martedì 16 marzo 2010

Israele, il giorno della collera

Usa e palestinesi infuriati dopo le dichiarazioni di Netanyahu su Gerusalemme Est, dove palestinesi si sono scontrati coi poliziotti israeliani

di Luca Galassi

Il giorno dopo le insolenti dichiarazioni del Primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ("continueremo a costruire insediamenti come abbiamo fatto negli ultimi 42 anni"), gli Stati Uniti sospendono la visita dell'inviato speciale in Medio Oriente, George Mitchell.
La Casa Bianca vuole risposte, pena la definitiva cancellazione della missione di Mitchell e l'ulteriore aggravamento di una crisi che in questi giorni ha fatto toccare ai rapporti tra i due Paesi il minimo storico.
L'alta tensione e' iniziata alla vigilia della visita del vice-presidente Joe Biden, con l'annuncio della costruzione di 112 nuove case, proseguita durante i colloqui tra Biden e Netanyahu con la presentazione di un piano per edificare 1.600 unita' abitative e ha raggiunto il suo apice con il Primo ministro israeliano che ha deciso di gettare la maschera sulle reali intenzioni del suo governo, ostaggio sempre di piu' della destra e della lobby dei coloni. Non e' solo a rischio il processo di pace, ma un'intero quadro di relazioni diplomatiche e di equilibri geopolitici che, con la mediazione Usa e l'avallo dei palestinesi dopo un anno di stallo, si stavano faticosamente ricreando.
Mentre nei giorni scorsi il protocollo imponeva a Biden di fare buon viso a cattivo gioco, oggi l'amministrazione Obama ha deciso di lanciare un chiaro messaggio agli israeliani, e l'inviato speciale Mitchell verra' convocato dal Segretario di Stato Usa Hillary Clinton per discutere alla Casa Bianca la delicata questione mediorientale. Washington terra' Mitchell 'in attesa' fino a quando Tel Aviv non avra' convinto gli americani dell'impegno concreto a favore del dialogo. Questo potra' avvenire solo se il progetto delle 1.600 case a Ramat Shlomo verra' sospeso e se Netanyahu fara' un 'gesto concreto' verso i palestinesi, dichiarando che tutte le materie 'calde' del conflitto mediorientale, incluso lo status di Gerusalemme, verranno incluse nei prossimi colloqui.
La posizione di Netanyahu ha acceso la miccia della protesta palestinese. Manifestanti palestinesi e poliziotti israeliani si sono scontrati nella mattinata in varie zone di Gerusalemme Est, nel giorno in cui il movimento islamico Hamas ha proclamato'la giornata della coller' per protestare contro le 'provocazioni' di Israele. I principali scontri sono avvenuti nel campo profughi di Shuafat e all'entrata della localita' di Isawie, dove giovani manifestanti palestinesi hanno lanciato pietre agli agenti. La polizia ha reagito sparando proiettili di gomma, granate stordenti e gas lacrimogeni. Scontri analoghi sono scoppiati anche in altre zone di Gerusalemme Est, nelle cui strade la polizia ha schierato 3mila agenti, che controllano anche gli accessi alla citta' per impedire che i palestinesi di cittadinanza israeliana residenti in Galilea arrivino a dare man forte ai manifestanti.
La polizia da cinque giorni ha bloccato gli accessi alla Spianata delle Mosche e ha rafforzato le misure di sicurezza in tutti i quartieri della Citta' Santa, in previsione delle violenze annunciate dal governo di Hamas in segno di protesta anche per l'inaugurazione di una storica sinagoga nel quartiere ebraico della Citta' Vecchia di Gerusalemme: si tratta della 'Hurva' (rovina, in ebraico), una sinagoga inaugurata nella notte dopo esser stata ricostruita per la terza volta negli ultimi 250 anni.

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