domenica 14 marzo 2010

Belo Monte: il ritorno trionfante della dittatura militare?

Il progetto di costruzione della Centrale Idroelettrica di Belo Monte arriva dalla dittatura militare degli anni 70

di Leonardo Boff

 Il Governo Lula ha meriti innegabili sulla questione sociale, ma sulla questione ambientale è di una incoscienza e di un'arretratezza eccessiva. Analizzando il Programma di Accelerazione della Crescita (PAC) abbiamo l'impressione di essere rimasti alsecolo XIX. É la stessa mentalità che guarda alla natura come riserva di risorse, base per progettare progetti faraonici, portati avanti a ferro e fuoco, dentro un modello di crescita oltrepassato che favorisce le grandi imprese a costo della devastazione della natura e della creazione dimolta povertà.

Questo modello, ormai messo in discussione in tutto il mondo per il suo destabilizzare il pianeta, è assunto dal PAC senza alcuno scrupolo.
Il dialogo con le popolazioni colpite e con la società è stato sprezzante. Impera la logica autoritaria; prima si decide , poi si fa una consultazione pubblica. E' esattamente questo che sta avvenendo col progetto di costruzione della Centrale Idroelettrica di Belo Monte nel fiume Xingu nello Stato del Pará.
Tutto sta andando a rotoli, si occulta l'importante parere114/09 del dicembre 2009, emesso da IBAMA (l'organo che si occupa delle questioni ambientali) contrario alla costruzione della centrale, l'opinione della maggioranza degli ambientalisti nazionali e internazionali, che dicono che il progetto è un grave equívoco con conseguenze ambientali imprevedibili.
Il Ministero Pubblico Federale che aveva iniziato i tentativi di bloccarlo, portando la questione ai forum internazionali, è stato costretto dall'Avvocatura Generale dell'Unione (AGU), con l'appoggio pubblico del Presidente, a mettere sotto processo i procuratori e i promotori di queste azioni per abuso di potere.
Questo progetto arriva dalla dittatura militare degli anni 70. Sotto la pressione degli indigeni appoggiati dal cantante Sting in sintonia con il cacicco Raoni venne vietato nel 1989. Ora, con una licenza preventiva concessa il 1º Febbraio, il progetto della dittatura può tornare trionfalmente, presentato dal Governo come la maggiore opera del PAC.
In questo progetto tutto è megalomane: l'inondazione di 51.600 ha di foresta, con uno specchio di acqua di 516 km2, la trasposizione del fiume con la costruzione di due canali di 500m di larghezza e 30 km di lunghezza, lasciando 100 km di letto a secco, sommergendo la parte più bella dello Xingu, la Volta Grande e un terzo di Altamira, con un costo tra i 17 e 30 miliardi di reais, sloggiando circa 20 mila persone e portando a lavorare circa 80 mila persone per produrre 11.233 MW di energia nel periodo di piena (4 mesi) e solamente 4 mila MW nel resto dell'anno, per trasportarla fino a 5 mila km di distanza.
Questo gigantismo, tipico di menti tecnocratiche, rasenta l'insensatezza, mentre, data la crisi ambientale globale, tutti raccomandano opere minori, che valorizzino matrici energetiche alternative, basate su acqua, vento, sole e biomassa. E tutto questo lo abbiamo in abbondanza.
Considerando le opinioni degli specialisti possiamo dire: la centrale di Monte Belo é tecnicamente sconsigliabile, esageratamente cara, ecologicamente disastrosa, socialmente perversa, perturbatrice della foresta amazzonica e una aggressione al sistema-Terra.
Questo progetto si caratterizza per la mancanza di rispetto per le decine di etnie indígene che lá vivono da migliaia di anni e che non sono state ascoltate, per il disprezzo della foresta amazzonia la cui vocazione non è produrre energia elettrica, ma beni e servizi naturali di grande valore economico; disprezzo dei tecnici dell' IBAMA e degli altri scienziati contrari; disprezzo verso la coscienza ecologica che chiede estrema attenzione per le foreste; disprezzo al Bene Comune della Terra e dell'umanità, la nuova centralità delle politiche mondiali.
Se ci fosse un Tribunale Mondiale dei Crimini contro la Terra, come è nei progetti di un gruppo altamente qualificato che studia su richiesta dell'ONU sotto il cordinamento di Miguel d'Escoto, ex-Presidente dell' Assemblea (2008-2009), sicuramente i promotori della centrale idroelettrica di Belo Monte sarebbero nel mirino di questo tribunale.
C'è ancora tempo di bloccare questa mostruosità, perchè ci sono alternative migliori. Non vogliamo che si avverino le parole del vescovo Dom Erwin Kräutler, difensore degli indígenas e contrario a Belo Monte: "Lula entrerá nella storia come il grande depredatore dell'Amazzonia e il becchino dei popoli indigeni e degli abitanti lungo lo Xingu".