città catamarqueña. Anche Yamana Gold è di apparenza canadese.

Autografi cinesi, Ande canadesi
L’antecedente di quello che succede nella Mina El Oro si può trovare in gennaio. Il governo nazionale, impermeabile alle richieste delle comunità che non concedono licenza sociale al settore minerario, ha firmato un accordo con diverse imprese cinesi, firmato dal Segretario del Settore minerario Jorge Mayoral. E’ stato nel segno di un incontro realizzato in Cina, chiamato "Settore minerario Argentino: Opportunità di Investimento".
Le imprese cinesi sono ancora abbastanza misteriose per il pubblico profano. Secondo la pagina della propria Segreteria, Betec Group Pr, per esempio, ha firmato l’accordo per realizzare lavori in La Rioja, e quello è uno degli elementi che allarma gli abitanti.
Ma c’è dell’altro. Nel caso dell’impresa MCC, il suo rappresentante Yon Wang Guang ha posto l’autografo assieme a Óscar Azcurra, titolare della statale sanjuanina IPEEM. (Dettagli: bisogna ricordare che in febbraio ultimo il governatore sanjuanino José Gioja ha attraversato la Cordigliera a cavallo, trasportando le bandiere argentina, cilena e la canadese. Nel proprio blog di Gioja joseluisgioja.wordpress.com appare la foto e si spiega che della comitiva facevano parte tra gli altri, un ex rugbista, l’ambasciatore del Canada e 28 gendarmi. Le pagine web ambientaliste titolarono: "Questo è troppo." In San Juan si porta a termine il progetto binazionale argentino-cileno Pasqua Lama, che in realtà sta in mani di una impresa canadese: ancora una volta Barrick Gold. Nella traversata non si è vista la presenza di simboli patriottici cinesi, che magari avranno lasciato per la prossima).

Capitalismo comunista
Continuando con le imprese cinesi, Jilin Dequan Cement Group, ha firmato un accordo con un’impresa presentata dal governo come "jujeña" (della provincia Jujuy), chiamata Minera Jinding (la ricerca di dati su tutti questi marchi è un tantino labirintica). Un altro caso strano è quello dell’accordo minerario jujeño con San He Hopefull Grain & Oil Group Co. Ltd, impresa cinese che in realtà era stata conosciuta come consociata al gruppo SOCMA di Franco Macri nella ferrovia Belgrano Cargas, ed è una delle principali importatrici cinesi di soia argentina, benché sembri avere incorporato il settore minerario come un’altra industria estrattiva nel suo menù di opzioni. Il capitalismo comunista, o viceversa, non è molto chiaro al riguardo.
Nel caso riojano, gli abitanti si riuniranno, dopo l’esperienza di questo fine settimana, per definire la continuità della misura. Se continua l’attuale stato delle cose, il prossimo fine settimana bloccheranno la strada per quattro giorni. Marcela: "Il paesaggio è tanto bello, i versanti, le montagne, che è un piacere stare qui. E ti rafforza nell’idea di difendere l’acqua, l’aria e la terra."