venerdì 19 marzo 2010

Assentamentos urbanos a San Paolo

La Comuna Urbana è il primo assentamento urbano del Movimento dei Sem Terra. Il primo di una lunga serie?
di Serena Corsi

Potrebbe essere il futuro, o uno dei futuri possibili, del Movimento dei Sem Terra: accanto alle migliaia di assentamentos rurali, assentamentos urbani. Accompagnare nella lotta per un'abitazione dignitosa, ma in città, i milioni di favelados del paese, come fa già l'UMM (Uniao dos Movimentos pela Moradia) .
La prima esperienza urbana del MST è nata in un municipio satellite di Sao Paulo, Jandira: si chiama Comuna Urbana Dom Helder Camara ed è nata grazie all'ostinazione di un missionario reggiano da decenni in Brasile, Gian Carlo Pacchin, e del MST di Sao Paolo.

La Comuna Urbana è la seconda vita di una favela, Vila Esperança. E la vita di Vila Esperança fu breve e, diaciamo così, intensa. All'inizio degli anni '90 i venditori ambulanti che distribuivano per qualche spicciolo sigarette e caramelle sulla linea ferroviaria Barra Funda-Itapevì misero gli occhi su quella porzione di terra che separava la ferrovia dal torrente, nel municipio di Jandira. Si misero insieme e la occuparono. 

Vila Esperança
Arrivarono centinaia di nuovi occupanti in pochi mesi. La favela si arrampicava sulle sponde di un torrente di città, di quelli che a ogni pioggia si gonfiano e allagano tutte le baracche portandosi via le più fragili. Era un aspetto cui al momento dell'occupazione nessuno aveva pensato. Dopo la prima piena si ritrovarono tutti a dormire sul tetto della stazione dei treni. E così per anni, a ogni pioggia torrenziale di quelle che periodicamente funestano Sao Paolo. Finchè il sole non tornava a seccare il fango e a far riaffiorare le bambole, sulla testa delle quali si tornava a costruire un tetto per l'ennesima volta.
La vera calamità per Vila Esperança, comunque, non fu la vicinanza del fiume. Ma l'ingresso del narcotraffico e, con lui, di un autentico arsenale di guerra distribuito tra le due fazioni che presto si crearono per il controllo dello spaccio di droga. “Io abitavo nel mezzo, in una zona non controllata definitivamente dagli uni nè dagli altri” racconta Mainha, che cresce sette nipoti nella sua baracca dopo aver cresciuto sette figli, dei quali alcuni sono morti complice alcool e il narcotraffico. “Abbiamo vissuto per anni schivando pallottole vaganti. Una volta sono tornata a casa del mercato e ho trovato un bandito che, per scappare ai rivali o alla polizia, mi si era nascosto sotto al letto”. Erano tre o quattro la settimana i cadaveri che, buttati nel torrente, si incastravano nelle palafitte più in basso dopo le piene.

Un nuovo inizio
La proposta del MST e di Giancarlo, quella di costruire un nuovo quartiere per offrire case dignitose agli abitanti di Vila Esperança grazie a un fondo previsto dal governo di Sao Paulo, passava per una condizione sine qua non: il traffico fuori dalla favela. Lo scetticismo iniziale degli abitanti si dileguò man mano che il progetto prendeva corpo e si concretizzava la possibilità di ricevere il finaziamento, che fu officialmente concesso nell'aprile 2006.
“Il processo di costruzione è contemporaneamente un processo di formazione politica”racconta Wesley, 26 anni, uno dei coordinatori della Comuna. “Ci siamo liberati dal narcotraffico, quelli che partecipavano di una o dell'altra fazione oggi sono tutti militanti sem terra”. E lavorano fianco a fianco nella cooperativa che è stata creata ad hoc per costruire il quartiere, sotto la supervisione di Usina, un collettivo di architetti vicino ai movimenti sociali e che si occupa di proporre una nuova visione urbanistica: tanti spazi comuni, comunitari e il minor impatto possibile sul contesto. Tanto che, appena possibile, oltre agli alloggi saranno costruiti una panetteria comunitaria, una sartoria per donne disoccupate, un laboratorio di produzione audiovisivi per i giovani e una sala per l'immancabile scuola di samba. “Crediamo nel potenziale trasformatore delle nuove comunità di assentados” racconta Leslie, di Usina.