venerdì 5 marzo 2010

La Crisi vista dalla Cina

L'economia del gigante asiatico in un mondo stretto dal debito

La rubrica dalla Cina di Paolo Do

L`importanza del ruolo della Cina sembra essere stato riconosciuto anche dal FMI che ha ufficializzato la decisione,  la scorsa settimana, di conferire a Zhu Min, ex vice governatore della banca centrale Cinese, la posizione di consigliere speciale di questa stessa istituzione. Un annuncio, questo, che non solo segna il protagonismo delle nuove economie e una nuova geografia della globalizzazione, ma fa dello stesso Zhu un possibile candidato alla guida del FMI in un prossimo futuro.

Lo stimolo economico lanciato da Beijing per scongiurare la recessione sembra aver funzionato fin troppo bene, con un Pil attestato all’8,7% lo scorso anno, ben al di sopra anche delle aspettative dello stesso partito. Ma scongiurare  è in un certo qual modo anche anticipare: bolla immobiliare, eccedenza produttiva e di investimenti solo le tre questioni scottanti che la Cina ha messo, fin da subito, nella agenda delle priorità per il nuovo anno. Quello che abbiamo imparato in questi anni infatti è che la crisi fa parte del ciclo economico del capitale globale e finanziario. E la Cina, sempre più integrata in questo tipo di circuiti, non fa di certo eccezione.
L`economista Kenneth Rogoff, in un recente forum tenutosi a Tokio, ha esordito il suo intervento chiedendosi in quale settore, nel decennale ciclo espansivo della economia cinese, prenderà piede la crisi. Una breve seppur violenta battuta di arresto che solo allora ci mostrerà, secondo l`economista di Harvard, quale sia il peso e l’importanza della economia del Regno di mezzo.
Nel contempo il debito della Grecia è stato quantificato in qualcosa come 298.5 bilioni di euro: cinque volte più della Russia al tempo del suo collasso nel 1998 e della Argentina nel 2001. Nella regione del pacifico le cose non sono più rosee per il Giappone, con l`unica eccezione che, nel Sol Levante, oltre il 90% dei bond di stato sono in mano al risparmio domestico.
In una situazione cosi incerta, è ovvio che un contraccolpo nella economia asiatica avrà conseguenze pesanti tanto a livello regionale che globale in una recovery segnata da rischi di default nazionali e una debole, se non debolissima, crescita in molti paesi.
Ma per la Cina, la scommessa più grande arriva proprio con l`anno della tigre: Pechino sarà in grado di far fronte ad una crisi che sembra essere stata creata, ironicamente, dal suo stesso successo nello scongiurare quella precedente?